Mongo95 di Mongo95
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È il tempo di Zarathustra, il profeta cui Nietzsche affida la creazione dei nuovi valori nati dal capovolgimento di quelli antichi. Per fare questo, Zarathustra sa che, al pari del Sole che di sera porta la sua luce nel mondo sotterraneo, anch’egli deve tramontare nel mondo degli uomini. Quindi Zarathustra inizia a parlare alla folla, con dei discorsi che vogliono quasi costituire il nuovo Vangelo di un nuovo redentore. Il primo e più importante di questi discorsi è sull’autosuperamento dell’uomo, che significa superare, mediante un atto della volontà, ogni dimensione ultraterrena della vita, e riaffermare il “si” alla terra. Cioè alla natura fisica: la base del superuomo non va cercata nell’anima, ma nel corpo. Il superuomo nasce proprio dalla volontà di negare, e quindi di oltrepassare quello che gli uomini sono “di fatto”. Non è qualcosa o qualcosa che “c’è”, ma consiste soltanto nel volere se stesso al di là di quello che si è, senza acquietarsi in nessuna realizzazione. Un volere che si nutre della sua pura potenza. La “massima esperienza” è “l’ora del grande disprezzo”. Il Superuomo è l’uomo che ha dapprima disprezzato se stesso e poi ha obliato se stesso, facendo vincere in sé la volontà di estinzione.
La volontà dell’uomo porta dunque al di là dell’uomo, diventa cioè una volontà oltre-umana o super-umana; non certo divina o trascendente, ma essenzialmente in-umana: in questo consiste la sua vera potenza. Una profonda sfiducia per le capacità e le possibilità dell’io. Ciò che è veramente grande è il volere che non vuole altro se non il volere stesso. In esso risiede “l’essere” del superuomo.
Si parla di tre metamorfosi che lo spirito deve compiere nel passaggio dall’uomo al superuomo. Prima di tutto lo spirito prende su di sé il peso delle cose più gravose (come il soffrire a causa della verità) e diventa cammello. Poi vuole come preda la sua libertà di essere signore, cioè come leone lo spirito si trova a dire “io voglio” in contrario al “tu devi”. Infine diventa un fanciullo, che crea nuovi valori. Il punto cruciale è creare la propria libertà. Per questo il superuomo non è solo un creatore di valori, ma un creatore di se stesso, più precisamente uno spirito che vuole la sua volontà. La volontà di potenza in quanto “essere” del superuomo è al tempo stesso l’essere del mondo intero. Il volere che vuole se stesso: è questo il senso di ciò che Nietzsche chiamerà eterno ritorno dell’uguale.
L’eterno ritorno appare a prima vista come un’immagine simbolica; in realtà però essa è una precisa intuizione filosofica e una dottrina riguardante l’essere del mondo, il senso del tempo e il destino dell’uomo. A partire dall’attimo presente si dipartono due strade che continuano per l’eternità, sino a ricongiungersi circolarmente l’una con l’altra, e l’attimo è appunto la saldatura del cerchio. Tutte le cose, compresi noi, ora, dobbiamo esserci già stati e insieme ritornare in eterno. Ciò fa contro l’irreversibilità del tempo, cioè il fatto che quello che succede non può essere revocato e non si può mai tornare indietro rispetto all’accaduto. Tutto ciò è negato da una decisione, vale a dire attraverso la volontà. Il ritorno eterno di ogni cosa è una necessità generata dalla volontà di potenza. Il superuomo è il punto in cui si inverte l’ordine abituale del tempo e l’essere acquista un nuovo valore: la necessaria eternità. Nell’eterno ritorno la volontà di potenza non desidera nient’altro, ma vuole solo ciò che è necessario.
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