Concetti Chiave
- La filosofia marxista si basa sulla critica alla visione misticheggiante di Hegel, che considera le istituzioni come manifestazioni dello Spirito, proponendo invece un'analisi materialista della realtà.
- Marx evidenzia l'alienazione del proletario nel capitalismo, caratterizzata dall'estraniazione rispetto al prodotto del lavoro, all'attività stessa, alla propria essenza e ai rapporti sociali.
- Il "movimento reale" della storia è un processo materiale in cui il lavoro gioca un ruolo centrale, distinguendo tra forze produttive e rapporti di produzione come elementi fondamentali.
- Marx analizza i meccanismi strutturali del capitalismo, sottolineando che ogni formazione sociale ha leggi storiche specifiche e che la società borghese è intrinsecamente contraddittoria.
- La transizione dal capitalismo al comunismo avviene attraverso una rivoluzione del proletariato che nazionalizza i mezzi di produzione, creando una prima fase di comunismo che deve evolversi verso una maggiore uguaglianza.
La filosofia marxista può essere compresa a partire da quella di Hegel. Secondo Marx lo stratagemma di Hegel, consiste nel fare delle realtà empiriche delle manifestazioni necessarie dello Spirito. Per questo H. afferma che lo stato presuppone per forza una sovranità, che si incarna nel monarca. Perciò visto che per lui ciò che è necessario è anche razionale, deduce una "logicità" della monarchia. Marx definisce questo procedimento come "misticismo logico" dove le istituzioni anziché comparire per ciò che sono di fatto, finiscono per essere allegorie di una realtà spirituale che ne sta occulta dietro di sé. In poche parole Hegel finisce per fare della realtà la manifestazione dello spirito. Vi è dunque il bisogno di riconoscere di nuovo ciò che è veramente soggetto e ciò che è veramente predicato. Marx riconosce comunque dei meriti notevoli per la filosofia hegeliana, ossia la concezione generale della realtà come totalità storico-processuale, costruita da elementi concatenati tra loro e mossa da una serie di opposizioni.
Che cos'è la critica all'economia borghese?
Nei "Manoscritti economici-filosofici" del 1844, Marx porge una critica all'economia borghese che non scoroge la reale struttura contraddittoria del proprio oggetto, ossia quella conflittualità che caratterizza il sistema capitalistico e che si incarna nell'opposizione reale tra capitale e lavoro salariato, tra borghesia e proletariato, ciò che scaturisce poi l'alienazione dell'uomo. Appunto questa alienazione del proletario, viene descritta sotto quattro aspetti fondamentali: Il lavoratore è alienato rispetto al prodotto della sua attività, in quanto in virtù della propria forza lavoro produce un oggetto che non gli appartiene e che si prospetterà poi come forza dominatrice nei suoi confronti; Il lavoro è alienato rispetto alla sua stessa attività, in quanto diventa strumento di fini estranei; Alienato nei confronti della sua stessa "essenza" in quanto gli viene strappato il diritto ad un lavoro libero, creativo e universale; In conclusione diventa ulteriormente alienato nei confronti del prossimo, perché per lui l'altro è soprattutto il capitalista, facendolo così cadere in uno stato conflittuale con l'umanità in genere. La causa del meccanismo globale dell'alienazione risiede dunque nella proprietà privata dei mezzi di produzione.
Il movimento reale della storia
Da subito Marx ci presenta il tentativo di cogliere il "movimento reale" della storia, al di là delle rappresentazioni ideologiche che ci hanno velato da sempre l'effettiva struttura e le concrete forze motrici. Risponde appunto che l'umanità è una specie evoluta, composta da individui associati che lottano per la sopravvivenza, di conseguenza la storia è un processo materiale fondato sulla dialettica bisogno-soddisfacimento. L'uomo per rimanere al passo con i suoi bisogni, sempre in evoluzione, comincerà a produrre mezzi di sussistenza, virtù fondamentale perché ci distingue dall'animale. Perciò alla base della storia vi è dunque il lavoro, creatore di civiltà e cultura, e ciò attraverso l'uomo si rende tale. A questa "produzione sociale dell'esistenza" Marx distingue due elementi di fondo: Le forze produttive e i rapporti di produzione. Questi due concetti stanno alla base della scienza storica marxista. Per "forze produttive" intende tutti gli elementi necessari al processo di produzione, ossia: Gli uomini intesi come forza-lavoro; i mezzi di produzione; le conoscenze tecniche e scientifiche. Per "rapporti di produzione"si intendono i rapporti che si instaurano nel corso della produzione. La dialettica fra forze produttive e rapporti di produzione costituisce la "struttura", ovvero lo scheletro della società. Per i restanti rapporti giuridici, forze politiche, dottrine etiche, artistiche, religiose, filosofiche ecc. possiamo classificarli come "sovrastruttura".
Forze produttive e rapporti di produzione
Forze produttive e rapporti di produzione che sono alla base della società, si sviluppano continuamente ma creando problemi durante questo procedimento. Infatti è molto più facile che si sviluppino più velocemente le forze produttive con i miglioramenti tecnici (tecnologia), mentre molto più complicato e a rilento è lo sviluppo dei rapporti di produzione. Questo dislivello perciò crea attriti che svociando poi in rivoluzioni.
Meccanismi strutturali del capitalismo
Nell'omonimo saggio, Marx cerca di mettere in luce i meccanismi strutturali della società borghese e del capitalismo. Espone anche la sua convinzione che non esistano leggi universali dell'economia e che ogni formazione sociale abbia caratteri e leggi storiche specifiche. Sostiene anche che la società borghese porti in se stessa le contraddizioni strutturali che ne minano la solidità. Infine egli è persuaso che l'economia debba far uso dello schema dialettico della totalità organica mutuato da Hegel, quindi studiare il capitalismo come una struttura cui gli elementi risultano strettamente connessi tra loro.
Analisi del fenomeno merce
La prima parte del "Capitale" è dedicata all'analisi del fenomeno merce e del suo valore. Innanzitutto una merce deve possedere un "valore d'uso" in quanto deve servire a qualcuno ed essere utile, per essere tale. Deve possedere un valore di scambio che è quantificabile attraverso la quantità di lavoro socialmente necessaria per produrre questa merce. Ora, il problema del capitalismo è dunque il fatto che la produzione non è finalizzata al consumo, bensì all'accumulazione di denaro. Quindi non rispetta la formula schematica delle società pre-borghesi M.D.M. (merce-denaro-merce), ma il ciclo economico peculiare del capitalismo è D.M.D'. (Merce-Denaro-PiùDenaro). Ma da dove proviene questo "plusvalore"? Proviene dalla merce particolare, la cosiddetta "merce umana". Ovvero, l'operaio, con il suo lavoro alienante, ha la capacità di produrre con il proprio lavoro un valore ben maggiore di quello che gli è corrisposto con il salario.
Transizione dal capitalismo al comunismo
Con una rivoluzione il proletariato si impadronisce del potere politico e da avvio alla trasformazione della società globale, attuando il passaggio dal capitalismo al comunismo. Lo strumento della trasformazione è la socializzazione dei mezzi di produzione e di scambio. La proprietà anziché venir totalmente soppressa, viene trasformata in proprietà di tutti, ovvero nazionalizzata. La comunità viene cosi ad assumere il ruolo di un grande capitalista. Questa "prima fase" del comunismo, dove appunto si crea un uguaglianza universale tra gli uomini, è ancora di tipo borghese in quanto non tiene conto delle differenze individuali. Perciò è necessaria una fase successiva, una fase superiore di uguaglianza e comunismo che tenga conto dei bisogni e delle capacità individuali.
Domande da interrogazione
- Qual è la critica di Marx all'economia borghese?
- Come definisce Marx il "movimento reale" della storia?
- Qual è il rapporto tra forze produttive e rapporti di produzione secondo Marx?
- Qual è la visione di Marx sui meccanismi strutturali del capitalismo?
- Come avviene la transizione dal capitalismo al comunismo secondo Marx?
Marx critica l'economia borghese per non rivelare la contraddittorietà del sistema capitalistico, evidenziando l'opposizione tra capitale e lavoro salariato, che porta all'alienazione dell'uomo (come descritto nei "Manoscritti economici-filosofici" del 1844).
Marx definisce il "movimento reale" della storia come un processo materiale basato sulla dialettica bisogno-soddisfacimento, dove il lavoro è fondamentale per la creazione di civiltà e cultura, distinguendo tra forze produttive e rapporti di produzione.
Marx sostiene che le forze produttive si sviluppano più rapidamente rispetto ai rapporti di produzione, creando attriti che possono sfociare in rivoluzioni, poiché la struttura della società è influenzata da questa dialettica.
Marx analizza i meccanismi strutturali della società borghese, affermando che non esistono leggi universali dell'economia e che la società borghese contiene contraddizioni che ne minano la solidità, richiedendo un'analisi dialettica.
La transizione avviene attraverso una rivoluzione del proletariato che si appropria del potere politico, trasformando la proprietà in una forma collettiva, dando inizio a una fase di uguaglianza universale, ma necessitando di ulteriori sviluppi per riconoscere le differenze individuali.