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Primo testo in forma di saggio, pubblicato nel 1872, il cui contenuto è considerato come filo-conduttore di tutto il pensiero di Friedrich.
Tutti si aspettavano un libro di filologia, ma in realtà in esso c’era anche molta filosofia, quasi come fosse un testo di cultura generale.
Friedrich fa un’analisi della società pre-socratica: afferma che nell’antica Grecia l’istinto dell’uomo era definito come impulso dionisiaco, che accetta il divenire e che si esprimeva attraverso la musica.
Lo stesso uomo greco però, per superare questa visione del mondo che definiva caotica, crea l’istinto apollineo: con esso si supera il caos attraverso la forma, non si accetta più il divenire e si sfrutta appieno l’armonia. In arte tutto ciò si esprime con la scultura: il Discobolo, ad esempio, è stato creato affinché l’uomo potesse trovare una componente armoniosa e positiva, che in tale scultura era rappresentata dalle proporzioni regolari.

Nella tragedia Attica di Sofocle, Friedrich individua l’unione di questi due istinti, che afferma sia avvenuta per miracolo metafisico: l’impulso dionisiaco si esprime attraverso il coro, mentre l’istinto apollineo attraverso la scena e gli attori.
Con Euripide, invece, inizia la decadenza: viene meno il ruolo del coro, ovvero dell’impulso dionisiaco, in quanto si preferisce la visione della messa in scena della quotidianità. Così, anche Socrate viene considerato uno degli artefici della decadenza, in quanto dava molta importanza alla psiche.
Possiamo quindi affermare che ci sia stato un momento di massimo vigore culturale con la tragedia Attica e poi l’inizio della decadenza con Euripide: in nome della morale viene abbandonato lo spirito dionisiaco, che in realtà alla fine è sempre presente.

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