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Vita


Nasce a Treviri, in Germania, nel 1818. La sua famiglia era di origini ebree successivamente convertita al protestantesimo, ora agnostica. Il padre era liberale. Si iscrisse a giurisprudenza a Berlino dove conobbe i giovani hegeliani che lo fecero avvicinare allo studio della filosofia. Una volta laureato diventò direttore della Gazzetta Renana e subisce la censure prussiana. Va in esilio a Parigi durante i primi anni ’40 e dirige un secondo giornale: Annali Franco-Tedeschi in cui compare Per la Critica della Filosofia del Diritto Hegeliana. Introduzione premessa alla sua opera Critica della Filosofia del Diritto Pubblico, del ’43. Il giornale non va però oltre il primo numero a causa di disaccordi con l’altro direttore. Scrive anche Questione Ebraica in cui tratta dell’emancipazione sociale e politica del popolo ebraico: potrà avvenire solo dopo che la società si sarà emancipata dal problema dell’ebraismo, cioè smetterà di pensare a gli ebrei come ad un problema.
Viene espulso dalla Francia, per motivi politici, e si trasferisce a Bruxelles dove scrive, insieme ad Engels, per conto del partito comunista, il Manifesto nel ’48. SI trasferisce poi a Londra nel ’50 dove lavora presso il British Museum. Muore nell’ 88.
Il pensiero di Marx non è prettamente filosofico ma è caratterizzato da una forte componente pratica. E’ rivoluzionario e legato in modo indissolubile al contesto storico, cioè al contesto socio-economico che mira a mutare: per questo prende il nome di materialismo storico. Si basa su un’analisi scientifica della società.

Differenza tra la filosofia della natura di Democrito e quella di Epicuro


La tesi di laurea confronta le filosofie di Democrito e Epicuro. Il primo era materialista e determinista, non esiste il caso ma tutto è regolato dalla legge meccanica del rapporto causa-effetto. Tutto è formato da atomi, caratterizzati solo da forma e grandezza e quindi in un perenne moto vortico che gli permette di scontrarsi. Anche per Epicuro esistono gli atomi ma sono caratterizzati anche dal peso e per questo sono in perpetua caduta: questo impedirebbe a questi di scontrarsi e quindi di interagire, quindi Epicuro ammette la possibilità di una deviazione casuale, libera e imprevedibile e quindi ammetteva la libertà nella sua filosofia.
Marx concorda con Epicuro, anche se entrambe le filosofie erano materialiste, per due ragioni: la sua famiglia era liberale e per lui la libertà era un valore indispensabile. In secondo luogo perché Epicuro, proprio come Marx, era stato l’artefice di uno ‘sforzo prometeico’ in quanto, essendo venuto dopo i due grandi sistemi metafisici di Platone e Aristotele, aveva riportato la filosofia sulla terra, così faceva Marx dopo il sistema di matrice idealista di Hegel. In più Epicuro voleva liberare gli uomini dalla paura degli dei, posizione vicina a quella atea di Marx.

Influenze


Tre sono le filosofie passate che hanno influenzato in modo significativo Marx. La filosofia classica tedesca (da Hegel a Feuerbach), l’economia politica borghese e gli economisti classici (da Smith a Ricardo) da qui riprende, per esempio l’equazione Valore=Lavoro, e il pensiero socialista antecedente (da Saint-Simon a Owen).
Per Marx, come in Aristotele, se un pensiero esiste nell’ ambito della logica esiste necessariamente anche nell’ ambito della fisica e metafisica.
Si riconosco due concetti ripresi da Hegel: la concezione organicistica e la dialettica.
Marx vuole creare una società organica: per Hegel era rappresentata dall’istituzione dello stato, il tedesco invece teorizza un abbattimento rivoluzionario dello stato attuale borghese, attraverso la dittatura del proletariato, la scomparsa dello stato stesso.
Per quanto riguarda la dialettica, Marx crede che da l’uomo provengano le idee per via dello stato in cui vive, che a loro volta determineranno il cambiamento della società stessa.
C’è una totalità processuale: la realtà diviene con uno schema dialettico, cioè rivoluzionario. La dialettica rappresenta l’opposizione e quindi può essere ritrovata nella lotta di classe, ma si differenzia dalla dialettica hegeliana poiché quella partiva dall’idea, che era la realtà. (Così come in Fichte per cui l’Io crea il Non Io, la coscienza crea il concreto). L’idea è l’intelaiatura razionale della realtà. Il Non Io è rappresentato dalla natura, e dopo la sua alienazione l’idea torna come spirito nell’uomo.
l’idealismo è una realtà che diviene nella storia, ha una dimensione storica comune a quella di Marx. Si tratta di un idealismo storico.
Il pensiero di Feuerbach invece, anche se è un materialismo, manca della componente storia in quanto esamina l’uomo nella sua essenza, come umanità, e non inserito in un contesto storico-sociale. Anche Marx parte dal concetto di uomo che è però determinato anche dal contesto in qui vive: dà vita al materialismo storico.

Sacra Famiglia


Opera scritta in opposizione al giovane hegeliano Bruno Bauer.
La differenza tra un idealista e un realista, e anche un uomo comune, è che per il primo il concetto di frutta è anteriore alla frutta stessa, mentre per i secondi ad essere prioritario è il frutto concreto e dopo arriva l’idea per via di un’astrazione.

Critica alla Filosofia di Hegel


Opera del 1843. E’ un punto chiave per l’evoluzione del suo pensiero. In quest’opera si relaziona con le influenze delle filosofie classiche tedesche.
E’ divisa in due parti: la prima tratta dell’aspetto metodologico e la seconda di quello storico-politico.

Concorda con Feuerbach che il metodo di Hegel è rovesciato, avendo invertito il predicato con il soggetto, creando così un misticismo logico in cui la realtà e spirituale, o anche una teologia rovesciata.
Marx una anche il termine Apriorismo Speculativo perché le verità sono elementi necessari e non si parte dall’esperienza ma da una realtà di tipo logico. Il metodo è conservatore e Marx lo ribalta, usandone uno trasformativo, partendo da una base concreta cioè la storia.

Per quanto riguarda il contenuto, trova una certa vicinanza con Hegel in quanto condividono la stessa concezione organicistica. L’individuo non è isolato e non ci dovrebbe essere differenza tra l’ego pubblico privato e quello pubblico: per questo entrambi ammiravano le antiche poleis greche in cui tutti i cittadini partecipavano alla cosa pubblica, anche se questo è difficile da attuare in uno stato ampio come lo era quello prussiano. Infatti nel mondo moderno la caratteristica è la scissione: cioè la divisone presente nella società, che è luogo di scontro per gli interessi di classe.

Per Hegel lo stato è un garante universale del bene, ma questa è una falsa universalità per Marx, proprio come è falsa la fiducia che i cristiani ripongono nel fatto che dopo la morte saranno uguali di fronte a Dio. Lo stato in realtà è l’espressione della classe dominante, poiché le idee dominanti sono quelle della classe più forte al potere e questo abbassa lo stato al ruolo di mero tutore delle classi dominanti. Il simbolo di questa scissione è la rappresentanza perché la legge è fatta solo da alcuni stabilendo una differenza, è antisociale. Im questo periodo pensa ancora che ci possa servire degli strumenti dello stato borghese e vuole il suffragio universale.

Manoscritti Economico-Filosofici


Costituiscono con le successive Tesi su Feuerbach e Ideologia Tedesca la trasformazione del pensiero di Marx da idee vicine alla sinistra hegeliana al comunismo o materialismo storico. Sono del ’44. Trattano di economia politica e dell’analisi dell’economia classica borghese, cioè il liberismo economico.
Gli economisti inglesi ci offrono un’ottima anatomia dello stato borghese perché è il contesto in cui vivono, e le idee sono generate dal contesto storico e sociale. Le loro idee si basa però su realtà metastoriche, che non possono essere messe in discussione e sono incapaci di pensare in modo dialettico.
Passa a descrive poi le quattro forme di alienazione, che riprende da Feuerbach:
• Il lavoratore è rispetto al prodotto del suo lavoro. Il lavoratore si è alienato per il salario vendendo il suo lavoro come ina merce e quindi perdendo il diritto di rivendicarne il prodotto, che appartiene al capitalista che possedeva tutti i mezzi, compresa la forza lavoro.
• Il lavoratore è alienato rispetto alla sua attività: il lavoro in fabbrica è spersonalizzato e spersonalizzante, non lascia esprime all’operaio nulla di se e lo fa sentire solo uno strumento del lavoro. In questo modo non si sente più umano quando fa le attività che lo rendono tale, cioè il lavoro libero e creativo ma si sente una bestia quindi si può sentire uomo solo quando fa la bestia, soddisfando i bisogni essenziali per la vita
• Il lavoratore è alienato rispetto alla sua essenza, cioè il suo Wesen, di essere che lavora, con un lavoro libero e creativo con il quale l’uomo esprime se stesso rispetto al suo genere.
• E’ infine alienato rispetto al prossimo perché si trova in una situazione conflittuale con il proprietario in quanto i loro interessi e obbiettivi sono opposti perché lo sottomette e sfrutta.
Alla base dell’alienazione quindi c’è la proprietà privata dei mezzi di produzione, in quanto il capitalista compra la forza lavoro dei proletari.
L’alienazione si realizza all’interno della storia, dove il proletariato si è prima alienato dalla propria essenza e dove se ne dovrà anche riappropriare per mezzo di una rivoluzione. Non crede più nella possibilità di usare gli strumenti dello stato borghese some il suffragio universale.

Tesi su Feuerbach


Feuerbach ha trovato l’errore logico all’interno del pensiero di Hegel, ma non ha capito che l’uomo non è astratto dal contesto in cui vive e quindi l’alienazione non era solamente coscienziale: l’uomo che ha creato dio è alienato anche sotto il profilo storico e sociale. La religione infatti rappresenta il ‘sospiro della creatura oppressa’ dalla società in cui vive: l’uomo anela di liberarsi e proietta le proprie speranze in Dio, quindi se il contesto in cui viveva fosse stato migliore non ne avrebbe avuto bisogno mentre Feuerbach sosteneva che sarebbe avvenuto a prescindere dal contesto. L’alienazione coscienziale è solo il prodotto di una più profonda alienazione socio-economica.
Marx definisce anche la religione come l’ “oppio dei popoli” usato per consolarsi e sfuggire ad una situazione negativa senza possibilità di miglioramento. Non ha senso fare una critica della religione ma abbattere materialmente il contesto sociale e politico che ha portato alla sua formazione. Quello che hanno fatto i giovani hegeliani, cioè interpretare il mondo con le idee è inutile (si riferisce a loro anche come ‘partito del concetto’ o ideologi) perché le idee, rappresentazione della classe dominante, non possono cambiare la società ma si deve abbattere il contesto sociale con la rivoluzione.

Ideologia Tedesca


Opera scritta a due mani con Engels, chiude il periodo di transizione verso il materialismo storico. Serve a spiegare la differenza tra il loro pensiero e la concezione ideologica della filosofia tedesca.
L’ideologia è una versione mistificata e falsamente universale della realtà.
Un essere umano, per una visione non ideologica, è il lavoro associato con gli altri uomini per produrre i beni di cui ha bisogno che lo distingue dagli altri animali. Descrive poi l’articolazione della società.
La strutta è il sostrato, ciò che sta sotto e unifica il tutto. E’ formata dall’associazione socio-economica del lavoro degli uomini e identifica il sistema di produzione di una determinata epoca storica. Si compone di due parti, la prima delle quali sono le forze produttive. Si articolano a loro volta dalla forza lavoro, i mezzi di produzione e le conoscenze tecniche e scientifiche. La seconda è formata dai rapporti di produzione cioè i rapporti che si instaurano tra individui nell’attività materiale di produzione e regolano la proprietà dei mezzi di produzione e quindi del prodotto finale del lavoro. Tali rapporti, identificabili con i rapporti di proprietà tendono alla conservazione al contrario delle forze produttive che, contenendo le conoscenze tecniche e scientifiche in continua evoluzione, tendono invece al progresso.
Secondo la legge della corrispondenza in ogni età storica a determinate forza produttive corrispondono determinati rapporti di produzione. Ma col passare del tempo le forze si evolvono e questo genera frizione con i rapporti secondo la legge della contrapposizione finché le forze non spezzano gli impacci rappresentati dei rapporti e li sostituiscono con dei nuovi.
Le forze sono espressione di una classe in ascesa economica e sociale le cui idee non sono dominanti e rappresentano la filosofia, rivoluzionaria, come quella di Marx. I rapporti invece rappresentano la classe al comando in declino le cui idee dominanti costituiscono l’ideologia conservatrice e giustificazionista come quella di Hegel.
I rapporti e le forze sono i termini di un divenire dialettico in cui le forze produttive vincono sempre lo scontro e impongono i loro rapporti, che parte da un’antica società comunista primitiva associata, che rappresenta la tesi. L’antitesi è la società borghese che si compone di quattro fasi: una società asiatica con forme comunitarie, quella antica schiavista, quella feudale e infine quella borghese. La sintesi è rappresentata dalla futura società comunista che avrà luogo dopo la dittatura del proletariato in cui verranno abolite le classi e le proprietà.
Sopra alla struttura si trova poi la sovrastruttura o uberbau che è influenzata, ma non determinata in modo meccanico, dalla struttura, comprende le idee, la filosofia e la politica di un società.

Manifesto del partito comunista


Scritto nel ’48. E’ l’opera in cui viene descritto in maniera approfondita il materialismo storico. Tratta due punti
• Visione della borghesia come una classe costituzionalmente dinamica. La sua funzione è quella di rivoluzionare i mezzi e i rapporti produttivi ma facendo ciò evoca forze che non è in grado di controllare, cioè il proletariato che è destinato ad abbatterlo. E’ paragonato all’apprendista stregone.
• Critica dei falsi socialismi, cioè quelli sviluppati prima che Marx teorizzasse il materialismo storico o socialismo scientifico. Ce ne sono tre tipi: il socialismo reazionario, quello che vorrebbe tornare ad una società per-capitalista, ma per Marx è anacronistico e impossibile. Il secondo tipo è il socialismo conservatore quello cioè che vuole conservare lo stato attuale ma impedendo alla borghesia di sfruttare il proletariato come sta succedendo ora spartendo la proprietà privata, sostenendo che era un furto. Il maggior esponente era Proudhon che Marx aveva già criticato in passato, nel ’47, con la pubblicazione della Miseria della Filosofia in risposta alla sua Filosofia della Miseria. Per eliminare la società di classe non basta solamente spartire equamente la proprietà privata, perché è essa stessa la condizione fondamentale delle ingiustizie sociali. Il terzo è il socialismo utopistico di Owen che, agli albori dell’industrializzazione, industriale che aveva organizzato delle realtà di comunità in cui proletari e datori di lavoro lavoravano insieme spartendosi i compiti. Per Marx non può funzionare perché le due classi hanno obbiettivi diversi e sono realtà antitetiche.


Il Capitale


Inizialmente è costituito da tre tomi, a cui poi ne viene aggiunto un quarto. Parte dal concetto di merce, che possiede due tipi di valor: quello d’uso e quello di scambio. Il primo ne rappresenta l’utilità ed è un parametro qualitativo che, in un’economia di mercato, non è utilizzabile per effettuare scambi. Si utilizza invece il valore di scambio che, essendo un parametro quantitativo, permette di equiparare merci diverse. Dall’economia classica Marx ricava che il valore è uguale al lavoro, e per lavoro intende il lavoro socialmente necessario a produrla, con un media dei tempi usati oltre che il periodo storico e i mezzi usati per produrla. Si tende però a pensare che le merci abbiano un valore intrinseco, assoluto e non legato al lavoro umano.
Nella società mercantile semplice l’economia poteva essere descritta dalla formula: Merce-> Denaro -> Merce. Il denaro era solo un mezzo per arrivare a comprare nuova merce. Nella società capitalistica invece vige la formula Denaro-> Merce -> Denaro’. In cui la seconda somma di denaro deve essere maggiore della prima e la loro differenza è chiamata plus valore, che non può derivare dallo scambio che avviene tra valori equivalenti ma in fase di produzione. Non può provenire dalla materia prima, ma è generato dalla manodopera che è una merce particolare, in quanto è in grado di generare del plus valore. Il suo valore è la quantità di lavoro atto a riprodurla, quindi il minimo costo della vita, ma il lavoratore durante una giornata di lavoro produce molto più di quel denaro, è il plus valore.

Il capitale è formato da il capitale variabile che è quello impiegato per i salari e quello costante per le altre spese. Il guadagno del capitalista prende il nome di profitto. Il saggio del plus valore si calcola il plus valore diviso il capitale variabile per cento mentre il saggio del profitto al denominatore mette il totale del capitale questo le rende inferiore al saggio del plus valore ma dipendenti. Il fine del capitalista è realizzare profitti sempre più alti e quindi saggi del plus valore via via maggiori tra un ciclo produttivo all’altro investendo il capitale ricavato. Per fare ciò inizialmente si è agito sul plus valore assoluto, aumentando le ore lavorative che il proletario lavorava con lo stessa paga: non ai poteva dilatare in eccesso perché la manodopera aveva bisogno di tempo per ripristinarsi e diventata sempre meno produttiva. Poi si agisce sul plus valore relativo: si cerca di rendere il lavoratore più produttivo. Tre fasi: cooperazione semplice (dell’industria rurale a domicilio in cui gli artigiani si specializzavano una determinata fase del ciclo produttivo), manifatture (in cui gli artigiani si ritrovano all’interno dello stesso capannone così da eliminare i tempi morti del trasporto) e l’ultima fase, l’industria (si adoperano le macchine). Le crisi tipiche di questo metodo sono le crisi di sovrapproduzione, in contrasto con le carestie del passato, sono dettate dall’impiego delle macchine che rendono più veloce la produzione e dalla teoria del liberismo economico che afferma che lo stato non deve intervenire così che gli imprenditori sono liberi di farsi guidare dai profitti maggiori investendo tutti nello stesso settore e quindi, alla fine, saturando il mercato generando quella che Marx chiama ‘Anarchia produttiva’. In questo modo il prodotto viene distrutto piuttosto che messo sul mercato a prezzi bassi, soprattutto quelli alimentari, e si smette di produrli, così che il proletario rimane disoccupato e crea un circolo vizioso tipico del capitalismo maturo e questo porta i paesi industrializzati a cercare nuovi paesi esteri dove esportare beni e capitali per creare un secondo mercato. Questo porta Lenin a definire l’imperialismo come la fase suprema del capitalismo.
Secondo la legge della caduta tendenziale del saggio di profitto dice che se agisco con le macchine sul capitale costante il profitto cala, la tendenza alla diminuzione è inevitabile. I grandi capitalisti tendono quindi ad assorbire i più piccoli e il capitale diventa sempre più privato. Il proletariato aumenta e diventa più povero, la produzione diventa più sociale. Questo momento, in cui la forbice è più ampia secondo il pensiero dialettico è quello in cui deve essere attuata la rivoluzione e il capitalismo crollerà.

Futura società comunista


Questo tema non è trattato in modo esplicito in nessuna delle opere di Marx, anche se si può riscontrare come base in tutte. Non ha una base scientifica. Per arrivare a questa nuova società alla minoranza borghese si deve contrapporre la maggioranza dei proletari, portando alla dittatura del proletariato. Dopo non ci deve essere uno stato, perché esso è la sovrastruttura di una società di classe. Non si deve nemmeno attuare quindi la nazionalizzazione perché appartiene ad un comunismo rozzo in cui la proprietà privata viene solo spostata allo stato e non abolita. Durante la dittatura tutti hanno lo stesso salario ma quella è falsa uguaglianza perché ognuno dovrebbe avere in base ai suoi bisogni. Con il vero comunismo si deve uscire dall’ottica dell’homo economicus per cui siamo ciò che abbiamo, ma dobbiamo valutarci sulla base di ciò che siamo, passare dalla categoria dell’avere a quella dell’essere: un uomo totale che esprime liberamente la sua essenza secondo il lavoro associato e libero che ci piace e ricevendo ciò di cui abbiamo bisogno.
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