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Concetti Chiave

  • All'inizio del Novecento si inizia a mettere in discussione la fiducia positivista nel sapere scientifico, accelerata dalla prima guerra mondiale e dal disfacimento del sogno di progresso della “Belle Epoque”.
  • La filosofia analitica si concentra sull'analisi del linguaggio per chiarire i concetti, mentre la fenomenologia adotta un approccio antipositivistico, cercando un nuovo significato per la filosofia.
  • Husserl critica la scientificità dominata da un approccio oggettivistico, sostenendo che la crisi delle scienze europee deriva dalla perdita di senso e dalla riduzione della vita umana a mera oggettività.
  • Il dibattito tra psicologismo e logicismo vede Husserl cercare una "terza via", riconoscendo l'influenza delle operazioni soggettive sulla validità oggettiva degli oggetti logici.
  • La teoria dell’intenzionalità di Husserl stabilisce che la coscienza è sempre diretta verso qualcosa al di fuori di sé, creando una relazione reciproca tra soggetto e oggetto attraverso l'esperienza vissuta.

Che cos'è la crisi del positivismo?

Contesto filosofico. I primi anni del Novecento cominciano ad erodere la fiducia positivista nel sapere scientifico propria del XIX secolo, dando avvio ad un fenomeno inarrestabile a cui la prima guerra mondiale darà un’accelerazione definitiva. Il conflitto mondiale segna infatti il disfacimento del sogno in un progresso indefinito che aveva dominato nella cultura della “Belle Epoque”. Questa crisi della cultura influenza anche la filosofia, che si trova a riflettere sul proprio ruolo e sulla propria funzione. Le risposte a questa domanda furono diverse a seconda dei contesti culturali in cui furono elaborate:

Filosofia analitica e fenomenologia

Filosofia come analisi del linguaggio. Si sviluppa nei paesi anglosassoni, in Gran Bretagna e negli Stati Uniti ed ha il compito di chiarire i concetti mediante l’analisi del linguaggio e di stabilire una linea di demarcazione tra scienza e non-scienza. (Neopositivismo o empirismo logico)

• Filosofia come battaglia al Relativismo e al Positivismo. Si sviluppa in Francia e in Germania ed ha un atteggiamento antipositivistico che si manifesta nella Fenomenologia, in una nuova ontologia e nell’Esistenzialismo.

Husserl e la crisi delle scienze

La Fenomenologia si propone come un metodo e uno stile di pensiero in grado di porre sotto processo l’idea stessa di scientificità, come questa si è costruita a partire da Galileo Galilei, e di criticare, senza disconoscerne la portata, la divinizzazione della scienza che ha improntato di sé buona parte della cultura occidentale, culminando nella concezione positivistica del sapere. Sembrerebbe strano parlare di crisi in un momento ricco di scoperte scientifiche e successi tecnologici. Secondo Husserl, infatti, la crisi delle scienze europee non è una crisi di efficienza, ma di senso, e investe le scienze in quanto la decadenza della cultura europea è causata dal prevalere del punto di vista oggettivistico e naturalistico; una lettura della realtà che si ferma a considerare il mondo e i fenomeni dell’esperienza unicamente come corpi, senza prenderne in considerazione il senso profondo, in particolare rispetto alla vita dell’uomo. Il progetto fenomenologico di Husserl è quindi teso a recuperare l’idea più autentica e originale della filosofia, quella di una scienza rigorosa che cerchi il fondamento ultimo di ogni sapere e che torni ad offrirci un nuovo sguardo sul mondo, servendosi anche della validità epistemologica della soggettività.

Psicologismo e logicismo

Psicologismo, logicismo e terza via. Abbracciando un punto di vista definito “psicologistico”, Husserl è convinto che l’unico modo per spiegare la formazione di alcuni concetti elementari dell’aritmetica (come quello del numero) sia quello di definire il tipo di operazioni soggettive che ne stanno a fondamento. Lo psicologismo, infatti, era quella impostazione secondo la quale le operazioni logiche hanno il loro fondamento in atti psicologici. In tal modo, logica e psicologia diventano intimamente connesse, e la seconda fa da fondamento alla prima. Il dibattito tra psicologisti, che riducono i concetti logico-matematici ai fenomeni soggettivi della coscienza, e logicisti che, al contrario, ritengono le proposizioni logiche oggettive e valide di per sé, emerse anche rispetto al lavoro husserliano, oggetto di critiche da autori come Frege. Frege obietta al filosofo che il numero non possa avere il proprio fondamento, ma abbia, al contrario, una propria idealità autonoma e assoluta esistendo in quanto tale, indipendentemente dal soggetto che lo pensa. Sollecitato da questa critica, Husserl va alla ricerca di una terza via che superi il conflitto tra i due modi di pensare, nella convinzione che la validità e l’oggettività scientifica non siano inconciliabili con il formarsi degli oggetti logici sulla base di operazioni soggettive.

Teoria dell'intenzionalità

La teoria dell’intenzionalità. Esito di questa riflessione sono le Ricerche logiche, che presentano la teoria dell’intenzionalità della coscienza (base della fenomenologia), grazie alla quale Husserl trova la soluzione al conflitto tra psicologismo e logicismo. La terza via da lui proposta consiste nel formulare un nuovo concetto di coscienza, la coscienza intenzionale. Essa è sempre intenzionata ad altro da sé (amo qualcuno, ascolto qualcosa, guardo qualcosa ecc.) e non intenziona la rappresentazione della realtà, ma la realtà stessa. La teoria dell’intenzionalità, quindi, da un lato riconosce la validità oggettiva degli oggetti, dall’altro gli oggetti ricevono senso solo in rapporto al soggetto e alla coscienza. In tal modo la teoria husserliana supera le interpretazioni filosofiche che facevano della soggettività e dell’oggettività due mondi assolutamente incomunicabili: l’atto di coscienza non è pensabile se non in relazione con l’oggetto, e lo stesso oggetto non è pensabile se non in relazione al soggetto, ovvero alla coscienza. Ciò che permette di distinguere la coscienza dal suo oggetto è l’esperienza vissuta, che si avvale di due poli: noesi (atto, apparire di un oggetto) e noema (contenuto, manifestazioni dell’oggetto).

Essenza e conoscenza

In ogni realtà si manifesta in modo imperfetto e imparziale l’essenza delle cose. Husserl distingue due tipi di oggetti che “si danno” alla coscienza: le cose reali, ovvero le cose proprie della percezione sensibile, e gli oggetti ideali, ovvero le “essenze”. La nostra conoscenza comincia sempre con l'esperienza di cose esistenti, cioè di fatti, di fenomeni (ciò che viene dato immediatamente e con evidenza alla coscienza). Ascoltando un suono, ne percepiamo l’essenza attraverso l’intuizione categoriale, intuizione empirica che permette di cogliere i singoli fatti. Per cogliere però le essenze dell’universale c’è bisogno dell’intuizione eidetica.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il contesto che ha portato alla crisi del positivismo nel Novecento?
  2. La crisi del positivismo è emersa nei primi anni del Novecento, accelerata dalla prima guerra mondiale, che ha eroso la fiducia nel progresso scientifico e ha spinto la filosofia a riflettere sul proprio ruolo nella cultura, come descritto nel testo.

  3. Come si differenziano la filosofia analitica e la fenomenologia?
  4. La filosofia analitica, sviluppata nei paesi anglosassoni, si concentra sull'analisi del linguaggio e sulla demarcazione tra scienza e non-scienza, mentre la fenomenologia, emersa in Francia e Germania, adotta un atteggiamento antipositivistico e si propone di criticare la divinizzazione della scienza, come evidenziato nel testo.

  5. Qual è la posizione di Husserl riguardo alla crisi delle scienze?
  6. Husserl sostiene che la crisi delle scienze non è di efficienza, ma di senso, derivante da una visione oggettivistica e naturalistica che ignora il significato profondo della realtà, come spiegato nel testo.

  7. In che modo Husserl cerca di risolvere il conflitto tra psicologismo e logicismo?
  8. Husserl propone una "terza via" che supera il conflitto tra psicologismo e logicismo, sostenendo che la validità scientifica non è incompatibile con la formazione degli oggetti logici attraverso operazioni soggettive, come indicato nel testo.

  9. Qual è il significato della teoria dell'intenzionalità nella filosofia di Husserl?
  10. La teoria dell'intenzionalità, centrale nella fenomenologia di Husserl, afferma che la coscienza è sempre diretta verso qualcosa al di fuori di sé, riconoscendo la validità oggettiva degli oggetti e il loro significato in relazione al soggetto, come descritto nel testo.

Domande e risposte

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