Mongo95 di Mongo95
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L’immaginazione estetica è incapace di prospettare alternative sul piano estetico, perché su questa dimensione è stata assorbita dal sistema. Ma, impiegata in campi nuovi, alleandosi con la ragione, può dar vita a una scienza che progetti la società nuova. Con tutti i rischi che ne derivano. Le due facoltà antagonistiche diventano interdipendenti su un terreno comune.
In passato, al di fuori di questa civiltà, l’arte era dimensione altra. In questa civiltà invece l’immaginazione viene subordinata alla scienza e alla tecnologia. Questa scienza dell’immaginazione può andare molto più in là, accordando all’immaginazione tutti i mezzi d’espressione, restituendole la capacità di trovare alternative. Reazionale è l’immaginazione che può diventare l’apriori dell’orientamento dell’apparato produttivo in vista di un’esistenza pacifica e una vita senza paura.
Però il problema permane, e ci si deve porre nuovamente la domanda: come possono gli individui amministrati liberarsi da se stessi e poi dai loro padroni?

La istituzioni in realtà stanno cambiando positivamente, quindi le difficoltà non stanno qui. Problematica è la possibilità di un’autodeterminazione degli individui. Per attuare questo progetto, bisogna far ricorso alla razionalità tecnologica, spogliandola degli elementi di sfruttamento. In ogni caso, è necessario un Soggetto storico essenzialmente nuovo.
Ci sono segnali di un superamento del modello di società, ma anche segnali che indicano una sua resistenza. La teoria critica, che si basa sulla dialettica, è in grado di individuarli, ma non basta, ci vuole anche la pratica. Il limite della teoria critica è di non aver colto le tendenze liberatrici presenti nell’insieme, che il processo della desublimazione sessuale fa in modo che il principio di realtà sia di piacere. Tutti i fenomeni per cui gli individui si identificano totalmente con la società. Questa incapacità non le ha fatto cogliere che il sistema del dominio è dolce, soddisfa i bisogni, in un sistema totalitario. È questo il problema principale, perché l’unica risposta è un rifiuto, ma astratto e non puntuale. Quindi utopistico, senza meta. Un’unica e astratta richiesta che il dominio finisca, l’impotenza politica del rifiuto assoluto. Ma non è colpa di chi rifiuta, quanto piuttosto il risultato della totalità del sistema, nella sua apparente conciliazione.
Chi è il portatore del rifiuto astratto? Non il popolo, perché ora è un concetto non associabile a forze sociali e agenti razionali, ma un’entita del dominio. Piuttosto i reietti, in un’opposizione rivoluzionaria dal di fuori, quindi non sviata dal sistema, come forza elementare.
In gran parte delle descrizioni dei francofortesi c’è della teologia negativa, di origine ebraica, la tendenza a non affermarsi di fronte al divino, quindi anche il non poter descrivere la trascendenza in terra. Ciò non è un caso, perché il regno della libertà di cui si parla non è altro che il regno dei cieli in terra, quindi il fatto che Marcuse non sia in grado di descriverlo, se non in termini vaghi, è fatto logico e in linea con il suo retroterra. Anche in Horkheimer la teoria critica non può descrivere la società. Non possiede concetti che colmino la lacuna tra presente e futuro, rimane quindi negativa. È solo nei disperati che permane una speranza.

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