Mongo95 di Mongo95
Ominide 4324 punti
La dimensione estetica tracciata in questo capitolo è di un modello utopico, ma ben preciso. Marcuse, come spesso fa, non vuole far la parte dell’utopista che non si rende conto di possibili obiezioni. Riporta subito un’obiezione a Schiller, di Jung: la sublimazione estetica porterebbe allo stato di barbarie. Marcuse, in risposta, fa nuovamente appello a Schiller, il quale si sarebbe già reso conto di tutto ciò. C’è il rischio che inizialmente l’impulso sessuale cieco s’imporrebbe sopra l’impulso del gioco. Ma gradualmente la società matura prevarrà su questa forma di barbarie. Ma Schiller non si preoccupa tanto delle conseguenze sociali, gli basta tracciare il percorso della storia. Marcuse invece è un po’ più attento alla cosa, anche se non è certo un ingegnere dell’utopia. Comunque, si preoccupa di tracciare la transizione e le possibili conseguenze. Ma ciò che importa è la possibilità dell’alternativa. Che cosa è fondamentale del discorso di Schiller: trasformazione del lavoro faticoso in libera espansività, a cui Marcuse aggiunge in precedenza l’abolizione della penuria e soddisfazione del bisogno; autosublimazione della sensualità e desublimazione della ragione, con sensualità che non deve essere un impulso cieco e barbarico; passaggio da valori superiori staccati dalla vita a valori superiori che vanno a informare la vita reale.
Marcuse sostiene che il passaggio al modello da lui tracciato può avvenire soltanto (e su ciò concordano idealisti e materialisti) a livello di massima maturità della civiltà. Cioè massima maturità culturale, economica, tecnologica. Il regno della libertà è prospettato come al di là del regno della necessità, non sta in contrario alla lotta per l’esistenza ma al di fuori di essa. Nel regno della necessità e della prestazione, della routine, finalizzato all’acquisizione dei mezzi necessari per l’esistenza, non c’è quel tipo di libertà funzionale alla felicità. Non c’è la libertà come libera espansività. Invece, gioco e libera espansività, come principi di civiltà, implicano trasformazione del lavoro: il regno della necessità garantisce ne garantisce solo la possibilità del superamento. Qui sta tutta la distanza di Marcuse dalla critica marxista che cerca nel lavoratore la realizzazione dell’uomo. La libertà è al di fuori del contesto economico e lavorativo. Mondo che è soltanto il prerequisito per soddisfare le condizioni del soddisfacimento dei bisogni, fatto che ci permette di cercare davvero la libertà al di là di questo mondo.
Hai bisogno di aiuto in Filosofia Contemporanea?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email
Consigliato per te
I Licei Scientifici migliori d'Italia secondo Eduscopio 2017