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Così parlò Zarathustra

1. Nietzsche, dopo aver proclamato la morte di Dio – e la conseguente morte dell’io – ha bisogno di una figura che annunci i nuovi valori e, attraverso il suo messaggio, crei un nuovo paradigma che sia altro rispetto al Cristianesimo. La scelta di Zarathustra, personaggio che compare ne La gaia scienza e viene pienamente enucleato in Così parlò Zarathustra, è stata probabilmente influenzata dalla lettura di un passo dei Saggi di Emerson (M. Montinari, nel testo di riferimento). Per Nietzsche era necessario scegliere una figura emblematica che non fosse venuta in contatto con il Cristianesimo e che si potesse presentare come profeta. Zarathustra, o Zoroastro, era un giovane persiano che, ritiratosi nel deserto per meditare, ebbe alcune visioni mistiche dal contenuto profetico. In seguito «giunto a trent’anni» − la stessa età in cui iniziò a predicare Cristo – si recò tra la gente per annunciare la sua dottrina. Lo scopo di Nietzsche è quello di creare una nuova morale in contrasto con il Vangelo cristiano. Numerosi sono i richiami alla Bibbia – nella traduzione luterana – presenti nel testo.

2. All’interno della nuova morale l’uomo ha perso il posto che deteneva nella visione cristiana. Egli non è più il sovrano della natura, né tantomeno, come sostengono i positivisti, è destinato a prendere il posto di Dio sostituendo la scienza alla religione. Zarathustra insegna il Superuomo: l’uomo, mediante un atto volitivo, deve auto-superarsi eliminando ogni attaccamento al trascendente e al divino. All’uomo è data la possibilità di librarsi dalla bestia che è – e alla quale è strettamente legato, secondo le teorie darwiniane – attraverso la volontà di negare, e quindi di oltrepassare, quello che fino ad allora si è sempre inteso come “uomo”. Il Superuomo vuole solo se stesso al di là di ciò che è, senza mai fermarsi; una volontà senza scopo che si basa solo sulla propria potenza.

3. La consapevolezza del divenire temporale porta l’uomo a rammaricarsi del passato e a pensare, per il futuro, a un’azione che possa fargli guadagnare qualcosa rispetto a ciò che ha perso. Il “macigno” del passato è enorme, e nell’uomo matura lo spirito di vendetta: non potendo cambiare il passato, è necessario mutare il futuro. Tuttavia Nietzsche afferma che il Superuomo, attraverso la volontà di potenza, può liberarsi dal tempo e dal suo “così fu”. La volontà si redime, si libera dall’avversione per il passato, solo se è capace di creare. La volontà trasfigurata non vede più nel passato un macigno inesorabile, ma ciò che in quanto voluto ritorna sempre. Perché tutto questo possa accadere l’uomo stesso deve mutare, in lui si deve verificare una metamorfosi.

4. Il passaggio dall’uomo al Superuomo avviene attraverso tre tappe, denominate da Nietzsche metamorfosi. Inizialmente lo spirito è un cammello, che sopporta il peso dei valori tradizionali – intesi come gli insegnamenti cristiani – che lo obbligano a sottomettersi, a rinunciare a sé, e vaga nel deserto sotto il suo carico. In seguito il cammello diventa leone, l’uomo che si oppone a Dio e al trascendente, che rimane legato alla terra. La fiera deve lottare contro il “grande drago”, − Dio – che lo ha sottomesso fino a quel momento attraverso l’imperativo del “tu devi”. Il leone oppone il suo “io voglio”, ma non è ancora in grado di oltrepassare l’uomo. Lo spirito non deve solo creare nuovi valori, bensì produrre anche la sua libertà. Il fanciullo è il culmine delle metamorfosi, lo spirito che vuole la sua volontà. La volontà di potenza è contemporaneamente essere del Superuomo ed essere del mondo intero.

5. Zarathustra parla attraverso metafore e parabole, ricalcando la predicazione di Cristo nel Vangelo. La “terra” presenta il significato della natura fisica, del corpo, dell’immanente. La colpa più grave dell’uomo non è più il peccato verso Dio – che oramai è morto – ma è il «sacrilegio contro la terra». Bisogna rinunciare a tutte le speranze ultraterrene: il Superuomo è colui che rimane fedele alla terra e si realizza nella vita terrestre. Non è più il corpo che si deve sacrificare all’anima, ma al contrario bisogna rivalutare il corpo al fine di perdere il disprezzo verso la terra.

6. Ne La gaia scienza – l’altra opera in cui compare Zarathustra – Nietzsche aveva proclamato la morte di Dio. Zarathustra, nella sua predicazione, ripete più volte tale concetto, mettendo in evidenza la fine dei vecchi valori e l’inizio della nuova era – quella del Superuomo. Per il filosofo, l’uccisione di Dio è un fenomeno già avvenuto a opera di quegli uomini che sono coscienti di averlo voluto uccidere. La morte della divinità è intesa come la fine della secolare concezione di Dio, signore e padrone del mondo e degli uomini.

Il Cristianesimo, la cui colpa è quella di essere uno pseudo-umanesimo che ha rinnegato i veri valori della filantropia e si è opposto alla naturale lotta per l’esistenza, deve scomparire, ora che Dio è morto. I tradizionali valori, tra cui l’amore, vengono superati e sconvolti dall’arrivo del Superuomo; Nietzsche concepisce anche l’amore come amor fati, la capacità di far coincidere la propria volontà con il corso degli eventi. In questo senso, è morta la prospettiva del pentimento generato dal rammarico verso ciò che è accaduto – la compassione divina propria del Cristianesimo – e nasce la nuova idea della volontà che può eternamente ritornare all’uguale. L’amore del Superuomo è slegato dalle leggi morali, è amore solo per sé.

7. Nietzsche introduce una nuova concezione della volontà, che egli stesso definisce Volontà di potenza. La volontà non è oscura, irrazionale e costitutiva di tutte le cose – come in Schopenhauer – bensì è una decisione che produce un nuovo fenomeno, è volontà di vita e di essere. Nello specifico, Zarathustra predica la Volontà di potenza come la scelta di liberarsi dai valori tradizionali, dal Cristianesimo e dalla fede – la “malattia della volontà”. Tutti gli esseri sono pervasi dalla Volontà di potenza. Essa è creatrice e non ha limiti: non è più l’uomo che deve adeguarsi all’essere per la sua morale, ma è la sua volontà che fonda i valori etici.

Inoltre, la Volontà di Nietzsche ha anche una connotazione metafisica. Il volere vuole solo se stesso, vuole solo superarsi costantemente e necessariamente, vuole affermare la propria potenza rispetto all’altro. Questo è l’unico modo per autosuperarsi, per raggiungere il Superuomo, il «mare per accogliere un fiume immondo, senza diventare impuri». È solo attraverso la Volontà di potenza che è possibile concepire l’eterno ritorno, essa è la luce che illumina la tenebre del Cristianesimo ed eleva l’uomo dalla sottomissione a Dio alla sua autodeterminazione.

8. Insieme alla nuova concezione di volontà, Nietzsche, per bocca di Zarathustra, espone il nuovo modo di concepire il tempo. Il tempo “cristiano” è lineare, e costringe l’uomo a voltarsi sempre indietro a rammaricarsi per gli errori commessi. Il passato è ormai accaduto, e non è più modificabile. La nuova visione proposta dal filosofo tedesco consiste nel considerare il tempo circolare, fornendo all’essere un nuovo valore: la necessaria eternità.
La metafora del serpente, che rappresenta l’irreversibilità del tempo, porta il pastore a mordere la testa della belva e a liberarsi dal macigno del “così fu”. Da quel momento egli ride, perché, in quanto Superuomo, è permeato dello spirito dionisiaco, che sostituisce la tragedia con la burla e la farsa. Il mondo è dominato dal divenire, dall’eterno e incessante accadere degli eventi, i quali si ripetono costantemente e necessariamente, a causa della volontà di potenza che vuole un eterno ritorno all’uguale.

9. Ogni avvenimento che accade e che accadrà si è già verificato: questa sentenza assume sia un valore fisico che metafisico. Infatti l’Eterno ritorno all’uguale è una necessità prodotta dalla volontà di potenza. L’uomo, mordendo il serpente, decide di ritornare a ciò che è già accaduto, trainando con sé tutto l’essere. La volontà di potenza vuole solo ciò che è necessario. Ne La gaia scienza Nietzsche aveva scritto «questa vita, come tu ora la vivi e l’hai vissuta, dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte». La volontà più potente riduce la possibilità di scelta; l’uomo che ritorna, il Superuomo, si è liberato dei vecchi valori che lo ostacolavano, e ora ride di coloro che, contenti di ciò che hanno fatto, subiscono il corso degli eventi e non esercitano la propria volontà.

10. Accanto a una nuova concezione morale dei valori Nietzsche pone un diversa visione psicologica ed escatologica. Il platonismo e il Cristianesimo – per il filosofo – valorizzavano l’anima a discapito del corpo e predicavano la vita ultraterrena come la vera vita, frutto del modo in cui l’uomo si era comportato nel mondo fisico. L’anima del Superuomo, invece, si è liberata dalle catene di questa concezione. Essa non vive guardando al passato e temendo il futuro. Essa è in perenne movimento, ed eternamente ritornerà a vivere quello che ha già vissuto. Non è immortale e non è legata ad alcun Essere trascendente, tuttavia la sua volontà le consentirà di ritornare per sempre e compiere ugualmente tutto ciò che ha già vissuto.
Le brevi frasi rivolte all’anima mettono in evidenza la principale caratteristica dell’anima del Superuomo: la libertà. L’anima è libera dalle catene degli antichi valori, dal timore del passato, dalla soggezione a Dio, dalla dipendenza verso le sopraterrene speranze. L’anima del Superuomo ha come unico valore la volontà di potenza e l’Eterno ritorno che le è associato.

11. Nella visione aristocratica di Nietzsche gli uomini si distinguono in superiori e inferiori. I primi sono coloro che si sono elevati dalla folla, e, disgustati dalla plebe, dalle «mosche del mercato», se ne sono allontanati. Sono saliti sulla montagna, seguendo l’esempio di Zarathustra, e ora vagano come spiriti liberi. Non sono ancora veri Superuomini, ma costituiscono un ponte verso l’Übermensch, una sua prefigurazione. Molti di loro, però, sono dei «malriusciti», degli esseri che non agiscono secondo la volontà di potenza, ma solo secondo il disprezzo per la massa: sono leoni ma non ancora fanciulli. Gli Uomini superiori compaiono durante il grande meriggio, durante il tempo del superamento dell’uomo nel Superuomo. Hanno dovuto aspettare la morte di Dio, ma ora sono saliti sul monte, seguendo Zarathustra che attende quegli uomini sofferenti per l’uomo, i quali possono usare la loro volontà per creare qualcosa, o meglio qualcuno, al di sopra di loro.

12. Nietzsche considera il mondo moderno pervaso dalla serietà, dalla pretesa di scovare una verità assoluta e immutabile, e vede il Cristianesimo come la maschera più tragica del mondo, uno stratagemma per coprire l’insicurezza degli uomini e alleviare le loro sofferenze. Zarathustra si oppone a questa concezione. Egli non è serio ma ride, e sostituisce la tragedia con la commedia. Il sapere vero è quello in cui il riso sia accompagnato dalla saggezza, e l’abbandono del volere la verità a ogni costo comporta una nuova felicità. Una felicità libera e di attiva accettazione della falsità dei vecchi valori. La felicità però non è il fine, bensì una conseguenza.
Ne Il crepuscolo degli idoli Nietzsche affermava che «Felicità non è fare tutto ciò che si vuole. È volere tutto ciò che si fa». In questa frase si raccorda la dottrina dell’Eterno ritorno con quella della felicità. Agire volendo – sempre attraverso la volontà di potenza – procura gioia e innesta il processo dell’Eterno ritorno all’uguale, la vendetta contro il tempo e la necessaria eternità. La compassione assume un carattere negativo. Nella Parte Seconda, Zarathustra si rivolge ai compassionevoli. Egli afferma di preferire i rimorsi di coscienza, che incitano al morso – ovvero all’abbandono volontario dei vecchi valori – e preferisce l’amore per gli uomini alla compassione cristiana. La compassione ha ucciso Dio, mentre l’amore del Superuomo «vuole altresì creare il prediletto», vuole elevare l’uomo a un individuo suo pari.

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