Erectus 1680 punti

HUsserl


Husserl parte dalla psicologismo e arriva ad una nuova filosofia che si propone di tornare alle “cose stesse”. Dopo una serie di critiche allo psicologismo, conclude che risulta contradditorio fondare il sapere sulla psicologia a causa della sua precarietà in quanto scienza a posteriori. Husserl nota che anche il metodo fenomenologico è ancora troppo influenzato dall’atteggiamento naturale che caratterizza la vita quotidiana ed è adottato da tutti, ma non può essere legittimato dalla filosofia soprattutto se si vuole fondare il sapere. Nella sua opera Idee per una fenomenologia pura e una filosofia fenomenologica Husserl arriva ad una soddisfacente formulazione del metodo fenomenologico. Tale fenomenologia è trascendentale, purificata dall’atteggiamento naturale  separata dalla fenomenologia empirica. Questo processo è avvenuto per mezzo dell’ epoché fenomenologica (o riduzione fenomenologica). Il dato fenomenologico è un’evidenza intuitiva che costituisce il fondamento di ogni possibile sapere. Husserl fa riferimento alla filosofia cartesiana, sostenendo che il concetto del cogito ma se ne distacca perché dalla cogitatio non si deve pretendere di dedurre che quanto è conosciuto esista nel mondo esterno  passaggio senza alcun fondamento. Husserl ritiene che si debba compiere un’epoché fenomenologica: una sospensione del giudizio sull’esistenza reale delle cose oggetto di esperienza. L’epoché non pretende l’annullamento della dimensione oggettiva, ma solo che ci si limiti a parlarne secondo il modo in cui essa si dà all’esperienza (soggetto).
Husserl dedica anche ampio spazio al concetto dell’intenzionalità: è una caratteristica fondamentale della coscienza  è sempre coscienza di qualcosa. Nell’atto intenzionale vi è sempre un legame tra coscienza e oggetto intenzionato. L’intenzionalità sta in questo nesso: consiste nell’uscire dalla psicologia per trattare delle “cose stesse”. Husserl per non cadere nell’atteggiamento naturale, introduce i termini:
• noesi/atto noetico per indicare l’atto coscienziale
• noema per indicare il polo oggettivo di ogni vissuto, ciò di cui si ha coscienza, non è riducibile alla coscienza empirica e non è un oggetto del mondo esterno.
Hai bisogno di aiuto in Filosofia Contemporanea?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email