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L'eticità


È la parte dello spirito oggettivo in cui viene risolta e annullata la separazione tra la soggettività e il bene. L’eticità è la moralità sociale, cioè la realizzazione concreta del bene in quelle forme istituzionali che sono la famiglia, la società civile e lo Stato. Il filosofo la fa coincidere con il costume perché vuole sottolineare che ogni individuo, nascendo, si trova in un orizzonte storico-culturale che orienterà tutte le sue scelte. Ciò significa che la coscienza individuale non può operare in modo autonomo poiché è calata in un tessuto di relazioni interpersonali e di valori consolidati che è tenuta a rispettare.
Il bene è concreto e determinato, fatto di regole comportamentali condivise che l’individuo acquisisce in modo naturale e istintivo.
Secondo Hegel l’unità immediata, naturale e felice tra individuo e Stato, propria dell’eticità greca, si è tragicamente spezzata nel mondo cristiano e moderno, in cui all’organismo della città antica è subentrato l’individualismo liberale borghese, cioè la rivendicazione dei diritti naturali dell’individuo indipendentemente da quelli dello Stato.
Il passaggio alla moralità moderna ha avuto da un lato valore positivo e dall’altro negativo, perciò Hegel propone un’”eticità dei moderni” che recuperi l’antica unità d’individuo e cittadino nella forma della libertà, nella consapevolezza che il valore della moralità soggettiva va “ri-compensato” nelle sue esigenze essenziali, in altre parole lo Stato.
Per questo l’eticità costituisce la sintesi tra il diritto astratto e la moralità.
Famiglia è il primo momento dell’eticità in cui il rapporto naturale tra i sessi assume la forma di un’“unità spirituale” fondato sull’amore e sulla fiducia. La famiglia si articola a sua volta nel matrimonio, nel patrimonio e nell’educazione dei figli. Questi ultimi, dopo essere cresciuti e diventati autonomi, escono dalla famiglia originaria per dare origine a nuove famiglie con ognuna i propri interessi.
Società civile Con la creazione di nuove famiglie, la famiglia = tesi si frantuma nel sistema “atomistico” e conflittuale della società civile = antitesi, che s’identifica con la sfera economico-sociale e giuridico-amministrativa del vivere insieme, cioè il luogo di scontro e d’incontro tra interessi particolari e indipendenti che devono coesistere tra loro. Dunque la società civile rappresenta il momento negativo dell’eticità, eppure continua a farne parte. Inoltre si articola in tre momenti: il sistema dei bisogni, l’amministrazione della giustizia e la polizia e le corporazioni.
Il sistema dei bisogni nasce dal fatto che gli individui, dovendo soddisfare le proprie necessità mediante la produzione della ricchezza e la divisione del lavoro, danno origine a differenti classi sociali: la classe sostanziale = gli agricoltori, quella formale = artigiani, fabbricanti e commercianti, e infine la classe universale = funzionari pubblici.
L’amministrazione della giustizia riguarda la sfera delle leggi e della loro tutela giuridica e s’identifica sostanzialmente con il diritto pubblico.
La polizia e le corporazioni provvedono alla sicurezza sociale. Queste hanno un ruolo importante poiché prefigurano il momento dell’universalità statale.
Stato È il momento culminante dell’eticità perché rappresenta la riaffermazione dell’unità della famiglia (tesi) al di là della dispersione della società civile (antitesi). Lo Stato è come una famiglia in grande, e sta alla società civile come l’universale = ricerca del bene comune (realtà etica) sta al particolare = ricerca dell’utile privato (realtà morale). Di conseguenza, lo Stato non implica una soppressione della società civile, ma lo sforzo d’indirizzarne i particolarismo verso il bene collettivo. Nello Stato abbiamo la congiunzione dell’organicità, in cui l’individuo opera come momento di un “corpo” o “organismo” unitario, con la consapevolezza soggettiva, in cui il cittadino è consapevole di essere parte del tutto.
Il filosofo definisce lo Stato “sostanza etica consapevole di sé”, poiché essendo autocoscienza e volontà di un popolo, esso è il vero soggetto del bene e del male, ciò che sostiene le scelte del singolo, condizionandole e orientandole. Infatti, secondo Hegel lo Stato non è fondato sugli individui, ma sull’idea stessa di Stato, ossia il concetto di un bene universale, perché non sono stati gli individui a fondare lo Stato, ma è opera dello Stato aver fondato gli individui (concezione organicistica dello Stato vs. liberale).
Il filosofo sostiene inoltre che la costituzione, sarebbe a dire “l’organizzazione dello Stato”, sia qualcosa che provenga necessariamente dalla vita collettiva e storica di un popolo. Essa s’identifica con un organismo politico che prevede una serie di poteri distinti ma non divisi tra loro: legislativo, governativo e principesco.
Il primo consiste nel potere di “determinare e di stabilire l’universale” e “concerne le leggi come tali”. Perciò c’è bisogno dell’assemblea delle rappresentanze di classe, cioè le cosiddette Camere, quella bassa e quella alta. Pur insistendo sull’importanza mediatrice dei ceti, Hegel ritiene che questi per loro natura siano inclini a far valere gli utili privati “a spese dell’interesse generale”. Per questo gli altri due poteri sono determinanti.
Il potere governativo comprende in sé i poteri giudiziari e di polizia, operanti a livello di società civile. Esso consiste nello sforzo di tradurre in atto l’universalità delle leggi in riferimento ai casi specifici: è questo il compito dei funzionari dello Stato.
Il potere principesco rappresenta l’incarnazione stessa dell’unità dello Stato, cioè il momento in cui la sovranità dello Stato si concretizza in un’individualità reale, cui spetta la decisione definitiva = il monarca. In definitiva, per Hegel la monarchia della costituzione rappresenta la “costituzione della ragione sviluppata”, ma risolve anche organicamente in se stessa le forme classiche di governo: monarchia, aristocrazia e democrazia.
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