Mongo95 di Mongo95
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Lo sviluppo dell’individuo represso si basa sull’istinto. Marcuse passa quindi ad analizzare le dottrine freudiane degli istinti, poi il concetto di repressione addizionale, penuria e forme di dominio. Nonché la distinzione tra repressione fondamentale e repressione addizionale, che è applicata alla libido sessuale. Infine, un’analisi dettagliata di concetti relativi allo stato della repressione dell’individuo nella società a capitalismo avanzato.
In Freud, la teoria degli istinti è sempre caratterizzata da opposti in unione dinamica, tra i due poli del principio di piacere e principio di realtà. Inizialmente si ha antagonismo tra principio dell’io e autoconservazione e istinti sessuali, nell’ultima fase si ha conflitto tra eros e thanatos. In mezzo, una libido narcisistica che permea ogni cosa.
Nella formulazione definitiva, gli istinti autoconservativi dell’io vengono dissolti. Si hanno appunto solo eros e thanatos, in una struttura di dualismo che però è quasi sempre ridotta ad una tendenza regressiva. Tutti gli istinti primari sono orientati null’altro che a una forma di alterazione rispetto ad uno stato di quiete originaria, quindi tendono alla sua ricostruzione. La quiete assoluta è del mondo inorganico, di cui appunto la vita è alterazione. Istinti orientati allora al principio del nirvana, il ritorno alla quiete assoluta, regressione al di là della vita stessa. In questo quadro di principio di piacere che si presente alla luce del principio del nirvana, gli istinti sono più che semplici impulsi organici, funzioni legate al corpo, ma hanno una funzione che travalica quella di impulso, affermando tutta la vita umana e sociale. Regola della vita umana in senso lato.

Gli istinti freudiani sono da inserire nel quadro della genesi della psiche dell’individuo. Abbiamo l’Es, lo stato fondamentale, libero dalle convenzioni sociali, che non concepisce il fattore tempo, la contraddizione, la logica, la moralità e l’autoconservazione. Tende piuttosto solamente alla soddisfazione dei propri istinti. Sotto l’influenza del mondo esterno, dalla parte dell’Es che si rapporta con esso nasce un mediatore, cioè l’Io. Contiene l’Es da andare incontro all’annientamento nel tentativo di soddisfazione dei propri istinti. L’Io, nella sua parte meno sviluppata in cui si colloca la facoltà conscia e percettiva, cioè gli organi di senso, è orientato alla realtà; mentre un’altra faccia tiene a bada l’Es, sublimando, dirigendo e deviando i suoi impulsi, che nella società civile non possono essere soddisfatti come si vorrebbe. L’Io esautore il principio di piacere, sostituendogli il principio di realtà. Facendo ciò però non va a subordinare l’Es: alla fonte dei processi di pensiero c’è sempre il ricordo delle soddisfazioni passate. Piuttosto, l’Io costringe l’Es ad adattarsi alla realtà esteriore, con un atteggiamento di difesa. Dall’altro lato, solo in questo modo l’Io può ottenere le sue soddisfazioni (differite), perché se si abbandonasse alla soddisfazione completa si annienterebbe. L’Io lotta su due fronti: realtà e interiorità.
Durante lo sviluppo dell’Io sorge un’altra entità psichica, cioè il Super-Io. È in questo momento che ontogenesi e filogenesi si intrecciano. A livello individuale ciò accade durante l’infanzia, con l’educazione e la relazione con i genitori, che ci impartiscono dei valori. Successivamente, a questi valori si aggiungono le influenze sociali e culturali. Tale complesso di indicazioni e prescrizioni vengono introiettati dal singolo, e garantiscono la sua repressione, che diventa inconscia quindi autorepressione, su cui poi agisce la repressione della società. Però, a sua volta il singolo si fa trasmettitore di questa autorepressione alle nuove generazioni. Il Super-Io è l’elemento normativo, il principio di realtà si afferma al suo interno, in modo inconsapevole. Quindi l’inconscio è sede sia del principio di piacere che di quello di realtà. Il conscio si riduce e con esso il ruolo dell’Io. D’altronde, il conscio tende a autopunirsi sulla base dei valori del Super-Io, norme che lo rendono conservatore, adeguate sì ad una fase infantile ma non a un individuo maturo e adulto. Il conflitto pertanto si sposta a livello inconscio, tra Es pre-repressione e Super-Io dell’eventuo traumatico del passaggio al principio di realtà e introiezione delle norme conservatrici. L’Io è vittima di questo conflitto tutto giocato nell’inconscio.
A sintesi di tutto questo, Marcuse aggiunge che lo sviluppo storico è quindi sviluppo biologico universale.

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