IL MATERIALISMO STORICO IN MARX

Per Marx alla base della storia dell’uomo vi è l’attività economica al centro della quale c’è il lavoro, definito come un processo tra l’uomo e la natura: quest’ultima viene modificata dall’uomo per appropriarsi di materiali utili alla sua vita. Così facendo l’uomo cambia anche la sua natura, sviluppando delle facoltà e potenzialità.
In quanto prodotti dagli uomini, i mezzi necessari a soddisfare i loro bisogni sono “artificiali” e generano nuovi bisogni. Così la storia perde la sua naturalità e diventa “sociale” e “culturale”.
Anche i pensieri degli uomini non possono che essere un riflesso delle loro condizioni materiali di vita che derivano dal modo di produzione, ossia il rapporto tra il livello raggiunto delle forze produttive (uomini che usano e applicano mezzi e metodi di produzione) e i rapporti sociali di produzione (rapporti economico-sociali tra uomini che danno vita a classi sociali contrapposte). Inizialmente le forze produttive si sviluppano tecnicamente, finché non vengono ostacolate dai rapporti di produzione che da forme di sviluppo si trasformano in catene: subentra allora la rivoluzione.

È questa secondo Marx la base reale della storia che determina il succedersi delle varie epoche. La sua concezione materialistica, comunque, non consiste nella tesi che “tutto è materia” ma rovescia il primato della coscienza sull’essere rimettendo al primo posto i fattori reali della storia (materialismo storico).

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