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Marx, Karl Heinrich ( Germania,1818 – 1883)

Marx ha scritto:
“Manoscritti economico-filosofici” (1844)
“Manifesto del partito comunista” (1848)
“Il capitale” (1867: primo volume; 1885: secondo e 1894: terzo, pubblicati postumi a cura di Engels).
Friedrich Engels fu un grande amico di Marx, ma ebbe anche una funzione di appoggio molto concreto dal punto di vista economico (apparteneva a una ricca famiglia di imprenditori tessili di Wuppertal).

Filosofia -> (e) Prassi sono in stretto rapporto. La filosofia di Marx è la filosofia che più ha influito in senso pratico sull’umanità. In nome suo è stata attuata la rivoluzione russa.
Le teorie di Marx sono prima di tutto teorie, e non solo indicazioni per la rivoluzione.
Fu filosofo, economista, storico: “Finora i filosofi si sono limitati a interpretare variamente il mondo; ora si tratta di cambiarlo”.

Marxiano: aggettivo. Marxisti: seguaci.
Il suo è un pensiero articolato che muove i suoi primi passi su base etica (diseredati, proletariato), per approdare (da una partenza umanitaria) a una teoria di economia e politica molto strutturata. Ha agito anche nella comunità del suo tempo.

Società civile e Stato


Marx critica la concezione hegeliana dei rapporti fra la società civile e lo Stato. Per Hegel la società civile era il mondo conflittuale, in cui le relazioni sociali, economiche e giuridiche sono stabilite a partire dai bisogni e dagli interessi individuali: lo Stato era inteso come la sfera superiore (incarnazione di ragione, libertà e interesse generale) in cui tali conflitti vengono superati.
Per Marx, invece, nell’età moderna si è prodotta una frattura fra la società civile e lo Stato: l’interesse di ognuno è in contrasto con quello di tutti gli altri, la società civile è la sfera dell’egoismo e della proprietà privata, e ciò genera una scissione fra la dimensione privata e quella politica di ogni uomo.
La soluzione è la conquista dell’unità tra principio formale e condizione reale, ovvero l’uguaglianza effettiva che solo la democrazia può garantire, e ciò si può ottenere solo dalla prassi. Lo Stato è “la forma in cui gli individui di una classe dominante fanno valere i loro interessi comuni e in cui si riassume l’intera società civile di un’epoca”, rispecchia gli interessi particolari della classe dominante in quel certo mondo economico.

Alienazione


Marx sostiene che l’alienazione religiosa è solo un aspetto dell’alienazione dell’uomo: vi è anche un’alienazione economica (dell’operaio nella società capitalistica), che sta alla base di quella religiosa.
L’alienazione non è un fatto naturale, ma il prodotto di un particolare processo storico, e, nello specifico, dello sviluppo della borghesia. Gli economisti e i filosofi borghesi, ritenendo lo stato attuale delle cose come il migliore possibile, credono e fanno credere che sia anche l’unico, quindi mistificano la realtà.

Alienazione dell'operaio rispetto al lavoro nel capitalismo:
1. Rispetto al prodotto
2. Rispetto all’attività stessa
3. Rispetto al proprio essere
4. Rispetto ai rapporti umani

1. È un lavoro che non gli appartiene, il prodotto andrà in mani altrui, gli è estraneo.
2. La maggioranza degli operai fa dei lavori ripetitivi, monotoni, che non richiedono una particolare specializzazione e neanche creatività, privi di interesse, che non danno soddisfazione, frustranti. Inoltre il lavoro è esso stesso una merce, estraneo al lavoratore.
3. Il lavoratore, alienandosi dal proprio agire, si aliena da se stesso: il lavoro non è più un’espressione della sua essenza, ma si degrada a semplice mezzo della sua esistenza = autoalienazione. L’essere dell’uomo è il lavoro (concezione dell’etica protestante del lavoro), ma il lavoro di fabbrica abbrutisce. Anche dopo il lavoro non vi è una ricerca di sé, ma di svago. Con la divisione del lavoro aumenta l’alienazione, perché è sempre più parziale il contributo del lavoratore al prodotto finale e si separano lavoro mentale e lavoro fisico.
4. I rapporti di produzione sono sempre storicamente determinati. La produzione prevede una differenziazione dei compiti, ovvero una divisione del lavoro che riflette rapporti di forza, tra gli individui e fra le classi sociali. Inevitabilmente, i rapporti fra le classi sono conflittuali e danno luogo al dominio di una classe sull’altra (dominio materiale e delle idee). Il modello di rapporto umano per eccellenza è quello dei sfruttamento (operaio-datore di lavoro).

Da ciò se ne esce con la rivoluzione. L’alienazione è data dalla proprietà privata (Rousseau), che va eliminata.

Alienazione:
- Idealismo = Hegel -> momento negativo razionale della dialettica (travaglio del negativo) -> sintesi positiva (concretezza)
- Materialismo:
> Feuerbach -> religiosa, negativa (soluzione: ateismo)
> Marx -> economica, negazione dell’essenza umana: negativa (la soluzione è abolire la proprietà privata, che è il fondamento materiale dell’alienazione)

Critica delle ideologie: troppe volte si è fraintesa l’importanza di idee, teorie, idee politiche… delle ideologie in generale, che sono sistemi di idee particolari e relativi, e che invece gli uomini tendono a presentare come assoluti (vengono elaborate con l’intento di spiegare la realtà, ma finiscono con il riflettere gli interessi e la mentalità di coloro che le hanno pensate, e in particolare delle classi dominanti, che hanno l’egemonia culturale).
Esempi di ideologia sono la pretesa dell’aristocrazia che i suoi privilegi abbiano una base naturale, o l’idea che il diritto di proprietà sia naturale.
Non è la coscienza che determina la vita (insieme di rapporti economici, sociali e politici tra gli uomini), ma è la vita che determina la coscienza.
È la struttura economica della società che determina le sue ideologie e non viceversa.

Sovrastruttura ideologica: diritto, politica, arte religione, etica, filosofia...
Materialismo storico-dialettico → Struttura = Economia della società: Forze produttive (terra, fabbrica, macchine…) e Rapporti di produzione (= lavoro. Rapporto capitalista-lavoratore / operaio, capitale-lavoro…).

Sviluppo storico


La storia umana è una successione di modi di produzione:
- Proprietà comunitaria tribale: organizzazione come estensione del sistema familiare
- Modo di produzione asiatico: la proprietà del signore o despota è posseduta dalla comunità di villaggio
- Comunità antica: nasce dall’unione di più tribù in una città e in essa si sviluppa la proprietà privata
- Proprietà feudale: i contadini (nelle campagne) sono classe produttrice, e gli artigiani (in città) detengono la proprietà
- Proprietà capitalistica: caratterizzata dalla separazione tra capitale e lavoro e dal riconoscimento della libertà giuridica del lavoratore salariato.
Ogni modo di produzione determina un diverso tipo di organizzazione sociale, e in ognuna di queste si crea un antagonismo fra la classe dominante, che detiene la proprietà, e la classe dominata: la storia, dunque, è storia della lotta di classe.

Rivoluzione proletaria


Le forze produttive evolvono molto più rapidamente dei rapporti di produzione, così, quando non sono più compatibili con essi, allora il conflitto di classe esplode in una rivoluzione, perché nessuna classe è disposta a cedere il comando. Un esempio è la Rivoluzione francese: con essa la borghesia ha strappato il potere all’aristocrazia feudale. La borghesia e il sistema capitalistico da lei prodotto saranno soppiantati dalla rivoluzione proletaria. Il proletariato è cresciuto così tanto che è diventato una “classe universale”, il portatore dell’interesse generale della società. La sua rivoluzione porterà ad una società senza classi, grazie all’abolizione della proprietà privata, la base materiale della divisione della società in classi. Poi ci sarà equità: non è un appiattimento, ma un principio di giustizia sociale -> “da ciascuno secondo la sua capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni”.

Materialismo storico-dialettico


Materialismo storico: l’uomo è considerato a partire dalla sua esistenza concreta, il lavoro, inteso come totalità delle attività vitali dell’uomo, e l’agire umano è analizzato nella sua dimensione storica e sociale. Tale materialismo è anche dialettico.

Le leggi della dialettica sono leggi della stessa realtà materiale:
1. Legge della conversione della quantità in qualità e viceversa
2. Legge della compenetrazione degli opposti
3. Legge della negazione della negazione
Il materialismo storico vuole trasformare la realtà, in modo da liberare l’uomo dall’alienazione: è una filosofia e un’interpretazione della storia (revisione in senso materialistico della dialettica hegeliana), una teoria economica (critica dell’economia politica), una dottrina politica (intento di fornire alla classe operaia strumenti di lotta efficaci).
La dialettica marxiana è una dialettica rovesciata, ovvero interpretata in senso materialistico: le idee e i sistemi di idee non sono dotati di autonomia reale. È la vita che determina la coscienza.

Marx hegeliano:
- Per il metodo -> dialettico
- Per l’oggetto -> totalità ontologica della società umana (a Marx interessa la totalità sociale, l’attenzione non è più sul singolo uomo).
Marx applica la dialettica alla realtà materializzata, che è la totalità del modo di produzione capitalistico.
- Idealismo: primato filosofico dello spirito
- Materialismo: primato filosofico della materia / concretezza

“Tesi su Feuerbach”: differenza di materialismo.
- Feuerbach: guarda l’uomo nella sua naturalità = di fatto è un’astrazione -> è un uomo sociale, storico.
- Marx: materialismo storico-dialettico → nella dialettica della società, che è la dialettica della storia. Bisogna capire la società per trasformarla: considerare gli uomini nel loro contesto storico e sociale.
Anche i diritti, in ultima analisi, derivano dai rapporti economici tanto quanto dall’animalità.
Dal materialismo storico-dialettico deriva la base della nostra vita, ossia l’economia.
La proprietà è causa e conseguenza: si sfrutta qualcuno per arricchirsi.
Feuerbach: gli uomini sono prima di tutto naturali. Società e storia si fondano su basi naturali.
Il lavoro è l’essere del vivere dell’uomo.

Il mondo di produzione materiale (struttura) condiziona generalmente la sovrastruttura, ma non in modo puramente univoco: se non usassimo il termine “generalmente”, non ci sarebbe modo di cambiare nulla; Marx non istituisce un legame deterministico tra struttura e sovrastruttura.

“Il capitale”
Saggio di economia politica: Come avviene il processo di capitalizzazione e cosa ne deriva all’interno della società industriale del 1800. Marx enuncia lo sfruttamento, indica la via per liberare gli sfruttati dagli sfruttatori e analizza le condizioni del lavoro e del lavoratore. Studia come un processo di storia naturale il modo di produzione capitalistico in Inghilterra, Paese in cui si è sviluppato maggiormente.
Teoria + Prassi -> Rivoluzione bolscevica per cambiare il mondo (ruolo “platonico” del filosofo)

Plusvalore: Nell’economia capitalistica chi possiede i mezzi di produzione è proprietario anche del lavoro e dei prodotti altrui; il lavoratore cede (aliena) al capitalista tutto ciò che possiede, ovvero la forza delle sue braccia, ma anche il tempo e il prodotto del suo lavoro. Lavoratore e lavoro sono ridotti a merce, così i prodotti risultano estranei al lavoratore stesso, sono feticci (idoli, entità apparentemente oggettive, dotate di vita propria).
Il lavoratore riceve sotto forma di salario un valore inferiore -> Pluslavoro: l’operaio lavora di più, produce più valore di quello per il quale viene pagato. Se il salario equivalesse al valore della merce prodotta, il capitalista non guadagnerebbe nulla. Il pluslavoro si traduce in plusvalore, che è la base del profitto.

Il capitale può essere:
- Fisso / costante
- Variabile (dell’operaio)

Plusvalore meno spesa = profitto.
Con l’andare del tempo, lo sviluppo dell’industria genera un aumento di costi di meccanizzazione, e dunque del capitale che va in macchinari (capitale costante): di conseguenza, diminuisce la quota di capitale che va in salari (capitale variabile). Ciò comporta una diminuzione dei salari, oppure una diminuzione degli occupati.
Gli operai vengono sempre più soppiantati dalle macchine e sono così asserviti a un potere estraneo: il lavoro è organizzato in funzione delle esigenze della fabbrica e delle macchine, mentre l’operaio non può influenzare il processo produttivo. Il capitale tende ad aumentare con le tecnologie, di conseguenza aumentano anche i disoccupati, disponibili a farsi sfruttare pur di sopravvivere. Quanto più aumenta il capitale, tanto più aumenta la miseria. Questa situazione, tuttavia, è destinata ad entrare in crisi; col diminuire del numero dei lavoratori, il capitalista ha sì un aumento di produttività, ma i prodotti in questione – richiedendo meno lavoro umano – possiedono meno pluslavoro (e meno plusvalore): dunque generano meno profitto.
Ecco un esempio dell’applicazione marxiana della dialettica di Hegel al concreto della vita materiale: il massimo sviluppo di una forma è anche il momento in cui più forte si manifesta la sua negazione, l’antitesi che ne determina il superamento. Questo determinerà il crollo del sistema capitalistico -> rivoluzione -> dittatura del proletariato -> società comunista.
Questo sistema capitalistico e la società borghese che ne è il prodotto sono solo una parte di tutti i sistemi possibili.
Salario: ciò che occorre per ripristinare la merce di partenza, la forza lavoro.
Si vende il lavoro come merce, ripristinato col salario, utile per le minime necessità.

Errata previsione sul futuro: quello di Marx è un mondo molto schematico (mancano, ad esempio, le alternative al lavoro industriale).
Qual è la traduzione politico-ideologica del dominio della borghesia in ambito economico?
- Struttura: la borghesia sfrutta il proletariato
- Sovrastruttura (ideologia politica): Liberalismo politico / Liberalismo economico (sancisce il predominio di chi ha il predominio economico).
Marx accusa la borghesia di aver eterizzato un sistema che non è il mondo migliore possibile: sostituisce al privilegio di casta quello del denaro.

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