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Nietzsche


Ha influenza nella cultura occidentale, ha fornito spunti ad autori del tempo. È nato a Roecken nel 1844. Il padre era un pastore luterano che muore quando lui era ragazzo, per cui vivrà tutta la sua vita con la madre e la sorella che sono due figure ingombranti nella sua vita. È un ragazzo geniale e la genialità la dimostra già dal liceo che ha frequentato a Pforta (durissimo) e ha dimostrato la sua grande competenza.
Poi frequenta l’università a Bonn e a Lipsia e a soli 24 anni è professore ordinario di lingua e letteratura greca all’università di Basilea. Però nella sua vita c’è un’ombra perché soffre di un disturbo psichico che lo porterà alla follia. Sulle cause di questo disturbo sono state avanzate diverse ipotesi. La prima ipotesi è che lui si sia ammalato di sifilide in una gita con amici nell’unica frequentazione di una casa di tolleranza. In quel periodo non c’erano cure adeguate. Questa ipotesi è stata messa in discussione da altri critici che ritengono che lui soffriva di un tumore cerebrale che nelle prime fasi era più benigno. Alcuni hanno detto che aveva una malattia ereditaria perché anche il padre era morto a causa di forti emicranie e degenerazione mentale. Queste emicranie lo portano ad abbandonare l’insegnamento e deve vivere con una pensione che prende da giovanissimo. I medici gli consigliano di vivere in località rilassanti e di passare il suo tempo con attività che non richiedevano sforzi cerebrali. Vive per molto tempo a Santa Margherita Ligure, in Svizzera a Sins Maria. Lui però scrive moltissimo. Ha pochi amici, perlopiù storici tra cui Wagner (musicista). Nella sua vita un incontro importante è con una giovane intellettuale russa, Lou Salomè, molto intelligente e molto anticonformista: donna libera che ha avuto altre relazione. Lo conosce tramite un amico Paul Rée. Nietzsche resta folgorato da lei che diventa l’amore della sua vita e la vorrebbe sposare. Però lei è contraria al matrimonio, è a favore di una convivenza basata su una consonanza di idee. Quindi gli propone una convivenza a tre: lei, l’amico e lui. Questa convivenza desta molto scandalo e la madre e la sorella vogliono allontanarlo da lei perché pensano che abbia un’influenza nefasta sul figlio. La sorella la voleva addirittura denunciare. Però lui resta sempre legato a lei e fanno un viaggio insieme e dopo il viaggio le richiede di nuovo di sposarla, ma lei rifiuta, lui si allontana e lei resta con Paul e poi avrà altre relazioni, anche con Freud. Resta deluso e continua la sua vita a scrivere. Le sue condizioni si aggravano e le condizioni psichiche si accentuano fino a portarlo alla follia: è una sindrome non inquadrabile a livello scientifico ed è bipolare perché lui alternava momenti di eccitazione a momenti di depressione, a tratti schizofrenici e paranoidi. È una follia completa. L’ultima fase della vita vive a Torino (dove ci sono ancora le tracce del passato nietzschiano: caffe dove lui ha scritto opere) e in questo periodo lui pensava di essere un cavallo. C’è un episodio in cui lui affacciato alla finestra vede il cocchiere che frusta il cavallo, lui scende e abbraccia il cavallo, piange. In questa fase manda lettere ai suoi amici che vengono chiamate lettere della follia. Gli amici lo vanno a prendere e lo ricoverano a Basilea in una clinica psichiatrica. Viene assistito dalla sorella che nell’ultimo periodo se lo porta a casa. Muore il 25 agosto 1900 di polmonite. Nell’ultima fase della sua vita c’è uno sguardo assente (a differenza dell’altra fase della sua vita). Nell’ultima fase della sua vita non scrive più, aveva lasciato cose che avrebbe dovuto pubblicare nell’opera “Volontà di potenza”, la sorella Elisabeth che era nazionalista voleva fare del fratello un teorico del nazionalismo tedesco, e ha manipolato gli scritti del fratello e per un bel po’ è stato visto come il teorico del nazismo. Due critici italiani, Colli e Montinari, hanno avviato un’operazione di epurazione di questi scritti e hanno evidenziato le aggiunte della sorella e non scritte da Nietzsche che hanno portato un fraintendimento della filosofia di Nietzsche. Però non tutti sono d’accordo: Maurizio Ferrari che dice che la sorella era un parafulmine, ma quelle cose le ha scritte veramente Nietzsche. Nella sua filosofia non ci sono messaggi politici, anche se degli elementi antidemocratici nella sua filosofia ci sono, però ha scritto in una visione filosofica. La sua produzione letteraria è vastissima e la critica le ha divise in varie fasi:
1) Fase giovanile e fase romantica e scrive: nascita della tragedia, considerazioni inattuali
2) Fase illuministica e della filosofia del mattino: aurora, la gaia scienza
3) La filosofia del meriggio e mezzogiorno: “così parlò Zaratustra”
4) Filosofia del tramonto: e scrive genealogia della morale, l’anticristo, al di là del bene e del male
La sua filosofia è antisistematica (la filosofia tedesca è essenzialmente sistematica, cioè i filosofi ritengono che la complessità della vita e del mondo può sempre essere spiegata a livello razionale, le leggi della ragione posso collocare al posto giusto e spiegare ogni aspetto della realtà) perché lui ritiene che il mondo, che è complesso, contraddittorio, senza senso, non può essere racchiuso in una struttura razionale, cioè non può essere colto completamente in maniera razionale. Anche lui, essendo un filosofo del sospetto come Marx e Schopenauer, vuole smascherare tutto ciò che appare logico, razionale, ordinato, cioè vuole dimostrare che al di sotto di questo ci sono delle pulsioni nascoste, inconsce che sono quelle che determinano i movimenti fondamentali della nostra vita. Vuole smascherare ciò che si nasconde dietro la sfera cosciente, perché la ragione nasconde queste pulsioni. Anche l’esposizione letteraria è diversa: i filosofi sistemici prediligono la trattazione perché il trattato esprime un ordine; lui dicendo che il mondo è senza senso, la realtà è disarmonica, disarticolata e anche l’esposizione della sua filosofia deve sintonizzarsi con questa modalità. Lui scrive in aforismi (è come se il pensiero rispecchia una frattura, si interrompe perché la realtà è disarticolata e il pensiero rispecchia la realtà, che è frantumata, come se ci fossero interruzioni), fa ricorso a metafore, simboli (siumbolon: ciò che racchiude in sé tante cose) che vanno interpretati. La filosofia di Nietzsche va interpretata perché fatta di metafore, simboli, è come un sogno. Le interpretazioni sono molto diverse e lui sa che i suoi scritti non sono accessibili a tutti e lo fa perché lui vuole selezionare il suo pubblico, non si vuole rivolgere a tutti; solo chi gli è affine si può avvicinare ai suoi scritti, chi è capace di capirlo di sintonizzarsi perché lui dice “ci sono delle verità profonde che o le capisci o le cogli”. È chiamato anche filosofo del martello perché lui critica l’intera civiltà occidentale perché ritiene che essa sia andata edificando su delle ipocrisie, menzogne, valori assoluti che schiacciano l’uomo e dunque il prodotto, cioè l’uomo, generato da queste civiltà è un uomo antivitale, regredito; quindi si tratta di martellare, mettere in discussione i fondamenti dell’intera civiltà occidentale. C’è una potente carica distruttiva nichilista nella sua filosofia e lui dice “distruggere idoli è il mio mestiere, conosco la gioia di distruggere”. Potrebbe sembrare solo nichilista, ma nel nichilismo nietzschiano ci sono diversi aspetti: non c’è solo quello che i critici chiamano nichilismo passivo cioè una critica, una presa di distanza dalle menzogne millenarie e lui dice: la mia verità è spaventosa perché fino ad ora si era chiamata verità la menzogna e quindi si tratta di rovesciarla, distruggerla; ma c’è un nichilismo attivo, cioè distruttore ma che deve portare a costruire qualcosa di nuovo a spalancare nuove porte all’umanità. Infatti con Nietzsche si afferma una nuova figura di filosofo, il filosofo messaggero (angelos), cioè quello che ci porta una nuova novella. Quindi si tratta non solo di distruggere, ma di costruire, aprire le porte a un nuovo tipo di uomo, portare un nuovo tipo di messaggio tanto che lui riprende una figura con cui si identifica: Zaratustra (profeta, riformatore religioso vissuto in Persia verso il milleseicento a. C. e si basava sul manicheismo, che deve annunciare una nuova novella all’umanità). Lui dice: “io vengo a contraddire come mai si è contraddetto. Ma attenzione non sono uno spirito negatore, io sono un lieto messaggero, quale mai si è visto. Conosco compiti di un’altezza tale che finora è mancato anche il coraggio per definirli. Solo a partire da me ci sono nuove speranze. Conosco la mia sorte, sarà legato al mio nome il ricordo di qualcosa di enorme, una crisi quale mai si è vista sulla terra, la più profonda collisione della coscienza. Vi porterò una decisione evocata contro tutto ciò che finora è stato creduto preteso consacrato. Io non sono un uomo, sono una dinamite”. La nuova novella a cui ci richiama: “vi scongiuro, siate fedeli alla terra”, cioè l’uomo deve essere fedele alla vita terrena, perché non c’è un’altra vita, l’uomo ha solo questa vita, una vita terrena; quindi è un invito all’uomo a vivere pienamente la sua esistenza terrena (non date retta a quelli che vi parlano di speranze ultraterrene, sono dei manipolatori); siate fedeli al corpo, agli istinti, non vi dovete vergognare dei vostri istinti, delle vostre passioni, perché l’uomo è corpo e soltanto corpo, l’anima è solo una parola per indicare una parte del corpo, non c’è altra dimensione nell’uomo se non la corporeità. Lui dice: “l’uomo è come un albero, se l’uomo si vuole elevare con i rami raggiungere la luce, deve affondare saldamente le radici nel terreno”.

La nascita della tragedia


Con questa opera inizia la sua filosofia. È stata nella prima fase che è definita romantica perché valorizza l’arte perché vede nell’opera artistica uno strumento attraverso cui si può cogliere il senso profondo della vita, quindi è qualcosa che interessa anche il filosofo perché Nietzsche dice che l’artista quando crea l’opera d’arte, crea sicuramente una dimensione che procede parallelamente alla vita reale; però nell’arte, l’artista riesce a esprimere pienamente quelle pulsioni profonde dell’uomo che nella vita reale restano nascoste, anche se sono esse che determinano le scelte della nostra vita, i nostri comportamenti, i movimenti fondamentali della nostra vita, quindi studiare l’arte significa andare alle radici stesse della nostra vita, scoprire il senso stesso della vita e anche della morte, che è collegata alla vita. Lui analizza un oggetto artistico verso cui è preparato: la tragedia. Nella tragedia si è realizzato un miracolo greco, cioè i greci nella tragedia sono riusciti a fondere, tenere insieme due impulsi che ognuno di noi ha, due pulsioni che vanno in direzioni completamente opposte; nella tragedia greca, dunque, c’è l’uomo nella sua bipolare essenza, nei suoi due aspetti contrapposti, è presente l’uomo; quindi lo studio della tragedia greca è interessante per capire tutto questo. Le due pulsioni fondamentali dell’essere umano lui le ricopre con delle mitiche e li chiama
1) Spirito dionisiaco: Dioniso è il dio del vino, dunque il Dio che non ha freni, ride, canta, balla, si abbandona ad una sessualità orgiastica; questo spirito esprime la pulsione irrazionale, impulso vitale che c’è dentro di noi, è irrazionale, senza freni, senza limiti che esprime l’accettazione alla vita in maniera entusiastica; è paragonabile alla volontà di vivere di Schopenauer (però la volontà di vivere è una forza metafisica, questa invece è una pulsione dell’uomo). La vita è dolore e gioia per Nietzsche, è vita e rischio della morte, è altalenante tra opposti e contraddizioni. Per Schopenauer il dolore della vita era qualcosa di cui liberarsi. Per Nietsche il dolore della vita è il prezzo da pagare per vivere pienamente la vita, cioè la vita bisogna saperla vivere nell’insieme dei suoi aspetti, bisogna saper soffrire per poter gioire, avere la consapevolezza del rischio costante della morte per poter vivere intensamente e apprezzare la vita. Il dionisiaco esprime dunque l’accettazione entusiastica della vita che significa vivere la vita nella contraddittorietà dei suoi aspetti. Invita a non vergognarsi delle sue passioni e a dire sì alla vita e siccome la vita è contraddittoria, anche il dolore va vissuto. Il dionisiaco potrebbe arrivare ad una condizione animalesca se lasciato senza limiti; per cui va frenato, non represso, disciplinato, modulato dall’apollineo
2) Spirito apollineo: Apollo era il dio della luce, del sole, della scienza, che esprime la misura, moderazione, controllo sull’istinto. L’apollineo disciplina, controlla il dionisiaco e questo ha portato a una visione serena della cultura e civiltà greca, ha portato i greci a una accettazione piena della vita perché il dionisiaco non è stato represso, è stato solo disciplinato dall’apollineo.
Qui c’è una svolta negli studi sulla cultura greca perché nel romanticismo la grecità veniva vista come una cultura e un’espressione di serenità, di equilibrio e giusta misura. Nietzsche ha dimostrato che al fondo della cultura greca c’è un fondo oscuro irrazionale, assurdo; però questo dionisiaco è stato disciplinato e questo ha portato a questa visione di serenità, di equilibrio che ha portato il popolo greco all’accettazione piena della vita. La tragedia di Eschilo e Sofocle hanno espresso questo. Siccome la civiltà occidentale è tutta la civiltà greca, fino a questa fase non c’è una decadenza nella civiltà occidentale. Per Nietzsche la decadenza della civiltà occidentale è iniziata con l’apparizione di Socrate: Socrate inizia nella cultura greca la rinuncia alla vita, il dire no alla vita (lui stesso lo ha attestato scegliendo di morire); e il suo messaggio è nichilista perché Socrate predicava che l’essenza dell’uomo è la razionalità, la ragione quindi il bene è l’uso della ragione, la repressione dell’istinto, la virtù si identifica nel seguire la ragione (strumento che regola la vita dell’uomo); questo messaggio è di un razionalismo, intellettualismo eccessivo e Nietzsche dice che il messaggio di Socrate della razionalità piena, senza istinti, non è la felicità, è una malattia, Socrate è stato solo un malato e apre un’età di decadenza nella quale noi viviamo (anticipa Freud, il quale dice che gli istinti che noi abbiamo li dobbiamo sempre scaricare all’esterno, perché se no si scaricano all’interno e provocano le malattie mentali, lo anticipa perché il messaggio che invita a reprimere l’istinto, che si scarica comunque in modalità inadeguata, porterà alla malattia). Nelle tragedie di Euripide già cominciano a prevalere elementi intellettualistici, moralistici, i personaggi parlano come filosofi, danno regole indicazioni. Il guasto si è accentuato con il suo allievo, Platone, che ha introdotto la metafisica che è una menzogna millenaria, un’ipocrisia perché si basa su una logica di separazione, che portano l’uomo a non vivere pienamente la sua dimensione terrena perché la vera realtà è la dimensione sovrasensibile; Platone diceva che l’uomo è essenzialmente ragione e il corpo è la tomba dell’anima, tutto ciò che c’è di negativo è legato al corpo, l’uomo dunque deve avviare un processo di perfezione di se stesso curando la ragione, non il corpo che è la prigione dell’anima, qualcosa di cui vergognarsi; Nietzsche dice che qui c’è una logica nichilista perché l’uomo è corpo e nient’altro che corpo e tutte le filosofie metafisiche che portano ad una svalutazione del corpo dell’uomo non possono che esercitare una funzione nichilista per l’uomo. Lui dice: “bisogna avere un grande chaos dentro per generare un stella danzante”, questa frase sintetizza la divisione apollineo e dionisiaco.

Critica alla morale


È una menzogna millenaria. Fa una critica alla morale in quanto tale. Lui dice che la morale è sempre stata considerata come qualcosa di evidente, come qualcosa che nessuno metterebbe mai in discussione, cioè il fatto che qualcuno deve essere giudicato in base ai criteri buono e cattivo della morale, non è mai stato messo in discussione, e che il buono è considerato valore superiore al cattivo nessuno lo ha mai messo in discussione, cioè lo accettiamo come un fatto evidente. Per lui si tratta di mettere in discussione il concetto, valore stesso della morale e anche il fatto che il buono, che fino ad ora ci è stato insegnato, è veramente buono e non è il contrario, cioè se ci fosse un segreto veleno, un sintomo di regresso in quello che ci è stato insegnato come buono. Si tratta di analizzare la morale e il suo stesso meccanismo. Per cui si deve fare un’analisi genealogica della morale, cioè andare all’origine dei meccanismi della morale, dunque vuole individuare l’origine psicologica della morale, cioè che cosa ha indotto l’uomo a vivere la morale come qualcosa di evidente e come qualcosa che nessuno metterebbe mai in discussione. Attraverso questa analisi genealogica, la conclusione a cui arriva è che la morale è uno strumento di dominio, cioè uno strumento attraverso cui, chi esercita il potere, l’autorità della società soggioga gli altri, li tiene in uno stato di sottomissione attraverso il meccanismo della morale, il giudizio del comportamento, attraverso la ricompensa e la punizione. La voce della coscienza in noi è la voce delle autorità sociali da cui siamo stati educati, cioè di chi esercita l’autorità nella società che ci educano secondo certi valori. La morale dunque è uno strumento di controllo, dominio, dunque la voce della coscienza è “l’istinto del gregge nel singolo”, cioè tutti noi ci conformiamo a quelle direttive dominanti nella nostra società che ci vengono imposte dall’élite dominante, con cui soggiogano gli altri.
Lui dice che tuttavia nella storia dell’umanità, per esempio nel mondo classico, si è imposta una tavola di valori morali che dicono sì alla vita, quindi una tavola di valori vitali. Lui la chiama la morale dei signori, cioè in una società in cui dominavano i guerrieri, l’aristocrazia guerriera, in cui i loro valori morali erano la gioia, la fierezza, l’orgoglio, il piacere, la salute. Questa tavola di valori ad un certo punto nel mondo occidentale è stata rovesciata dalla morale degli schiavi che hanno sostituito a questa tavola di valori vitali, una tavola di valori antivitali e questo ha generato un uomo regredito. Questo capovolgimento è successo perché la casta dominante nella società non era costituita solo dall’aristocrazia guerriera, che esalta il corpo, ma anche dalla casta sacerdotale, che si riconosce nelle virtù dello spirito. Nella storia c’è un popolo sacerdotale che sono per eccellenza gli ebrei (hanno salvato nel medioevo le opere dell’antichità, non è antisemita). Il decadimento inizia con l’ebraismo, popolo ebraico perché l’ebraismo esalta lo spirito e ha introdotto la nozione di peccato, che genera nell’uomo il senso di colpa, la punizione divina. Il messaggio dell’ebraismo si è massificato con il cristianesimo, perché l’ebraismo si riferiva solo al popolo ebraico, il cristianesimo si rivolge a tutto il mondo. Il cristianesimo ha rovesciato la tavola di valori vitali con valori antivitali: al posto della gioia, viene esaltata la sofferenza, al posto dell’orgoglio l’umiltà, al posto della salute, la malattia, al posto della sessualità, la castità. C’è stato questo rovesciamento di valori perché i deboli, che non sanno vivere, hanno fatto diventare valore la negazione della vita, è la loro vendetta perché siccome non sapevano battere i forti sul terreno della forza, li hanno battuti capovolgendo la tavola di valori (Palestina offesa dai romani). Dunque la civiltà occidentale che si è edificata sui valori del cristianesimo, si è edificata su una morale del gregge, dei deboli, schiavi, cioè su valori antivitali. Il cristianesimo ha corrotto le sorgenti della gioia e del piacere, perché il concetto di peccato che ha introdotto crea un uomo pieno di sensi di colpa (non si scappa dal peccato perché si pecca anche con il pensiero), avvelenato perché sempre preda di questi continui sensi di colpa. Ma siccome gli istinti se non vengono scaricati all’esterno, si scaricano all’interno in maniera inadeguata, perché se vengono repressi comunque si scaricano in maniera inadeguata e questo è pericoloso perché non c’è equilibrio, c’è una carica energetica repressa, che poi esplode in maniera esagerata. Per cui il cristiano che si presenta con un viso sereno, felice, in realtà nasconde un’aggressività rabbiosa verso gli altri, uno spirito di vendetta contro gli altri (anche nel giudizio universale si dice che Dio viene e si vendica contro i cattivi) e così spieghiamo perché dalla religione dell’amore sia nata una chiesa sanguinaria, che nel corso della storia si è bagnata del sangue degli altri (perché c’è stata una repressione degli istinti che si sono scaricati violentemente).
Il nuovo messaggio che lui annuncia all’umanità è che l’uomo deve transvalutare i valori morali, cioè li deve reinterpretare a misura d’uomo, alla tavola di valori antivitali l’uomo deve sostituire una tavola di valori vitali, non basta capovolgerli o negarli i valori precedenti, ma deve essere un po’ creatore dei propri valori; però non vuole dire che l’uomo che si deve abbassare al livello degli animali che seguono l’istinto, vuole solo dire di reinterpretare i valori morali. Questo implica un percorso dell’uomo e se l’uomo sa farlo diventa super-uomo. Questo percorso però richiede dei cambiamenti e lui presenta tre metamorfosi (passo del libro così parlò Zaratustra), che l’uomo deve seguire in questo processo:
1) Cammello: prima l’uomo è cammello perché egli è schiacciato, oppresso dalle menzogne millenarie e lui con spirito rassegnato piega le ginocchia. Dunque vive la vita con spirito di rassegnazione che si fa schiacciare dai valori assoluti. Poi avviene la seconda metamorfosi
2) Leone: l’uomo è leone perché si scrolla di dosso i valori che lo schiacciano, li ha fatti cadere e combatte contro il grande drago, cioè contro la mostruosità enorme di questi valori assoluti. C’è un rovesciamento dell’imperativo categorico kantiano e del cristianesimo “tu devi” e il drago vi oppone “io voglio”, per cui rovescia i valori, l’imperativo categorico. Il leone ha rovesciato i valori ma è ancora in un ambito negativo perché è in un momento di rifiuto di questi valori, ma ancora la sua libertà è espressione di liberazione da qualcosa, ma la vera libertà è di proporre, costruire qualcosa di nuovo, non basta dire io voglio, bisogna fare qualcosa. È vero che ha rovesciato i vecchi valori, è libero dai vecchi valori ma non basta, perché deve essere libero di proporre, reinterpretare qualcosa. Ecco perché è necessaria la terza metamorfosi
3) Fanciullo: l’uomo deve diventare fanciullo, cioè deve diventare un essere gioioso che liberamente gioca, dunque il gioco è espressione di creatività, il fanciullo è libero perché non ha barriere che lo limitano, opera liberamente e segue la sua volontà, è egoista di un sano egoismo che scaturisce dall’affermazione di sé stesso, della sua libera volontà. Il fanciullo è il super-uomo. Nietzsche vuole rovesciare anche la cronologia temporale, come se il fanciullo venisse dopo l’uomo adulto non perché ritorni alla fanciullezza, ma perché si apre a una nuova fanciullezza, quella della creazione. Il messaggio di Nietzsche è che l’uomo deve oltrepassare è stesso se vuole essere veramente se stesso, deve essere creatore di una tavola di valori che va al di là del bene e del male, che supera le categorizzazioni che ci hanno insegnato. Questo è un messaggio che può essere accolto dai singoli, perché la massa è il gregge (ma non tutti sanno realizzare la reinterpretazione dei valori morali e il percorso interiore da fare per farlo è difficile).
Un’altra menzogna millenaria è l’assolutizzazione della scienza. Lui vive in un secolo in cui la scienza è stata assolutizzata (positivismo). È antipositivistico perché il positivismo ha fatto diventare la scienza un nuovo dio. Nella fase illuministica del suo pensiero vede la scienza come un fattore di rottura rispetto alle metafisiche, religioni, un fattore culturale di rigore rispetto a vecchie costruzioni metafisiche e religiose del passato. È favorevole ad una visione della scienza che possa aiutare l’uomo a dominare le cose, cioè alla visione baconiana (instaurare il regno dell’uomo sulla natura). È una visione positiva della scienza perché aiuta l’uomo nell’affermazione di se stesso, se è legata all’azione è positiva. Contesta la scienza che pretende di conoscere la realtà oggettivamente, di arrivare alla scoperta di una verità oggettiva. Questa pretesa della scienza è illusoria (il mondo non è un insieme di fatti, ma un insieme di interpretazioni) perché è illusorio che gli uomini possano arrivare ad una verità oggettiva perché il mondo è interpretato sempre soggettivamente, la soggettività umana c’è nel mondo che filtra la realtà soggettivamente. La scienza è una conoscenza sciocca, povera di senso perché pretende di conoscere un mondo complesso, contraddittorio, senza senso con la piccola ragione umana. La scienza fa conoscere la pelle della realtà, ma non può far conoscere la realtà nella sua complessità e contraddittorietà. È lo strumento conoscitivo stesso di cui si serve la scienza che è inadeguato, cioè la matematica perché la matematica vuole spiegare la realtà racchiudendola in una rete di numeri e formule, questo basta solo per conoscere la realtà. Fa un esempio: se noi volessimo spiegare la musica solo sulla base della matematica, avremmo perso tutta la bellezza della musica, perché la vera essenza della musica non la cogli con la conoscenza scientifica e con la matematica, ma devi andare oltre (vicinanza con Schopenauer). Anche la scienza può essere pericolosa, nociva, può creare un atteggiamento nichilista dell’uomo se egli l’assolutizza.
Un’altra menzogna millenaria è lo storicismo, l’assolutizzazione della storia. L’800 è il secolo della storia. Lui non nega l’importanza della storia perché senza storia, senza memoria noi non esisteremmo, l’identità di ognuno di noi è data dalla storia. Lui contesta la saturazione della storia, cioè l’assolutizzazione della storia, vivere troppo proiettati nel passato, nel ricordo perché la vita di per sé è proiettata verso il futuro, quindi è una distorsione se la costringiamo nei binari del passato. Se c’è eccessivo interesse per la storia, assolutizzazione della storia, questo vivere troppo nel passato è negativo, la storia diventa nociva perché blocca la capacità dell’uomo di vivere pienamente e liberamente il presente e di progettare il futuro, l’uomo resta incatenato al passato. Lui distingue tre atteggiamenti che si possono avere verso la storia che in sé possono avere aspetti positivi e negativi:
1) Monumentale: sono gli uomini che guardano alla storia come un monumento, cioè guardano elementi del passato che assumono come maestri, esempi che devono guidare, che ricavano un incipit per cercare di fare anche loro qualcosa di grande come hanno fatto quelle persone; questo è positivo (anche io posso fare qualche cosa di grande perché l’uomo può fare qualcosa di grande come hanno fatto nel passato). Se si guarda al passato e mi identifico completamente, li adoro e arrivo al fanatismo è negativo, perché resto bloccato nel passato. Questo è paralizzante, nocivo per noi perché se ci focalizziamo troppo negli esempi del passato, li idolatriamo restiamo fermi nel passato, ci paralizziamo. A questo punto meglio dimenticare, che ricordare.
2) Antiquario: sono gli uomini che guardano che guardano al passato per cercare le proprie radici, la propria identità. Ogni essere umano deve sapere da dove viene e per costruire la sua identità deve guardare al suo passato anche con amore, cioè deve vedere se stesso come l’anello di una catena che continua. Questo è positivo. Questo può diventare negativo perché se diventa una voglia di collezionare che tu vivi completamente nel passato e mummifichi la storia, diventa una cosa da conservare e sei anche in questo caso paralizzato a creare qualcosa di nuovo perché sei solo un collezionista, sei incapace di vivere pienamente nel presente
3) Critico: sono gli uomini che si vogliono liberare completamente del passato, vivono la storia come ingombrante, sono propensi a portare il passato davanti a un tribunale per essere criticato, giudicato. È positivo perché se idolatriamo, mummifichiamo il passato non va bene. Può diventare negativo se non voglio per niente conoscere il passato, voglio tagliare i ponti con il passato, voglio dimenticare e questo non va bene perché nella storia ci sono le nostre radici.


Un altro valore assoluto che martella è la religione perché tutte le religioni partono da una svalutazione dell’uomo e del mondo terreno e tendono a valorizzare l’aldilà, una dimensione trascendente e portano ad una svalutazione dell’uomo. Quando si dice che tutto dipende da Dio, questo porta l’uomo a diminuire il suo valore, il valore dell’umanità rendendolo debole, devitalizzato. Le religioni sono un’illusione, sono state create dagli uomini per cercare di dare un ordine rassicurante alle cose perché la vita è contraddittoria, senza senso, crudele, invece noi vorremmo illuderci che c’è un ordine razionale alle cose, che c’è un dio in tutte le cose. Noi abbiamo bisogno della bugia per poter vivere perché non riusciamo ad accettare la verità e a guardare in faccia il mondo per quello che realmente è con la sua contraddittorietà. Dunque le religioni sono illusioni fatte per esorcizzare dalla paura. Però l’uomo non può vivere nelle illusioni come i bambini che sono deboli, per cui la religione contribuisce alla devitalizzazione dell’uomo. Le religioni però sono diverse tra loro e lui non ne accetta nessuna, però quella che attacca in maniera più forte è il cristianesimo. Per esempio il buddhismo cerca di aiutare l’uomo a liberarsi dal dolore, invita a essere gentili con gli altri perché fa bene alla salute psichica. Il cristianesimo è molto centrato sul concetto di peccato, che provoca senso di colpa e avvelena l’esistenza umana. È impregnato anche da uno spirito di vendetta perché anche sul giudizio universale si dice che dio verrà per giudicare i buoni e cattivi e li separerà. Questi sono elementi ancora più negativi, devitalizzanti per l’uomo rispetto ad altre religioni. Verso il cristianesimo ha scritto pagine durissime perché nell’Anticristo dice che il cristianesimo è alta spazzatura, è la più grande corruzione che possa esistere, io maledico il cristianesimo, io levo contro il cristianesimo la più grande maledizione perché ha presentato negli uomini la più grande depravazione, corruzione; il dio dei cristiani è il dio dei regrediti. Attacca una religione che esalta valori antivitali. Lo vede come una volgarizzazione del platonismo, che hanno aspetti comuni: parlano di una vita ultraterrena superiore a quella terrena, superiorità dello spirito sul corpo. Parla di volgarizzazione perché mentre il platonismo è una filosofia e si rivolge all’élite, il cristianesimo ha tradotto per la massa quello che afferma il platonismo. Il messaggio centrale del cristianesimo è la legge dell’amore. Un messaggio del genere invita l’uomo a reprimere la forza vitale che è dentro di lui, costringe il forte a stare a pari col debole, l’offeso con chi lo insulta. La vita che fluisce dentro di noi con la forza delle sue passioni si vorrebbe opporre a tutto questo, il cristianesimo spinge la vita a dire no a se stessa e a dire sì a chi le impone di non essere più se stessa. Il cristianesimo ha avuto una divulgazione così forte perché ha trovato affermazione nelle masse che non riescono a reggere alla forza vitale che è dentro di noi perché per affermarsi richiede un dispendio di energie. Se ci si adegua non si sarà mai se stessi, se ci si oppone si sarà se stessi. Per chi è debole seguire valori antivitali è più semplice perché porta a vivere la vita con minore sofferenza, perché la persona deve saper soffrire per poter gioire e questo non è semplice per la massa, che preferisce rinunciare alla forza del proprio io, preferisce adeguarsi al gregge, vivere la vita in maniera rassegnata, umiliare se stesso e questo comporta un minore dispendio energetico, perché affermare i propri valori non è facile. La massa non è capace di questo e il messaggio cristiano è adatto al gregge ecco perché si è affermato e divulgato in maniera così forte, dunque annulla le differenze di personalità, la forza di personalità di ognuno, predica la solidarietà e l’uguaglianza che è un messaggio adatto al gregge. Non si chiamano deboli, ma buoni perché sono la maggioranza, hanno imposto la loro tavola di valori e li chiamiamo buoni. Chi paga il prezzo più alto in una società dominata dai valori del cristianesimo è l’uomo forte, cioè un uomo che più degli altri vuole affermare se stesso e lo si fa sentire cattivo, negativo (bisogna sempre difendere i forti contro i deboli). Il cristianesimo ha rovesciato i valori vitali a valori antivitali ed è una forza nichilista che ha attuato un processo di degenerazione perché ha fatto leva sugli istinti peggiori dell’essere umano.
Lui non crede in Cristo però non ha parole negative verso lui e lui lo definisce un “santo anarchico” perché a suo modo è un superuomo, cioè è un uomo che ha affermato una nuova tavola di valori e che non ha esitato, per affermare questa nuova tavola di valori, a mettere in gioco la sua stessa vita. Lo definisce santo anarchico perché ha rovesciato molti schemi del tempo perché lui sta vicino a quelli che venivano considerati cattivi (adultera, soldato romano). Lui non ha parole negative sulla figura di cristo, ma sulla diffusione, affermazione del cristianesimo (la chiesa è il contrario di tutto quello che cristo ha predicato; per esempio Paolo di Tarsio). La critica al cristianesimo trova il suo apice nella sua tematica più nota: la morte di dio “dio è morto”. Lui fa fare l’annuncio “Dio è morto” da Zaratustra all’umanità: Dio è la personificazione di tutte quelle menzogne millenarie, valori assoluti che l’uomo ha elaborato per dare un senso rassicurante alla sua vita che però lo schiacciano, quindi Dio è la più antica bugia perché serve a accettare la vita perché tutti non ce la fanno a guardare la vita e accettarla così com’è e hanno bisogno della bugia per sentirsi rassicurati. Quando l’uomo è debole e non riesce a guardare in faccia la vita che è senza senso, e non ha il coraggio di guardarla, l’uomo ha elaborato mentalmente delle costruzioni metafisiche, religiose che propongono una verità assoluta che ci tranquillizza, ma queste sono tutte illusioni con cui cerchiamo di rassicurarci e l’idea di dio è una personificazione di tutto questo. Il passaggio dall’omismo al superomismo avviene solo quando si accetta che dio non c’è, se no l’uomo resterà come un bambino, cioè che non esistono verità assolute e questo passaggio al superomismo avviene solo se l’uomo è capace di vivere appieno la vita perché non ne ha un’altra, è tutto nelle sue mani, è lui che deve vivere pienamente la vita perché solo questa ha e deve vivere bene, è inutile illudersi che ce ne sia un’altra migliore, deve credere in se stesso, altrimenti crede alle favole. Quando l’uomo avrà il coraggio di prendere in mano le redini della propria vita e guardare in faccia la realtà diventa superuomo. Questo tema della morte di dio ne parla in un passo dell’opera della “Gaia scienza”: tema dell’uomo folle (fa un riferimento a Diogene). Il folle uomo è il filosofo che accende una lanterna che rappresenta la luce della ragione. Si riferisce alle correnti filosofiche dell’800 atee, ma che lo sono solo superficialmente (nel passo gli atei ridono perché dicono che non credono in dio) ma non è un vero ateismo (Hegel ha un dio: ragione, stato che incarnazione della ragione assoluta; Marx: comunismo; Comte: scienza), perché non riescono a liberarsi veramente della verità assoluta e c’è un sostituto, surrogato di dio nelle loro filosofie. Per Nietzsche bisogna liberarsi anche dei surrogati per essere atei realmente. Poi c’è l’annuncio della morte di dio. Nello stile espositivo prosegue con una serie di domande per far notare il senso di vertigine, come è difficile accettare la morte di dio: nell’uomo non si spegne facilmente la sete dell’infinito (riferimento ad agostino), è come se pulissimo l’orizzonte con la morte di dio, come se eliminassimo ogni punto di sicurezza, fisso. Tutte le domande evidenziano lo smarrimento esistenziale che l’uomo prova nell’accettare che dio non c’è, di un senso di vertigine che dimostra che non c’è più un punto di riferimento. Continua con lo smarrimento che segue all’annuncio della morte di dio e per reggere alla morte di dio l’uomo deve farsi dio, cioè deve sostituire dio, deve diventare superuomo, deve credere in se stesso e solo nella sua forza potrà accettare la morte di dio. L’annuncio della morte di dio non viene accettato dalla massa, dunque lui getta la lanterna perché dice che è venuto troppo presto a portare questo messaggio che non può essere colto dalle masse come tutti i grandi eventi ci vuole tempo per essere accettato, questo non è un messaggio che può essere accettato dalla massa, ma è un messaggio che può essere consapevolizzato solo da poche persone. Lui non dice “dio non esiste” (ma dio è morto) perché se dice dio non esiste, fa ancora un’affermazione di tipo metafisico e resta incastrato nella sua stessa affermazione: dio è la sintesi di tutti valori positivi, è verità; se lui alla verità dio esiste, propone un’altra verità dio non esiste, sta riproponendo un nuovo dio e resta incastrato nella sua stessa affermazione, quindi sta riproponendo un nuovo dio, una nuova verità oggettiva. Per questo dice dio è morto, come se volesse dire che fino ad ora abbiamo creduto in dio, ci hanno insegnato che non si può fare a meno di dio, ora abbiamo consapevolizzato che possiamo farne a meno e dunque lo salutiamo, con animo calmo ci congediamo da dio come si saluta una persona di cui non si ha più bisogno. Il congedo deve essere radicale perché il rischio nell’uomo di trovare dei sostituti (in ginocchio davanti a un asino), che bisogna eliminarli tutti, rimuoverli tutti. L’accettazione della morte di dio è il presupposto fondamentale del passaggio dall’omismo al superomismo. Ora c’è la parte costruttiva della filosofia di Nietzsche, il messaggio nuovo che lui filosofo- profeta ci porta: bisogna superare l’uomo domestico, mediocre che la società occidentale ci impone con i suoi valori, bisogna aprire le porte ad un uomo nuovo che piò nascere con la morte del vecchio uomo; lui dice “l’uomo non è il punto d’arrivo per l’uomo, l’uomo è una corda tesa tra la scimmia e il superuomo”, cioè come la scimmia è una vergogna per l’uomo perché rappresenta una fase di animalità, così l’uomo è una vergogna per il superuomo, l’uomo deve tendere al superuomo e il primo presupposto per farlo è accettare la morte di dio e guardare in faccia la realtà. Il superuomo è l’immagine di un fanciullo, bimbo sorridente, un piccolo Dionisio, è gioioso, con atteggiamento creativo di fronte alla realtà. Il superuomo è colui che è capace di staccarsi dal gregge dei deboli, dal gregge dei mediocri, che ha la forza di affermare il proprio io, la propria personalità, se necessario anche contro tutti. L’oltre uomo è colui che ama la vita, non si vergogna dei propri istinti, le passioni, la liberazione del dionisiaco, che vive la sua corporeità come la sua vera dimensione, il mondo terreno come la sua vera patria, dimora, sa valorizzare la fedeltà alla terra, dimensione terrena e corporea dell’uomo che è ben radicato in questa dimensione; distrugge tutte le ipocrisie millenarie, è un creatore di valori e vuole affermare valori vitali (gioia, salute. Amore -non remissivo-, inimicizia - non si può andare d’accordo con tutti, non siamo mai simpatici a tutti-), esercita il suo diritto di superiorità sugli altri, cioè non si preoccupa di emergere nella sua individualità e vive il suo diritto con un dovere di staccarsi dalla mediocrità, dal conformismo, dalla massificazione, questo è un dovere che supera il tu devi kantiano (che impregnato di valori antivitali) e gli sostituisce io voglio, cioè l’affermazione piena della sua volontà. Sul termine sono state fatte varie ipotesi se oltre uomo o superuomo: dal tedesco è stato tradotto dal commediografo Bernangion, che ha scritto una commedia ispirandosi a Nietzsche, uomo e superuomo (ubermensch: superuomo e il termine si è diffuso così); con il nazismo però il termine superuomo è diventato riferito a fuhrer, poi è emerso il fumetto in America per prendere in giro il superuomo nazista (super-man), allora Gianni Vattimo, grande studioso di Nietzsche, ha preferito tradurre oltre uomo. Poi però alcuni critici hanno detto che oltre è un suffisso che indica un superamento spaziale, come se si va in un’altra dimensione e non rispecchia la fedeltà alla terra che predicava Nietzsche, quindi si è ritornati al termine superuomo. Il superuomo è colui che riesce a esplicare la sua volontà di potenza. Questi concetti sono stati manipolati dalla sorella e sono un po' ambigui. In un aforisma dice: “dovunque ho riscontrato vita, ho riscontrato volontà di dominio e una cosa del genere lascerebbe pensare al dominio fisico”. Ma non è questo il valore centrale che lui vuole dare alla volontà di potenza, ma per volontà non lo intende in senso psicologico, ma volontà di affermarsi, non di esistere, affermare se stessi. L'interpretazione più consona di volontà di potenza è di intendere la volontà come potenzialità, cioè quando il superuomo vuole affermare la volontà di potenza significa che l'uomo vuole liberare quelle forze energetiche e creative che ha dentro di sé e che per secoli nella cultura occidentale sono state represse, ostacolate, mortificare da quei valori assoluti che li hanno schiacciati. Un altro concetto ambiguo è che l’oltre uomo vive nel dimensione dell'eterno ritorno (stoicismo), ossia lui dice che la materia si aggrega e si combina meccanicisticamente in varie modalità che per quanto siano moltissime, infinite, alla fine si esauriscono e si torna a quella di partenza (vuole dare una spiegazione scientifica di questa teoria). Il senso profondo dell'eterno ritorno non lo riprende con la concezione greca, ma va collegata alla sua filosofia. Una visione rettilinea del tempo ha la vita che scorre come lungo una retta e il fine è l'aldilà (cristianesimo) e questo fa pensare a una vita incompleta, insufficiente, che tende a qualcosa (questo indica una mancanza, presuppone una mancanza), la vita tende a qualcosa che poi la completa; inoltre ogni momento della nostra vita ha senso in relazione all' aldilà e ogni attimo della vita divora quello precedente e è divorato da quello successivo (come nel mito greco crono, il dio che mangiava i figli), ogni attimo non ha in sé una completezza di significato, cioè la nostra esistenza e il significato della nostra esistenza sono separati. La dottrina dell'eterno ritorno in cui il tempo non scorre da una visione ciclica della vita e se la vita non scorre, non ha un fine, se non ha un fine, non ha un senso. però non c'è un'altra vita, non c'è un altro ordine migliore rispetto a quello che vediamo, questa è la vita e il superuomo è colui che la sa guardare in faccia, sa che non c'è un ordine razionale nella vita, che non c'è un fine verso cui tendere, che non c'è un senso ma la sa accettare per quella che è ,questa è l'unica vita che abbiamo, non ce n'è una migliore è questo induce l'uomo a vivere ogni attimo della sua vita come se fosse eterno perché è lui che dà senso a ogni attimo della sua vita. Non c'è distinzione tra esistenza e valore dell'esistenza, perché siamo noi a dare valore alla vita se viviamo ogni attimo della vita come se fosse eterna, se le diamo la nostra morirà, un significato in ogni attimo e questo presuppone una sorta di felicità esistenziale. La dottrina dell'eterno ritorno si lega ad una positiva accettazione della vita terrena perché questa è l'unica vita che abbiamo e non c'è un senso migliore e ogni attimo va vissuto come se eternamente dovesse ritornare. Però solo il superuomo ha questa consapevolezza, la massa invece avrebbe paura di una cosa del genere perché, avendo una vita banale, mediocre, saprebbe che dovrebbe rivivere una vita banale. Il passo più famoso dell'eterno ritorno è quello del pastore e del serpente. Il pastore è l'uomo. Il serpente è un simbolo della magia ancestrale, cioè è un serpente che mangia la coda ed essa rinasce, e simbolo di rinascita, della circolarità del tempo e ben augurale. Il serpente soffoca il pastore che prova schifo per il serpente che gli è andato in bocca e che lo soffoca; questo simboleggia un uomo che vive la vita in maniera rassegnata, banale e mediocre, all'idea dell'eterno ritorno non può che sentirsi soffocato e provare schifo, perché l'idea che una vita banale si ripeta all' infinito è un'idea soffocante. Ma se quest'uomo riesce a vivere la propria vita intensamente, a dare a ogni della propria vita un senso pieno, profondo e a viverla nella pienezza del suo significato, allora si passa dall’omismo al superomismo e il fatto che morde la testa al serpente significa che accetta la dottrina dell'eterno ritorno e diventa superuomo perché accetta entusiasticamente alla vita. Il messaggio della dottrina è accettare pienamente la vita.
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