Mongo95 di Mongo95
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Oggi, dice Marcuse, i valori artistici sono integrati, ma c’è uno sforzo delle avanguardie, le ultime propaggini di questa tendenza alternativa dell’arte, cercando di esprime il negativo del reale, negando la non libertà della realtà. Sono il pensiero negativo dialettico in termini estetici, descrivendo il reale come è (repressione) e non come appare (libertà). Cercano gli strumenti per portare a espressione artistica questo stato di cose. Marcuse cita Brecht e Valery. Il teatro che rappresenta il mondo contemporaneo non in maniera veristica o soggettivistica, ma in maniera tale che si riconosca la verità che si vuole esprimere, cioè lo stato negativo che deve essere negato. Si cerca un Verfremdungseffekt, cioè ricreare l’effetto della coscienza infelice, il distacco e l’insoddisfazione rispetto alla realtà. Ricreare la scintilla di una dimensione interiori, dove è presente la resistenza allo status quo. Allo spettatore non si chiede empatia e sentimento, ma distacco e riflessione. È un tentativo di riscattare la razionalità del negativo. Per Marcuse, il pensiero negativo è sempre razionalità del negativo, perché ciò che esprime la realtà come davvero è, è razionalità. Invece, il positivo, cioè il pensiero che rimane fermo al dato di fatto, è irrazionale, non coglie i difetti del sistema e si identifica piuttosto con esso.

Valery insiste che il linguaggio poetico si schiera per forza dalla parte della negazione, per far venire alla luce ciò che è assente e negato, ma è possibilità: la felicità. È chiaro che la poesia dipende dagli elementi trascendenti (dimensioni altre rispetto alla realtà costituita) rispetto al linguaggio comune. I mass media esercitato una forma di controllo, che si riflette anche sul linguaggio, fino al punto che la comunicazione di contenuti altri, trascendenti, diventa impossibile tecnicamente. Le opere letterarie davvero d’avanguardia comunicano una rottura col linguaggio dell’ordine costituito, così come la tradizione estetica. Rompere significa rompere con la cosa più scontata, con ciò che diamo come dato di fatto quando parliamo, cioè la struttura proposizionale. Si usa solo la parola, che rifiuta la regola della proposizione, diventando oggetto assoluto che designa un universo privo di continuità. Così si cerca di eludere i limiti del sistema del linguaggio costituito. Questa operazione di negazione della non libertà è anche eminentemente politica.
Malgrado tutti questi sforzi, il sistema reagisce a queste avanguardie. Gli sforzi per il gran rifiuto finisco ad essere assorbiti da ciò che voglio confutare, per via del progresso tecnico. Cercando di garantire una trascendenza, facendo emergere una promessa di felicità negata dal sistema, quindi il sistema risponde concretizzando questa promessa di felicità con un’altra felicità concreta, materiale. L’arte pare quindi destinata al fallimento.

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