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-Karl Popper – Il Falsificazionismo-

Karl Popper nasce a Vienna nel 1902, dove studia e scrive di matematica, fisica, filosofia, psicoanalisi, … . Fa un’importante riflessione filosofica sulla scienza: conoscerà e lavorerà anche con Husserl.
Appartiene ad una famiglia di origine ebraica e, a causa del periodo storico dove vive, avrà vita difficile.
Nel 1934 pubblica "La logica della scoperta scientifica" dove critica il neopositivismo poiché, appartenendo al Circolo di Vienna, non ne condivide le idee.
Nel 1937 se ne va dall'Austria e dalla Nuova Zelanda.
Nel 1944-45 scrive "Miseria dello storicismo" e "La società aperta e i suoi nemici".
Nel 1946 va a Londra dove insegna logica e metodologia delle scienze all'Università di Cambridge. In questo periodo scrive una relazione: "Esistono problemi filosofici?"; per lui sì, complicazioni che vanno al di là dei problemi linguistici.

Nel 1962 pubblica "Congetture e confutazioni"; più tardi "L'io e il suo cervello".

In tutti i suoi scritti notiamo come le sue riflessioni sulla scienza siano profondamente diverse da quelle di tipo galileiana o newtoniana. La prima cosa che attacca l'induzione (faccio un'osservazione e da lì ne ricava un'ipotesi, che può esperimento: se è giusto ne nasce una nuova legge, se è sbagliato riprovo); lui la critica perché non esiste un'osservazione neutra, quindi la scienza non alla base un processo induttivo poiché la teoria viene prima dell'osservazione. Da qui poco per deduce che la scienza ha bisogno di creatività, ossia la capacità di pensare e vedere le cose diversamente da come appaiono. Lui non parla di ipotesi ma di congetture, ossia l'interpretazione della realtà attraverso la scienza. Non parla di verifica delle ipotesi, ma giustificazione della congettura perché non ci sarà mai una visione realistica della realtà, in quanto io interpreto la realtà stessa.

Popper teorizza il processo di verisimilitudine: una scienza che si avvicina pian piano la realtà ma che non si arriverà mai, non la comprenderà mai del tutto.

La sua teoria definita falsificazionismo: prima di lui si cercava di verificare le ipotesi, ma lui sostiene il bisogno di ricercare continuamente le “condizioni di falsificazione”, ossia le condizioni che fanno cadere l'ipotesi stesse; da questo momento la sua filosofia sottolineerà l'importanza della confutazione (falsificazione) in confronto alla verifica.
Popper è dell'idea che una teoria sia scientifica solo se si può continuamente metterla in difficoltà. Una teoria è preferibile ad un'altra, dice, quando:

_asserisce di più (ossia si applica a un numero maggiore di cose);
_è logicamente più forte rispetto alle altre;
_è audace (quindi una scienza che "osa");
_risolve molti problemi, ma ne crea altri.
Grazie a questo ragionamento, una delle conclusioni a cui giunge è che la psicoanalisi non sia una scienza, poiché non è sempre vera e non si può neanche falsificare; un altro esempio di teoria non scientifica e il marxismo.

-L’io e il suo cervello-

Secondo Popper esistono 3 mondi, tre diversi piani della coscienza. Essi sono:
_il piano fisiologico, ossia del cervello e della realtà fisica;
_il piano mentale;
_l’insieme delle realtà culturali che abbiamo creato.
Popper sostiene che “se il terzo mondo va a sollecitare il secondo, c’è un momento in cui la scienza deve rivedere i suoi fondamenti”; c’è quindi bisogno di una realtà nuova che abbia alla base un piano teorico nuovo.

-La società aperta e i suoi nemici-

I “nemici” a cui si riferisce, essendo stata scritta dopo la II^ Guerra Mondiale, sono i regimi totalitari.
La “società chiusa” per Popper è una società dove l’individuo viene schiacciato e alla quale deve sottostare, è quella che non dà la possibilità all’individuo di essere libero.
La “società aperta” è invece quando dà una possibilità di sviluppo all’individuo. Una “società aperta” ha però dei valori, ossia: la libertà personale, la non-violenza, la protezione delle minoranze, la difesa dei deboli; “questi valori – dice – quando diventano scottanti per la società smettono di essere valori”. Popper mette al centro della vita sociale la critica, ossia il valutare le situazioni da un altro punto di vista; per lui democrazia significa più possibilità di critica, e quindi più libertà. Enuncia inoltre due criteri fondamentali per la società aperta: che nessuno può disporre della vita altrui e che lo Stato deve solo amministrare e governare (non deve mai avere tanto potere da schiacciare un individuo).

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