Mongo95 di Mongo95
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Nietzsche è senza dubbio ateo, ma va da subito rimarcato che non è un ateo comune. L'ateo comune è colui che nega la dimostrabilità dell'esistenza di Dio tramite la scienza quindi afferma la sua inesistenza; è colui che afferma che si vive meglio senza divinità; è colui che è anticlericale. Nietzsche è un ateo che non si preoccupa di contestare l’esistenza di Dio o si ferma ad analizzare le varie dimostrazioni di essa o meno. Il particolare ateismo di Nietzsche ha due aspetti fondamentali:
1. Tragico: concetto che si riflette molto nel come viene esposta la morte di Dio (“Si è fatta notte a mezzogiorno”). È un ateismo che sente la drammaticità, l’angoscia e le problematiche derivanti della mancanza di Dio.
2. Pensante: cerca delle soluzioni, dei sostituti adeguati. La morte di DIo crea un vuoto pazzesco, un vacuum che va in qualche modo riempito.
Ma che cosa può sostituire Dio che non sia a sua volta, in qualche modo, un Dio? Salomè osservò che, nonostante il suo conclamato ateismo, Nietzsche era egli stesso un cercatore di Dio. Non a caso nello Zarathustra2 “l’ultimo papa” osserva che l’alter ego nietzschiano con la miscredenza della morte di Dio è in realtà più devoto di quanto creda. Forse è la stessa devozione che non lo fa più credere in un Dio.

Dio non è un espressione facilmente definibile, con un abisso di significati possibili. Non è una mera creazione mentale (come affermerebbe Pascal), ma un’esperienza di ciò che è insondabile. Ma bisogna fermarsi qui, evitando una tentazione tipica dell'ermeneutica nietzschiana di dimostrare che egli è nel profondo "cristiano naturale" (si tratterebbe di una forma di falsificazione). Si può invece affermare è che Nietzsche un fatto in comune con il Cristianesimo: la questione del male e del dolore, della sofferenza.
Come avviene in ambito cristiano, anche lui vorrebbe giustificarli, dargli un senso, una funzione, per esempio quella di temprare l'uomo. Se il Cristianesimo visto nella sua essenza (in analogia con altre religioni) aveva risposto in termini generali che la sofferenza va compresa ed accettata in quanto Cristo, Dio stesso incarnato, ha fatto propria la morte, Nietzsche fa proprio questo pensiero, capovolgendolo e secolarizzandolo: in modo paradossale, lui stesso diviene il Dio sofferente, come si intuisce dal titolo che vorrebbe dare alla sua autobiografia "Ecce homo", un espressione cristologica, assunta da Nietzsche e fatta propria per sé. Nei "biglietti della pazzia" si firmava sempre con il nome di "Der Gekreuzigte", il Crocifisso. Si potrebbe considerarlo già un folle, ma anche gli psichiatri insegnano che qualche volta la pazzia può essere la soluzione estrema ad una sofferenza divenuta insostenibile, con i biglietti dei pazzi che hanno un loro senso riferito alla vita precedente.
Nietzsche sembra presentarsi con la maschera di Cristo: paradosso, più respinge il Cristianesimo, più si immedesima e lo impersona. Il significato ultimo della sua filosofia sta in questo rapporto ambiguo non tanto con il Cristianesimo come fenomeno storico culturale, apparato teologico, istituzione ecclesiastica, insieme di credenze e valori socialmente condivisi, ma con il pensiero centrale che nel Cristianesimo ha preso forma: il rapporto dialettico tra Dio e la sofferenza umana. Il dare un significato divino alla sofferenza, introducendo il negativo nella natura divina. In linguaggio nietzschiano si potrebbe affermare che “Dio è al di là del bene e del male”, perché li comprende entrambi in una maniera superiore.

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