Samu07 di Samu07
Ominide 38 punti

Critica del "misticismo logico" di Hegel

La filosofia marxista può essere compresa a partire da quella di Hegel. Secondo Marx lo stratagemma di Hegel, consiste nel fare delle realtà empiriche delle manifestazioni necessarie dello Spirito. Per questo H. afferma che lo stato presuppone per forza una sovranità, che si incarna nel monarca. Perciò visto che per lui ciò che è necessario è anche razionale, deduce una "logicità" della monarchia. Marx definisce questo procedimento come "misticismo logico" dove le istituzioni anziché comparire per ciò che sono di fatto, finiscono per essere allegorie di una realtà spirituale che ne sta occulta dietro di sé. In poche parole Hegel finisce per fare della realtà la manifestazione dello spirito. Vi è dunque il bisogno di riconoscere di nuovo ciò che è veramente soggetto e ciò che è veramente predicato. Marx riconosce comunque dei meriti notevoli per la filosofia hegeliana, ossia la concezione generale della realtà come totalità storico-processuale, costruita da elementi concatenati tra loro e mossa da una serie di opposizioni.

La Critica dell'economia borghese e l'alienazione

Nei "Manoscritti economici-filosofici" del 1844, Marx porge una critica all'economia borghese che non scoroge la reale struttura contraddittoria del proprio oggetto, ossia quella conflittualità che caratterizza il sistema capitalistico e che si incarna nell'opposizione reale tra capitale e lavoro salariato, tra borghesia e proletariato, ciò che scaturisce poi l'alienazione dell'uomo. Appunto questa alienazione del proletario, viene descritta sotto quattro aspetti fondamentali: Il lavoratore è alienato rispetto al prodotto della sua attività, in quanto in virtù della propria forza lavoro produce un oggetto che non gli appartiene e che si prospetterà poi come forza dominatrice nei suoi confronti; Il lavoro è alienato rispetto alla sua stessa attività, in quanto diventa strumento di fini estranei; Alienato nei confronti della sua stessa "essenza" in quanto gli viene strappato il diritto ad un lavoro libero, creativo e universale; In conclusione diventa ulteriormente alienato nei confronti del prossimo, perché per lui l'altro è soprattutto il capitalista, facendolo così cadere in uno stato conflittuale con l'umanità in genere. La causa del meccanismo globale dell'alienazione risiede dunque nella proprietà privata dei mezzi di produzione.

Concezione materialistica della storia ( struttura e sovrastruttura)

Da subito Marx ci presenta il tentativo di cogliere il "movimento reale" della storia, al di là delle rappresentazioni ideologiche che ci hanno velato da sempre l'effettiva struttura e le concrete forze motrici. Risponde appunto che l'umanità è una specie evoluta, composta da individui associati che lottano per la sopravvivenza, di conseguenza la storia è un processo materiale fondato sulla dialettica bisogno-soddisfacimento. L'uomo per rimanere al passo con i suoi bisogni, sempre in evoluzione, comincerà a produrre mezzi di sussistenza, virtù fondamentale perché ci distingue dall'animale. Perciò alla base della storia vi è dunque il lavoro, creatore di civiltà e cultura, e ciò attraverso l'uomo si rende tale. A questa "produzione sociale dell'esistenza" Marx distingue due elementi di fondo: Le forze produttive e i rapporti di produzione. Questi due concetti stanno alla base della scienza storica marxista. Per "forze produttive" intende tutti gli elementi necessari al processo di produzione, ossia: Gli uomini intesi come forza-lavoro; i mezzi di produzione; le conoscenze tecniche e scientifiche. Per "rapporti di produzione"si intendono i rapporti che si instaurano nel corso della produzione. La dialettica fra forze produttive e rapporti di produzione costituisce la "struttura", ovvero lo scheletro della società. Per i restanti rapporti giuridici, forze politiche, dottrine etiche, artistiche, religiose, filosofiche ecc. possiamo classificarli come "sovrastruttura".

La dialettica della storia

Forze produttive e rapporti di produzione che sono alla base della società, si sviluppano continuamente ma creando problemi durante questo procedimento. Infatti è molto più facile che si sviluppino più velocemente le forze produttive con i miglioramenti tecnici (tecnologia), mentre molto più complicato e a rilento è lo sviluppo dei rapporti di produzione. Questo dislivello perciò crea attriti che svociando poi in rivoluzioni.

Il Capitale

Nell'omonimo saggio, Marx cerca di mettere in luce i meccanismi strutturali della società borghese e del capitalismo. Espone anche la sua convinzione che non esistano leggi universali dell'economia e che ogni formazione sociale abbia caratteri e leggi storiche specifiche. Sostiene anche che la società borghese porti in se stessa le contraddizioni strutturali che ne minano la solidità. Infine egli è persuaso che l'economia debba far uso dello schema dialettico della totalità organica mutuato da Hegel, quindi studiare il capitalismo come una struttura cui gli elementi risultano strettamente connessi tra loro.

Merce, lavoro e plusvalore

La prima parte del "Capitale" è dedicata all'analisi del fenomeno merce e del suo valore. Innanzitutto una merce deve possedere un "valore d'uso" in quanto deve servire a qualcuno ed essere utile, per essere tale. Deve possedere un valore di scambio che è quantificabile attraverso la quantità di lavoro socialmente necessaria per produrre questa merce. Ora, il problema del capitalismo è dunque il fatto che la produzione non è finalizzata al consumo, bensì all'accumulazione di denaro. Quindi non rispetta la formula schematica delle società pre-borghesi M.D.M. (merce-denaro-merce), ma il ciclo economico peculiare del capitalismo è D.M.D'. (Merce-Denaro-PiùDenaro). Ma da dove proviene questo "plusvalore"? Proviene dalla merce particolare, la cosiddetta "merce umana". Ovvero, l'operaio, con il suo lavoro alienante, ha la capacità di produrre con il proprio lavoro un valore ben maggiore di quello che gli è corrisposto con il salario.

La rivoluzione e dittatura del proletariato e la società comunista

Con una rivoluzione il proletariato si impadronisce del potere politico e da avvio alla trasformazione della società globale, attuando il passaggio dal capitalismo al comunismo. Lo strumento della trasformazione è la socializzazione dei mezzi di produzione e di scambio. La proprietà anziché venir totalmente soppressa, viene trasformata in proprietà di tutti, ovvero nazionalizzata. La comunità viene cosi ad assumere il ruolo di un grande capitalista. Questa "prima fase" del comunismo, dove appunto si crea un uguaglianza universale tra gli uomini, è ancora di tipo borghese in quanto non tiene conto delle differenze individuali. Perciò è necessaria una fase successiva, una fase superiore di uguaglianza e comunismo che tenga conto dei bisogni e delle capacità individuali.

Hai bisogno di aiuto in Filosofia Contemporanea?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email