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Karl Marx

Nasce nel 1818 a Treviri, si laurea in filosofia (con una tesi, sulle differenze fra Democrito ed Epicuro, dimostrando già interesse per le filosofie materialiste), lavora come giornalista, è di stampo democratico-illuminista, appartenente alla Sinistra Hegeliana, ma a partire dai primi anni '40 si convince che la democrazia non basti per raggiungere l'alienazione dalla religione.
Si rifà a Feuerbach, e sebbene avesse studiato assiduamente Hegel, di cui mantenne la concezione dialettica, pensava che fosse la materia a creare lo spirito, arrivando nel '43 alla conclusione che la coscienza fosse un prodotto della materialità (natura e storia).
Nella storia si vede che il progresso avviene in seguito a contrasti: dialettica storica.

Nel 1844 scrive “Manoscritti economico-filosofici”, in cui sostiene che la democrazia non basti e che per combattere l'alienazione umana ci voglia il Comunismo (uguaglianza sociale e abolizione della proprietà privata, in particolare dei mezzi di produzione).

Affermato questo non basta criticare la democrazia formale, allora bisogna analizzare e criticare l'economia per raggiungere l'uguaglianza.
Nelle ideologie degli economisti Adam Smith e Quesnay ciò che viene presentato come naturale e oggettivo non lo è, ma è un prodotto storico legato all’uomo e alla propria storia.
Marx afferma che i rapporti siano creati dalle convenzioni, ma è possibile cambiarle, rivoluzionarle.
Se la fonte dell’alienazione sta nell’economia (alienazione primaria), e la struttura principale dell’economia è la fabbrica, dove ci stanno operai e padrone, ci sono vari tipi di alienazione:
- l'operaio è alienato del prodotto del proprio lavoro
- l’operaio è alienato alla sua attività lavorativa, l’uomo si distingue dagli animali per la capacità di plasmare la natura, l’uomo si realizza nel lavoro, è esclusivamente uno strumento
- l’operaio, l’uomo è alienato dalla sua essenza umana: il suo lavoro serve solo a realizzare i suoi bisogni primari
- l’ultimo tipo di alienazione riguarda quella dell'uomo dall'altro, anche per la competizione tra gli operai, e tra l'operaio e il capitalista.

Successivamente Marx produce due opere con Engels, edite postume: “La Sacra Famiglia” e “Ideologia Tedesca”, opere ironiche, mirate ad attaccare la Sinistra Hegeliana, incapace di operare una vera critica della realtà, principalmente la prima appoggia profondamente Feuerbach sul rovesciamento di Hegel.
“Le 11 tesi su Feuerbach” in cui Marx critica Feuerbach, facendone vedere i limiti, seppure stimandone appieno il pensiero.

Generalmente si vede come nel '45-'46 Marx studi Feuerbach, criticandolo:
- l'uomo non è solo “oggetto sensibile”, ma anche “attività sensibile”, è un ente concreto che trasforma il mondo, però è anche prodotto storico delle trasformazioni precedenti. L'uomo non è mai esistito in astratto, è sempre prodotto della storia, oltre a esserne produttore.
- (la critica è rivolta anche a Marx stesso) non si deve parlare di essenza dell'uomo, ma bisogna studiare gli uomini concreti, storicamente determinati, protagonisti della storia, e bisogna considerarne i rapporti interni e con la natura, empiricamente constatabili nella produzione della vita materiale. Gli unici uomini che esistono sono quelli storicamente esistiti e si rapportano per produrre, trasformare la Natura. Anche gli uomini sono prodotti dalla storia. Si ricava che non esiste l’uomo ma gli uomini.

Sulla questione dall'alienazione religiosa Marx ed Engels dicono di aver corretto Hegel con Feuerbach e Feuerbach con Hegel, perché Feuerbach ha ragione sul fatto che è la realtà che crea lo spirito e non viceversa, e perché Hegel aveva capito che la religione è un prodotto storico, arrivando a creare la storia delle religioni, mentre Feuerbach era astratto.

L'alienazione religiosa è quindi un processo dell'alienazione economica, la quale porta a una classe sfruttatrice e una sfruttata, la religione nasce come uno strumento di potere e controllo delle classi sfruttatrici per giustificare il proprio dominio. “la religione è l'oppio dei popoli”.
Questo pensiero vale per tutte le ideologie, come spiegato nella “Ideologia tedesca”, ed è collegato al materialismo storico.

Il fattore principale della storia umana è l’economia, fine alla sopravvivenza perché per sopravvivere l’uomo ha bisogno di beni, regolati dall’economia.
I beni, prodotti e scambiati, permettono di suddividere le classi sociali, in base a chi lavora e chi possiede, arrivando a livelli diseguali.
Le classi sociali sono sempre in conflitto, perché chi domina sfrutta e sviluppa una giustificazione ideologica che spieghi il loro dominio.
Una volta che la borghesia viene eccessivamente sfruttata sviluppa un pensiero che permetta di giustificare il proprio interesse, introducendo (coll'illuminismo) l'idea di libero mercato, mentre entrambi sono convinti di rendere conto alla realtà naturale dei fatti.
Nell'”Ideologia Tedesca” è elaborata la prima teoria di materialismo storico, dove le cause primarie della storia sono gli scopi economici.

Marx è stato definito da Paul Ricoeur un maestro del sospetto, non fidandosi di ciò che viene presentato come naturale, perché in realtà dietro alle ideologie ci sono gli interessi e l'economia.

“Per la critica dell’economia politica”, testo di Marx dove delinea il materialismo storico in maniera completa, che si differenzia dal materialismo (concezione nella quale esiste solo la materia e lo spirito ne è un prodotto). I bisogni dell’uomo sono di sopravvivere e riprodursi e per far ciò ha bisogno dell’economia, l’economia è il motore della storia.
Se noi esaminiamo una società vediamo che esiste una struttura economica che comprende le forze produttive della società, e i rapporti di produzione (fini a quantificare la distribuzione e la regolazione dei beni).
Quando si passa dall’economia feudale a quella borghese si crea un conflitto dialettico: le nuove forze produttive demoliscono pian piano quelle vecchie. La nuova economia borghese sviluppa così una propria ideologia: sopra la struttura originaria abbiamo una Sovrastruttura (concezioni politiche, etiche, religiose,…).

Marx manifesta con Engels il suo impegno politico con “Manifesto del partito comunista” del '48, in cui vi è una completa analisi dell'economia, della storia come lotta tra classi, riconoscendo la rivoluzionarietà della borghesia, divenuta però conservatrice, e della nascita della nuova classe del proletariato. Stabilendo che quest'ultimo debba demolire il capitalismo e la borghesia attraverso la rivoluzione e arrivare ad una società senza classe.
La rivoluzione è intesa come una lotta di classe mondiale, non nazionale, arrivando all'idea dell'internazionalismo. (sarà poi luogo di scontri questa questione, fra stalinismo e trotzkismo).

“Il Capitale” è del 1867, unica da lui pubblicata, Marx, sfoggia un'analisi della società capitalista e della sua struttura, con l’intento di dimostrare che il capitalismo è uno sfruttamento della classe operaia, dimostrabile matematicamente.
Inizia con un confronto fra capitalismo e società precedenti, e per spiegarla definisce minuziosamente il concetto di merce (prodotto che viene usato per il mercato), diverso da quella di prodotto (qualsiasi risultato del lavoro).
Per produrre una merce si crea qualcosa con un valore d'uso, quindi qualcuno se ne servirà, e maggiore è l'uso, maggiore è la richiesta. Una volta prodotta la merce bisogna valutare il suo valore di scambio, stabilito dal valore del lavoro umano necessario e quindi dal tempo di lavorazione.
Nel mondo precapitalistico non vi è guadagno perché si produce una merce, si guadagna ma poi si riinveste tutto in altra merce.

Nel mondo capitalistico invece si creano merci utilizzando il denaro e si guadagna più denaro.
Il capitalista acquista diversi tipi di merci (materie prime, macchinari e forze lavoro), e alla fine della catena il capitalista ottiene un profitto perché ottiene più denaro di quanto la sua forza lavoro produca.
Il capitale si distingue n due tipi: il capitale variabile viene considerato l’insieme dei salari, variabile a seconda della forza lavoro quindi della manodopera, mentre il capitale costante è l’insieme delle materie prime e delle macchine di produzione.
L’operaio lavora circa 8 otto ore al giorno e quindi da valore a ciò che produce. Le ore che impiega a produrre che sforano dal valore del suo salario consistono nel plus lavoro che porta ad un plus valore PV e non torna al lavoratore ma bensì al capitalista, infatti è la base del profitto.
Tutto ciò si può riassumere tramite una formula matematica chiamata saggio del profitto: PV/(v+c) = profitto.
Dove v è il capitale variabile e c quello costante e la loro somma è chiamata composizione organica del capitale.
Con l’aumentare delle innovazioni tecnologiche che migliorano la produzione vi è anche un aumento di plus valore.
Inoltre, a causa della concorrenza, i capitalisti tendono ad investire sempre di piu nelle macchine per essere più produttivi a costo minore e quindi il lavoro umano diminuisce, facendo diminuire anche il valore del prodotto, e quindi anche il profitto.
Questo da vita ad una crisi strutturale del capitalismo, che secondo alcuni si potrebbe risolvere con le guerre, che distrugga le merci, offrendo così nuovo lavoro.
Vi sono inoltre alcune crisi cicliche: periodicamente a causa di squilibri tra le forze produttive il mercato si satura e non si riesce a vendere e quindi produci di più di quanto la gente possa consumare, Depressione.
Inflazione, l’economia si rincorre, vi è un aumento dei prezzi e dei salari.
Deflazione, l’economia è statica, i prezzi, gli interessi e i salari sono bassi.
Si creano così le condizioni materiali per una rivoluzione sociale con una nuova organizzazione politica che coinvolga il proletariato: il Partito Comunista Socialdemocratico Tedesco, ispirato ai principi e alle idee di Marx ed Engels.

Nel 1875 viene redatto a Gotha (Germania) da alcuni esponenti del Partito Comunista Socialdemocratico Tedesco, in particolare dal leader socialista Lassalle, il “Programma di Gotha”.
Chiedono a Marx di dare un giudizio ma egli fu piuttosto polemico:
Critica al Programma di Gotha.
Esso recitava: “dopo la rivoluzione ci vuole la giusta ripartizione del frutto del lavoro (prodotto)”, per Marx non tutto viene redistribuito totalmente: qualcosa “rimane” negli impianti e nelle macchine, ad esempio i pezzi/prodotti che si comprano per riparare le macchine rimangono in industria. Un’altra parte è destinata al fondo per gli infortuni, fondo di solidarietà, per il bene collettivo. Tutto quello che rimane è bene di consumo, il frutto distribuito.
Dopo la rivoluzione la società (idealmente senza proprietà privata né borghesia) avrà lo stesso tracce della vecchia società: chi lavora di più e produce di più e chi lavora di meno o ha dei problemi e produce di meno, quindi abbiamo ancora disuguaglianze sociali: un residuo borghese. Questa non è ancora la situazione di come deve essere il comunismo.
La fase superiore si realizza quando ci sarà la giustizia di distribuzione e guadagno tra chi lavora di più e produce di più e chi lavora di meno o ha dei problemi e produce di meno, a questi ultimi gli si da di più rispetto ai primi.
Questo si ha se tutto il mondo si impegna a mettere in pratica le idee di Marx.
Marx delinea inoltre la concezione di stato nella società: il proletariato deve schiacciare il diritto borghese, e quindi lo stato deve essere separato dalla società civile. Il passo successivo deve essere, con la radicalizzazione del comunismo, che lo stato si deve estinguere, e che la società si deve autogovernare.

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