Mongo95 di Mongo95
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L’autosublimazione della sessualità è qualcosa di generale, non solo erotizzazione della personalità, ma investe tutti i campi della società promuovendo nuove forme di civiltà. Si crea necessariamente un nuovo ordine di civiltà che va a incidere anche sul regno della necessità, cioè sul lavoro. Il regno della necessità comunque esiste nella civiltà matura, bisogna tener presente che si deve anche fare i conti con il dato materiale dell’esistenza. Il regno della necessità incombe e rischia di far naufragare il discorso: il regno del lavoro è quello di cui parlano i neofreudiani come quello di autorealizzazione della personalità, che fino a prova contraria è però il lavoro alienato. Per essere felici nel mondo del lavoro, come fa l’Eros a colonizzare il regno della necessità? Sembra impossibile, perché fino ad ora tutto il progresso e l’aumento della produttività non hanno eliminato la felicità nel lavoro. La meccanizzazione straordinaria, quasi che l’uomo potrebbe non essere più impegnato, ma il lavoro rimane comunque. Non è dunque con la tecnica che possiamo superare questa realtà. Ma soltanto con la libera espansività del gioco e delle facoltà umane. Ciò può avvenire con l’aumento della produttività e della tecnologia che conducano ad un miglioramento di ordine quantitativo nell’orario del lavoro. Ma bisogna fare un passo ulteriore, quello che avviene con la trasformazione dettata dall’Eros: lo spazio vuoto lasciato dal lavoro in meno da compiere permette all’Eros di espandersi, quindi si ha un cambiamento qualitativo della vita e l’erotizzazione della società che allora può riverberarsi anche sul mondo del lavoro stesso. Miglioramenti quantitativa sul mondo del lavoro permettono l’ingresso dell’Eros nel regno della necessità, con poi miglioramenti qualitativi.

La meccanizzazione può porre solo le condizioni per l’umanizzazione del lavoro, che però arriva soltanto con una svolta qualitativa, che parte al di fuori del regno della necessità. L’umanizzazione del mondo del lavoro e l’erotizzazione della società fanno sì che il principio cardine della società repressiva, cioè la ragione, venga trasformata e umanizzata a sua volta, venendo conciliata con la sensualità. È come se Marcuse applicasse in qualche modo la dialettica hegeliana: senso/piacere nello stato prima della civiltà  principio di realtà/razionalità nella civiltà  Sintesi: conciliazione, con una ragione sensuale che non nega la ragione ma la invera, la riprende assumendo il bene che c’è in essa. Una dialettica hegeliana della civiltà. La ragione è sì il principio guida della civiltà matura, ma è diversa da quella della civiltà repressiva. Perché prima la soddisfazione dell’istinto sessuale richiede un’interruzione della routine della vita razionale sotto il principio di prestazione; ora invece la felicità (quasi per definizione irragionevole) esige uno sforzo della liberà razionalità, per essere soddisfatti bisogna essere razionali. È un Eros consapevole che guida la società, che diventa una comunità, richiedendo durevolezza di rapporti e lotta per raggiungere una soddisfazione duratura che non è fatto privato ma comunitario. Si ribaltano completamente i termini del discorso: nella società della repressione la razionalità era sinonimo di repressione, ora ragionevole è sinonimo di soddisfazione. Razionalità sinonimo di Super-io e senso di colpa e violenza; ora felicità, libertà e gioia. Libero compimento e sviluppo dei bisogni individuali.

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