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Eterno ritorno



La teoria dell'eterno ritorno dell'uguale consiste nell'eterna ripetizione di tutte le vicende del mondo ed è una stretta conseguenza di un mondo senza senso e della morte di Dio, costituendo quindi anche l'elemento che differenzia l'uomo dal superuomo, o oltreuomo, in quanto il superuomo è colui che è in grado, con una decisione coraggiosa, di accettare la vita in tutti i suoi aspetti e di cogliere nell'idea dell'eterno ripetersi degli eventi e di un mondo senza senso una possibilità creativa avente in sé il proprio senso mentre l’uomo comune, non essendo in grado di sopportare il disorientamento che conseguirebbe all’inesistenza di Dio, e di dare da sé un senso al mondo e si accontenta quindi di un senso illusorio.
Se infatti non esiste alcuna finalità non è possibile dare alcun orientamento alla propria vita e al mondo e quindi i momenti non possono aver senso solamente in funzione degli altri in quanto sarebbero eventi preparatori e concorrenti a un unico momento finale; per tanto se il mondo è privo di qualsiasi finalità e senso allora le vicende del mondo non hanno valore solo in quanto necessarie per il raggiungimento di un fine ultimo ma hanno ha significato di per sé e sono quindi tanto preparatorie quanto preparate. In questo viene quindi meno la concezione lineare del tempo al posto della quale subentra invece quella ciclica secondo cui tutto è destinato a ritornare e in cui tutti gli eventi hanno ugual importanza.

Questa concezione (che potrebbe probabilmente derivare o da una concezione presocratica del mondo o da una teoria cosmologica del tempo o da un’ipotesi dell’essere che funga da schema etico prescrivendo di amare la vita e agire come se tutto dovesse ritornare o un’enunciazione metaforica di un modo di essere dell’essere) implica che il senso dell’essere non sia al di fuori e oltre l’essere, divenendo quindi irraggiungibile, ma nell’essere stesso (in quanto il senso della vita, e la felicità, non viene destinato ad un momento finale, a un “mondo vero”, posto al di là del mondo ma è l’uomo stesso, o meglio il superuomo, ad attribuire con un’opera di creatività senso d un mondo che di per sé non lo avrebbe) e che sia necessario disporsi a vivere la vita come coincidenza di essere e di senso in quanto non esistendo alcun fine o senso a cui le azioni e le vicende della mia vita concorrano assume senso il qui e ora poiché il modo si decide di agire nel presente determinerà il modo in cui si agirà nel futuro e pertanto non solo non vivere pienamente un momento o sbagliare non è giustificabile secondo l’ottica che anche il male e il dolore possano concorre allo scopo ultimi a cui la vita dell’individuo è destinato ma destinerà l’individuo anche a soffrire e a sprecare l’occasione per sempre.
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