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Husserl


E’ un autore molto importante, perché è con lui che inizia la fenomenologia; la Fenomenologia per Husserl è una filosofia che studia l’analisi della coscienza nella sua intenzionalità e l’essenza dei modi di conoscenza. L’intenzionalità deriva deriva dal latino “intentio”, un termine della filosofia scolastica medievale, ovvero atto per dirigersi verso qualcosa.
Se si considera la coscienza nella sua intenzionalità, si considera la coscienza caratterizzata da atti per cui si rapporta a qualcosa al suo esterno. La coscienza è intenzionale perché noi ci relazioniamo alla realtà esterna, perché essa si dirige sempre verso degli oggetti; nel relazionarci a questa realtà noi ci dirigiamo verso gli elementi della realtà.
Il concetto di intenzionalità viene argomentato nell’opera Ricerche Logiche, in cui egli fa una critica a tutte le impostazioni che vogliono ridurre la logica alla psicologia; le forme logiche hanno una pura dimensione e non sono legati alla singolarità di chi li pronuncia.
Questo concetto serve non soltanto per distinguere l’oggetto reale da quello di coscienza, ma anche per dividere i vari atti e oggetti di coscienza gli uni dagli altri. Quando noi intenzioniamo qualcosa attraverso atti categoriali come paragoni, collegamenti etc, siamo noi che organizziamo i dati a nostro piacimento e scegliamo di dire “la sedia è a destra del letto” oppure “il letto è alla sinistra della sedia”.
Però, un oggetto di coscienza ricordato o immaginato avrà caratteristiche diverse dall’oggetto percepito così anche come l’atto di ricordare sarà diverso da quello del percepire. Nel ricordo è presene un’intenzionalità secondaria, perché qualcosa che non ricordo è qualcosa che è accaduto ed è stato percepito. Sempre in quest’opera egli suddivide gli atti intenzionali in atti oggettivanti e non oggettivanti. Gli atti oggettivanti dono atti come il percepire, il ricordare, che rendono presente un oggetto di coscienza. Gli atti non oggettivanti non sono autonomi ma hanno un fondamento nei primi: desiderare, gioire etc. Gli atti oggettivanti possono poi dividersi a loro volta in posizionali (tetici) e non posizionali (non tetici). Quelli posizionali pongono l’oggetto come esistente, com’è il caso del ricordo; quelli non posizionali ‘neutralizzano’ l’essere, come il caso dell’atto immaginativo.
Il tipo di scienza che si va a costruire quando si fa un’analisi della coscienza nella sua intenzionalità (scienza chiamata da Husserl “fenomenologia pura”), si distacca dall’ordinaria psicologia. Questa scienza è teoretica e rigorosa, un tipo di scienza che poggia su fondamenti gnoseologici assoluti, sicuri, che da vita ad una conoscenza certa, sicura. Inoltre è scienza intuitiva e non oggettiva; intuitiva perché attraverso l’intuizione sarà possibile cogliere l’obiettivo della fenomenologia, (il coglimento delle essenze=concetto, l’astratto che precede il fatto concreto. Una cosa è considerare il mondo nelle sue realtà, un’altra cosa è considerare il modo in cui i singoli oggetti si danno alla mia coscienza; si considera così in modo essenziale, si considera la sua essenza.), non oggettiva proprio perché si basa sulle essenze, che si manifestano alla ragione così come gli oggetti si manifestano alla percezione. Ancora è scienza eidetica, da Eidos (dal greco, idea, rivolgere l’attenzione verso l’essenza) Infine la fenomenologia è scienza della soggettività, perché si parte dalla considerazione personale della coscienza; l’analisi della coscienza ci porta ad un “io”, polo unificante di tutte le intenzionalità che caratterizzano la coscienza: la coscienza si rapporta alla realtà attraverso gli atti, l’unità degli atti è data dall “io” che unifica tutte le intenzionalità costitutive perché va a costruire quello che la realtà significa per il singolo oggetto. Nelle prime opere Husserl cerca di analizzare l’essenza dei modi di conoscenza, le tappe che scandiscono il nostro conoscere.
La psichiatria ha sposato la fenomenologia perché si studia in che modo alcuni sintomi si manifestano; nello studiare il manifestarsi, si entra nel merito del loro significato. Il volto della psichiatria si fa più umano. Avere un approccio fenomenologico significa prestare attenzione a quella che è l’essenza delle cose.
Le sue opere vengono pubblicate nella prima metà del 900;
Husserl contrappone alla psicologia empirica la psicologia descrittiva, che egli chiama anche fenomenologia pura.
“Lezioni sull’idea di fenomenologia” è un’opera dove Husserl cerca di farci capire in che cosa consiste la fenomenologia pura e perché si distingue dalla psicologia.
La psicologia si occupa di eventi psichici si riferiscono ad una mente specifica che vive in un’interazione col corpo, quindi mente legata al corpo. Tratta di eventi psichici come fatti naturali.
La fenomenologia invece non tratta di eventi psichici come fatti naturali, ma tratta le essenza dei modi di conoscenza. La fenomenologia non può essere psicologia.
Quest’opera contiene anche le condizioni affinché si possa fare un’analisi della coscienza nella sua intenzionalità:
E’ necessario che la coscienza non venga considerata come una realtà al pari delle altre realtà, perché la realtà non è altro che un modo che ha l’oggetto di darsi alla coscienza (come reale o pensante, come immaginario o voluto).
E’ necessario che la coscienza deve porsi al mondo come spettatore disinteressato. Il soggetto deve sospendere ogni affermazione della realtà; la coscienza non deve considerare la realtà, così ci si concentra sugli atti che caratterizzano la nostra coscienza nel momento in cui si rapporta al mondo esterno. Qui è presente il concetto di epoche fenomenologica; epoche=sospensione; sospensione del giudizio intorno alla realtà esterna. L’epochè fenomenologica è invece lo sforzo di mettere tra parentesi la realtà del mondo per dirigere l’attenzione alle essenze. Non è negazione della realtà, non è scetticismo, è soltanto sospensione. L’attenzione si rivolge al modo in cui le singole realtà si manifestano. L’epochè degli antichi Scettici era la sospensione totale del giudizio: tale è il dubbio cartesiano. L’epochè fenomenologica è invece lo sforzo di mettere tra parentesi la realtà del mondo per dirigere l’attenzione alle essenze.
Ad esempio, una casa, dal punto di vista pratico-naturale, è un oggetto alla cui realtà siamo interessati: si può progettarla, costruirla, ecc. Ma se esercitiamo l’epochè, e mettiamo tra parentesi la realtà della casa, quello che ci rimane da considerare è l’essenza della casa stessa: a cosa serve, quali sono le sue caratteristiche. Il passaggio dall’atteggiamento pratico-naturale all’atteggiamento fenomenologico coincide con il passaggio ad un punto di vista contemplativo.
Una volta operata l’epochè, bisogna saper individuare le essenze. L’afferramento delle essenze non è semplice e non va fatto per via scientifica o matematica, perché si tratta di una conoscenza intuitiva.
La coscienza è residuo fenomenologico, cio’ che rimane.
La coscienza è intenzionalità  intento di dirigersi verso oggetti diversi  coscienza è atto di trascendere se stessa, ovvero superare se per raggiungere l’oggetto, per rapportarsi ad una realtà.
Degli atti sono presenti un aspetto soggettivo e uno oggettivo; per descriverli, egli introduce il concetto di Noesis e Noema. La noesis è l’aspetto soggettivo, l’atto propriamente detto; il noema è il lato oggettivo, ovvero il correlato dello stesso atto. Noesis (dalla radice nus ovvero intelletto) ha a che fare con quello che è dirigersi intellettivamente verso l’oggetto attraverso il percepire; è il pensare.
Il Noema è il pensato, è la realtà che alla coscienza si manifesta. Una cosa è considerare un albero come la realtà oggettiva, un’altra cosa è considerarlo come fenomeno che si rappresenta attraverso fenomeni oggettivi.
Tuttavia, egli non riesce ad esprimere con chiarezza la definizione di questi due termini.
Con queste 2 opere inizia la seconda fase del pensiero di Husserl. Egli arriva alla conclusione che il noema è l’oggetto una volta messa in atto la riduzione fenomenologica, cioè oggetto intenzionale in quanto distinto dall’oggetto reale.
Nell’opera “Meditazioni Cartesiane” egli si rifà ad un’opera di Cartesio Meditazioni metafisiche che si basa sulla soggettività intesa come sostanza pensante. Husserl vuol abdicare l’epoche fenomenologica non soltanto al mondo esterno ma anche alla coscienza (che prima era residuo fenomenologico= dalla sospensione non era stata toccata la coscienza) ma ora viene toccata anch’essa. Nel momento in cui applichiamo il metodo della riduzione eidetica anche alla coscienza verrà fuori l’ego trascendentale (trascendente che va aldilà, oltre. Trascendentale invece è categoria che si riferisce a tutti gli oggetti, attributi generali come bello, buono) diverso dall’Io empirico perché l’io empirico è quello naturale, la mente legata ad un corpo specifico. L’ego trascendentale è cio che consente la costituzione di io empirico, è la condizione di possibilità dell’esistenza dell’io empirico e viene fuori nel momento in cui l’epoche fenomenologico viene applicato alla coscienza.
L’ego trascendentale è condizione di possibilità dell’io empirico e della realtà porta al solipsismo trascendentale, ovvero rivolgere l’attenzione esclusivamente al soggetto. Nel momento in cui ci si imbatte in un altro ego trascendentale si registra l’esistenza dell’altro ego, la presenza di qualcosa che assomiglia al proprio, ma è qualcosa di precluso, perché non si può conoscere qualcosa che non è in se. Si può evitare il rischio di solipsismo conoscendo un altro ego che è affine al mio ego. Questo trasforma il solipsismo in intersoggettività. Il fine è di far sì che il soggetto riesca ad uscire fuori da sé.
L’ultima opera alla quale egli lavora “Crisi delle scienze Europee” non consiste nella crisi della scientificità, ma c’è una crisi prima dei parametri matematici che rendono un sapere, un sapere scientifico, disumanizzazione progressiva.
conoscendo un altro ego che è affine al mio ego. Questo trasforma il solipsismo in intersoggettività. Il fine è di far sì che il soggetto riesca ad uscire fuori da sé.
L’ultima opera alla quale egli lavora “Crisi delle scienze Europee” non consiste nella crisi della scientificità, ma c’è una crisi prima dei parametri matematici che rendono un sapere, un sapere scientifico, disumanizzazione progressiva.
Secondo Husserl, per definire un corpo organico non come copia di me stesso, io non percepisco l’altro come duplicato di me stesso anche se mi somiglia, in quanto io posseggo una sfera originaria in un punto preciso dello spazio in cui mi trovo e non si possono direttamente trasferire i vissuti direttamente da “qui” a “lì” ma piuttosto da “qui” a “se fossi lì” che è diverso. Quindi le 2 prospettive, la mia e quella dell’altro, si escludono. Dal punto di vista fenomenologico c’è quindi incompatibilità tra la mia situazione, il mio vissuto e quello di un altro.
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