Friedrich Nietzsche

Il suo celebre scritto Così parlo Zarathustra si apre con il racconto di tre metamorfosi dello spirito e dell’uomo, che nasce come cammello (che incamera i valori tradizionali), si trasforma in leone (che ha il coraggio e la forza di criticare i valori stabiliti) e alla fine in fanciullo (creatore di valori nuovi).
Nietzsche stesso collega queste tre metamorfosi ai momenti della propria vita e alla fasi del suo pensiero che vengono denominate dagli studiosi: fase romantica, fase illuminista e fase profetica.
-FASE ROMANTICA: caratterizzata dall’immagazzinamento di un grande sapere e si un’intera tradizione culturale. In questi anni infatti inizia la sua amicizia con il compositore Richard Wagner, di cui conferma la concezione dell’opera d’arte totale, basata su una perfetta sintesi di dramma, danza,poesia e arti sceniche. L’opera rappresentativa di questo periodo è La Nascita della Tragedia.

-Fase illuminista:Caratterizzata dalla spietata critica ai valori tradizionali, soprattutto quelli della religione cristiana. Durante questa fase i rapporti con Wagner si deteriorano per il presunto ritorno ‘mascherato’ al cristianesimo.
-Fase profetica: caratterizzata dal profetismo nella quale si delineano i pensieri caratterizzanti della filosofia nietzschiano come la volontà di potenza, il superuomo e l’eterno ritorno.
La nascita della tragedia:
Secondo l’ottica storicistica, l’antichità deve restare qualcosa di antiquato, inoffensivo ed edificante, in modo tale che diventi qualcosa di ingombrante e vivente. Tale visione secondi Nietzsche cela un movimento ostile alla vita. Nel caso di Nascita della Tragedia non si tratta di un accertamento storico, al contrario si tratta di una analisi di due potenti categorie estetiche: l’apollineo e il dionisiaco. Con la loro continua contrapposizione portano allo sviluppo dell’arte e della stessa vita. L’apollineo che ,si rifà al dio Apollo, è il principio dell’armonia e dell’equilibrio;
il dionisiaco, che si ispira a Dioniso, è il principio della sfrenatezza.
l’equilibrio fra l’oscuro mondo delle pulsioni del delirio Dionisiaco e la serenità dell’Apollineo dà origine alla tragedia greca. Secondo Nietzsche la grandezza della cultura greca non risiede nell’invenzione della scultura, bensì nell’invenzione della tragedia. La tragedia deve essere una sintesi tra l’impulso apollineo e quello dionisiaco.
Secondo il filosofo lo spirito greco si esprime nelle tragedie di Eschilo e Sofocle, questi autori avevano trovato una perfetta conciliazione tra l’elemento apollineo e il dionisiaco, quindi un equilibrio tra la musica affidata al coro e il recitativo.
Secondo Nietzsche però, gia con Euripide si rompe però l’equilibrio con il prevalere dell’elemento apollineo e alla figura di Dioniso si sostituisce Socrate, ciò decreta l’inizio della decadenza della cultura occidentale, rendendola ingannevolmente ottimista.
Il tema dionisiaco compare nell’intera opera Nietzschiana, in particolare nelle sue ultimi scritti, dove Dioniso viene accostato alla figura di Cristo. Sia Dioniso sia cristo infatti Affrontano martirio e passione, ma in maniera contrapposta. Infatti nel caso di Dioniso la vita giustifica e afferma la sofferenza, nel caso di Cristo è la sofferenza a mettere sotto accusa la vita.
Per il cristianesimo il fatto che vi sia sofferenza significa anzitutto che la vita non è giusta, e che deve espiare con la sofferenza,il peccato originale. L’amore cristiano è per Nietzsche una vendetta di ostilità contro la vita. Per Dioniso invece la vita è abbastanza giusta per se stessa da giustificare tutto, compresi il dolore e la sofferenza.
La vita per Nietzsche non risolve il dolore interiorizzandolo (come avviene nel cristianesimo), ma affermandolo nella sua esteriorità, come avviene nella danza dionisiaca, in cui il dolore è addirittura messo in scena e rappresentato.
LA VOLONTA’ DI POTENZA:
Nietzsche mette in relazione i concetti di negazione e affermazione della vita con il concetto di volontà. Egli infatti partendo dalla concezione di volontà di Schopenhauer ( secono la quale la volontà è l’essenza della vita umana,il principio cosmico caotico che regola il mondo, toglie all’uomo la propria libertà) lo amplia. Infatti anche Nietzsche configura una sola e determinata volontà, ma in molte forme. La volontà non agisce su una materia in generale, ma su un’altra volontà. In questo caso la volontà viene chiamata generalmente forza, il rapporto tra la forza che agisce e la forza che cede è secondo Nietzsche che si definisce propriamente volontà.
Questa interpretazione è indispensabile per comprendere il concetto di volontà di potenza. La volontà di potenza si basa su una gerarchia delle forze: ovvero le forze attive (che sono superiori e dominanti) e le forze reattive (che sono inferiori e dominate). La volontà di potenza . La volontà di potenza è come la vita che si esprime nella sua totale forza, come essenza del mondo.
La biologia riduce la volontà di potenza ad un semplice reattività dell’uomo che si adatta all’ambiente.
La volontà di potenza è caratterizzata invece da forze spontanee, aggressive, che in quanto tali sono attive e creatrici. Ai due tipi di forze corrispondono due aspetti della volontà di potenza, queste caratteri essenziali sono: la negazione e l’affermazione. Alla negazione del cristianesimo, Nietzsche contrappone l’affermazione della vita, del “dire si”.
Colui che dice si, vuole la vita in tutte le sue manifestazioni, cioè vuole qualcosa, ma non il nulla, quindi non abbandonandosi al nulla non è nichilista.
La filosofia Nietzschiana non può essere ridotta ad un semplice dualismo che contrapponga l’affermazione alla negazione. Bensì l’affermazione è multiple, pluralista, aperta a soluzioni creativa, mentre è proprio della negazione essere fortemente monista, cioè definitiva è sempre uguale a se stessa.
La storia mostra infatti come siano sempre le forze reattive a trionfare e quindi la negazione. Ovunque e in ogni tempo assistiamo al prevalere del no, questa vittoria viene chiamata da Nietzsche trionfo degli schiavi, cioè di coloro in cui la volontà di potenza si manifesta in forma negativa. Con il trionfo del nichilismo, la volontà di potenza cessa di voler dire creazione e significa volore la potenza, desiderio di dominio.

Genealogia della Morale:
In quest’opera Nietzsche si interroga sull’origine dei pregiudizi morali e affronta il problema in relazione al nichilismo, distinguendo tre tappe:
• Prima fase: Essa corrisponde alla religione giudaica, costituita dal risentimento. Il giudaismo ha proclamato l’eguaglianza di tutti gli uomini in quanto creature di Dio, esprimendo il proprio risentimento verso i deboli, cioè coloro che sono incapaci di sostenere la tragicità dell’esistenza.
• Seconda tappa: costituita dalla cattiva coscienza, cioè l’interiorizzazione della colpa che amplifica attraverso il momento dell’introiezione (accogliere aspetti del mondo esterno e appropriarsi delle rispettive qualità) nel senso di colpa. Le forze interiorizzando la colpa, si rivoltano contro se stesse.
• Terza fase: Costituita dall’ascesi, cioè il momento in cui si nega esplicitamente ciò che si vuole, che tollera soltanto una vita mutilata e mortificata. Ciò sfocia nella morale cristiana, che promette la salvezza soltanto alla forme più reattive della vita. L’uomo non riesce a sopportare la sofferenza priva di senso ed costretto a cercare un senso a ciò che apparentemente non ne ha. L’uomo deve cessare di sperare nell’aldilà.
L’Anticristo:
In quest’opera Nietzsche chiude definitivamente i conti con il cristianesimo. La storia del cristianesimo costituisce per Nietzsche la maggior denigrazione contro la vita terrestre, quando cioè l’uomo perde fiducia in sé e nella propria libertà. Essa porta avanti i valori che negano la vita, come l’umiltà, la rinuncia e la pietà. Il cristianesimo viene definito la religione della compassione che è responsabile del trionfo del nulla. La compassione è dunque la prassi tipica del nichilismo, inteso come negazione della vita. Il dio dei cristiani consacra la volontà del nulla.

Così parlò Zarathustra:
La sentenza della ‘morte di Dio’ compare nell’opera di Nietzsche numerose volte soprattutto in quest’opera. Si tratta di una profezia in forma di poema filosofico, ne è protagonista Zarathustra, il fondatore della religione iranica detta zoroastrismo. La profezia è rivolta a tutti gli uomini che condividono l’attuale condizione di decadenza. Nietzsche narra dell’ingresso di Zarathustra in una valle desertica, lì il profeta si imbatte in una figura di un uomo (che Nietzsche chiama “l’uomo più brutto”) che gli chiede di riconoscerlo. L’uomo più brutto è dunque colui che ha ucciso Dio, perché non sopportava la pietà. Quest’uomo vuole la logica conseguenza di questa more: vuole rimpiazzare Dio.
Ma Nietzsche afferma che non basta uccidere Dio per operare la tra svalutazione di tutti i valori, cioè il divenire attivo di tutte le forze.
L’unico che può compiere questa impresa è L’oltreuomo.
Se l’ultimo uomo (o uomo più brutto) pur consapevole della catastrofe irreversibile dei valori oggettivi, finge ipocritamente di crederli ancora in vita, l’oltreuomo instaura un rapporto franco e gioioso con la vita, e con l’accettazione incondizionata della vita come volontà di potenza.
La possibilità del Superuomo è data dall’eterno ritorno dell’uguale, questa teoria si basa sul’idea che la volontà non può agire sul passato, ma la volontà è capace di volere a ritroso e a trasformare il “così fu” in “così volli”.
L’eterno ritorno è un invito a cogliere ogni momento nel suo singolo istante, un invito a volere la vita. L’eterno ritorno è selettivo e da una legge per l’autonomia della volontà: qualsiasi cosa io voglia, io devo volerla in modo tale da volerne anche l’eterno ritorno. E quindi occorre vivere in modo tale da desiderare di rivivere.

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