Mongo95 di Mongo95
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Il principio di prestazione è antiquato e superato. La conciliazione tra principio di piacere e principio di realtà non dipende certo dallo stato dell’abbondanza della ricchezza. Il problema sta nel conciliare una civiltà nella quale non ci sia lo sfruttamento dei dominanti sui dominati, con una forma di repressione addizionale imposta dall’organizzazione sociale del lavoro. Una repressione ci sarà comunque, quella dovuta alla civiltà in sé. Una società ideale che la fantasia sarebbe in grado di prospettare. Il lavoro non dominerebbe l’esistenza umana, perché ci sarebbe un’automatizzazione generale di esso e quindi una riduzione al minimo della sua durata. Ciò non bloccherebbe più lo sviluppo dell’esistenza umana. Naturalmente, senza che si abbia anche una riduzione del tenore di vita. Esistenza umana trasformata nella sua totalità, ispirata a valori estetici e contemplativi.

Marcuse sintetizza l’optimum delle condizioni della società matura, individuandone tre che consentirebbero e contraddistinguerebbero il passaggio alla civiltà non repressiva: soddisfazione dei bisogni senza alcuna fatica per tutti; liberazione di un vasto quantitativo di energia istintuale per altre attività; alterazione a favore del primo nel rapporto principio piacere-principio realtà. Una civiltà matura dovrebbe essere tale. È una descrizione puramente estrinseca, che ci dà le condizioni ma non spiega cosa c’è all’interno di esse. Questo perché non è ancora stato affrontato un punto centrale che caratterizza la civiltà repressiva, cioè il concetto di produttività.
Ma la nozione di produttività ha i suoi limiti storici, cioè i limiti del principio di prestazione. Al di là della civiltà repressiva, anche la produttività acquisisce un nuovo contenuto e non è più repressiva. È la fantasia che anticipa questa civiltà, quindi può dare tale contenuto alla produttività. Come la civiltà, anche la produttività, per Marcuse, è storicamente determinata. È una critica implicita a Marx, come prima lo si era fatto per Freud. Critica che si esplicita maggiormente in seguito: la civiltà non è repressiva, o meglio, la liberazione non dipende da un’organizzazione più razionale della produzione materiale. È piuttosto da collocare al di fuori della produzione materiale e della sua organizzazione, al di fuori del lavoro: è legata alle energie istintuali rese libere dalla riduzione dell’orario lavorativo. L’automatizzazione nella civiltà non repressiva rende libero molto tempo per il libero gioco delle facoltà umane al di fuori del regno del lavoro alienato. Un’automatizzazione più totale sarebbe un’alienazione completa, ma, paradossalmente, ciò sarebbe il meglio per la liberazione del tempo.
Questi concetti non sono però da semplicizzare: un “lavoriamo meno, lavoriamo tutti” si limita alla prospettiva economicista, ma non è questo che vuole Marcuse. Si parla sempre in termini teorici, in termini pratici ciò comporterebbe ancora una riduzione del tenore di vita. Intanto basta che il discorso regga a livello teorico.

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