pexolo di pexolo
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Tragedia greca

La tragedia nasce dalla musica del coro greco, delle cerimonie bacchiche (in cui avveniva la disgregazione dei legami sociali, dal momento che in quelle occasioni le donne potevano anche tradire i propri mariti, uscire di casa la sera con altre persone; l’uomo si sente riconciliato con la natura, con l’uno primigenio; durante i baccanali avveniva l’addomesticamento degli animali feroci, a cui venivano avvicinati degli agnelli, che avrebbero trainato il carro di Dioniso): essa è qualcosa che non solo coinvolge, ma travolge completamente gl’individui, portandoli a manifestarsi in forma diversa da quello che sono; non è accompagnamento musicale (abbellimento; Hegel→arte strumentale), ma è una musica orgiastica, primordiale, corale, che non rompe l’individualità, ma costringe gli uomini a cambiare forma (→Inno alla gioia di Beethoven, il cui contenuto Nietzsche invita a trasformare in visione, perché realizza il venir meno di tutti i legami soggettivi, puntando al ricongiungimento in un’unità originaria). Questa forma musicale non accompagna il testo scritto, poiché è l’avvento dell’apollineo nella tragedia attica che ha impresso nel testo la musica, nella scrittura, mentre la musica originaria non si conformava ad immagini precostituite (di stampo platonico); fu il peccato originale della civiltà occidentale quello di imporre un coperchio moralistico sulla tensione che la tragedia ricrea, tra l’immagine apollinea e la musica dionisiaca. Da questo punto di vista, Nietzsche esalta anche la danza come gioco dove ci si lascia «portare da», non intesa come una tecnica fatta di regole, ma come un danzare travolti dalla musica, senza movimenti o passi prescritti (“adesso é un dio a danzare, se io danzo”); la danza è l’antiplatonismo per eccellenza, perché il motivo sta nell’esecuzione stessa. Nietzsche delinea alcuni tipi di dionisiaco, tutti accomunati dalla perdita del sé, dalla disintegrazione della soggettività: il barbarico (pura sfrenatezza sessuale, libero sfogo degli istinti fine a se stesso, che sfocia nel vitalistico: è un tipo di dionisiaco da cui prende le distanze→), quello dei medievali danzatori di san Vito, quello dovuto al vino e alle bevande narcotiche; Nietzsche, attraverso il dionisiaco, svela la vera natura di quell’individualità del mondo concreto sottomessa al principio d’individuazione, che è pura illusione.

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