pexolo di pexolo
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Neokantismo - Caratteri generali


Il neocriticismo si pone come il terreno fertile su cui far sviluppare nuovamente una ricerca filosofica svincolata dalle trame incontrollabili della metafisica; essa si delinea inizialmente come una rielaborazione dell’impostazione trascendentale della filosofia di Kant (per questo è più corretto parlare di “neocriticismo” piuttosto che di “neokantismo”), finalizzata alla fondazione della conoscenza così come questa si determina nel quadro delle teorie scientifiche. Il ritorno a Kant è necessario per tre motivi fondamentali, contrapposti ma convergenti: anzitutto per uscire dall’“ubriacatura” dell’Idealismo, cioè da un’interpretazione idealistica di Kant (Fichte crede di interpretare nel suo senso più proprio il kantismo, di esserne il discepolo più fedele), quindi per arginare la sopravvenienza del positivismo, che assolutizza il fatto ed infine per opporsi al materialismo, esploso in quegl’anni. Grazie a Kant si ritiene possibile il recupero di una filosofia teoretica non immediatamente idealistica, sebbene sia stata avanzata da molti l’accusa d’idealismo; ciò che maggiormente interessa del filosofo königsbergico, di cui tutti condividono l’impianto generale, è la teoria della conoscenza, l’idea di una conoscenza che parte anzitutto da una critica della ragione, da una visione della conoscenza legata alla sua dimensione empirica (filosofia del limite) e dall’esito fondamentale della rivoluzione copernicana, cioè il primato del pensare, della spiritualità (polemica al materialismo e al positivismo). Si mira comunemente ad una filosofia scientifica, un cui chiaro risultato è La teoria generale della conoscenza di Hermann Cohen, opera incentrata sull’aspetto logico-matematico della conoscenza e le cui definizioni ed argomentazioni hanno un carattere esclusivamente epistemologico.
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