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Dialettica hegeliana

Il discorso di Hegel somiglia terribilmente al discorso cristiano; Dio infatti si manifesta nella storia realizzando un percorso storico. La finalità della manifestazione di Dio nella Storia è la salvezza dell’umanità, quindi il ritorno dell’umanità a Dio.
Quindi si capisce perché Hegel abbia detto che la sua Dialettica è modellata sulla Trinità, perché la dialettica hegeliana è una dialettica cosiddetta triadica: TESI - ANTITESI - SINTESI.
“AUFHEBUNG”: questa parola all’incirca viene tradotta in italiano con “superamento” però in base alle indicazioni che si possono ricavare dalle opere di Hegel, questa parola ha quattro significati:

1. “superare”
2. “togliere”
3. “negare”
4. “conservare”
“Superiamo” l’opposizione, dunque se superiamo l’opposizione “togliamo” gli opposti, “neghiamo” la finitezza degli opposti, cioè cerchiamo di ricondurre la sintesi all’intero di cui fa parte, però non annulliamo gli opposti ma li “conserviamo”. Un esempio potrebbe essere la molecola d’acqua (H2O), supponendo che idrogeno e ossigeno siano due principi opposti, la molecola d’acqua non possiede le stesse proprietà di idrogeno e ossigeno, l’ossigeno infatti alimenta la combustione. La sintesi è quindi qualcosa che va oltre gli elementi coinvolti, non è una sintesi meccanica ma una sintesi organica. L’assoluto è infatti un’entità perennemente in divenire, cioè un entità che parte dalle considerazioni precedenti per produrre nuove cose che contengono quelle precedenti superandole e trasformandole. Hegel , infatti parte da altri autori, li supera, li contiene e non li annulla.
Però, per fare questo lo spirito deve riconoscersi, cioè staccarsi dalla dimensione della mente naturale, cioè divenire cosciente di sé.
“PANLOGISMO”: “panteismo logico”, vuol dire che tutto è logos, tutto è razionalità; quindi per capire l’ossatura dell’assoluto dobbiamo comprendere la razionalità, cioè comprendere cos’è la natura. Lo spirito, infatti, nella sua prima fase rimane immerso nella natura (cultura orientale). Hegel nega l’importanza della natura, ma la natura c’è e diventa uno dei momenti necessari di autoriconoscimento dello spirito.
“Panlogismo” è anche inteso come un principio che si sviluppa in due direzioni:
- ALIENAZIONE NELLA NATURA: la natura è il “farsi altro” dello spirito; è l’“eterno passato dello spirito”, cioè lo spirito quando torna alla natura, trova sempre i medesimi significati” (es. la quercia per Omero, è la quercia anche per noi dopo 3000 anni);
- OGGETTIVAZIONE NELLA STORIA: la Storia è il fatto dell’idea, il luogo in cui l’assoluto si esprime (autoriconoscimento dello spirito), in cui si dipana e si realizza il progetto dell’assoluto (il grumo di potenzialità si traducono in attualità, assume cioè una funzione riconoscibile e definita).

“L’altro è lo stesso sé”: cioè il sé è duplice, tuttavia è uno (es. Alessandro Manzoni è sia conte che poeta), quindi ci deve essere un elemento comune che lega i due concetti (es. un oggetto è una produzione dello spirito umano e quindi posso dire che è spirito oggettivato, cioè spirito che ha assunto una forma visibile). Ne deriva una duplicazione apparente : A = A, cioè spirito = oggetto realizzato; trasferendo questo schema alla natura otteniamo pensiero = essere, quindi in principio c’è il pensiero umano che, poi si oggettiverà nei vari oggetti. Quando il pensiero corrisponde all’essere otteniamo la verità (ripresa dinamica di Parmenide).

Lo spirito si riflette in maniera statica nelle produzioni naturali e in maniera dinamica nelle produzioni storiche, quindi lo spirito ha di sé la medesima immagine quando si specchia nel mondo naturale e ha di sé un’ immagine diversa quando si specchia nel mondo storico.
L’assoluto è sintesi di natura e spirito, questa sintesi si svolge nella Storia, cioè nel tempo. Se quindi la natura è l’eterno passato dello spirito, la Storia è il “farsi finito dell’infinito e il farsi infinito del finito”; in pratica la Storia è il luogo di incontro e di sintesi tra finito (manifestazioni del principio) e infinito (principio).

Un sistema è un complesso di elementi che si sostengono reciprocamente, quindi il sistema Hegeliano, da qualunque parte lo si guardi, dovrebbe presentarsi come una rete articolata, armonica e razionale di riproduzioni. Esso è permeato all’interno dalla razionalità del principio che si “allarga”, cioè capace di differenziarsi. La sfida della filosofia riguarda la capacità di riconoscere e di ricondurre le differenziazioni al principio unitario. Per cui la realtà è il farsi dell’assoluto. Lo spirito (l’assoluto) produce l’altro da sé e non riconoscendosi pienamente nel mondo naturale si rivolge al mondo umano ed è qui che l’assoluto ritorna in sé ma su una base diversa di consapevolezza, per avere coscienza di sé, infatti, lo spirito deve agire (= “farsi altro”) e nel momento in cui si riconosce ritorna in sé.

Dialetticamente parlando viene posto il contrario e poi viene superato (Aufhebung). Da qui deriva che “Il contrario è altrettanto vero, dunque è altrettanto falso”.
La razionalità consiste nel cogliere la logica dell’assoluto e si può identificare con la Dialettica, la quale si suddivide in tre momenti:
- Intellettivo-astrattivo (IN SÉ): l’intelletto si muove nel finito, quindi pone determinazioni rigide e astratte, ci consente di comprendere solo settorialmente e parzialmente le cose.
- Negativo-razionale (PER SÉ): nega la particolarità (e la determinatezza) della cosa. Mettendo in relazione la cosa singola con le altre cose singole del sistema, la ragione ci porta a dire che “ogni cosa è quel che è e non è tutto il resto”, cioè ogni cosa è identica a sé stessa ma diversa da tutto il resto.
es. A è A e NON A; “ogni cosa è X ma anche non X” di Platone
- Positivo-razionale (IN SÉ E PER SÉ): momento in cui noi prendiamo coscienza del percorso fatto, cioè riconosciamo e riconsideriamo la forma specifica su un piano più alto.
N.B. Quindi la Dialettica, il percorso del pensiero e il percorso della Storia seguono un caratteristico andamento a spirale, per cui tutto torna ma viene riconsiderato su un piano più alto.
es. +5 -5 = 0
Per Hegel “0” è la sintesi degli opposti
e continua a contenerli. Scindendo lo
zero si potrebbero recuperare +5 e -5.
es. BIANCO + NERO = GRIGIO
Per Hegel il “grigio” è “il bianco
che nereggia” e “il nero che bianheggia” (Eraclito).

Un altro esempio potrebbe essere l’Umanesimo che è stato un momento di riscoperta della cultura classica, in contrapposizione all’orizzonte teologico del medioevo. I contenuti dell’Umanesimo cono stati ripresi durante l’Illuminismo. La Storia procede, quindi, in questo modo: la negazione e il superamento si traducono in una riproposizione in chiave diversa di contenuti che già precedente si sono manifestati. Quindi possiamo dire che le produzioni culturali non vanno mai completamente abbandonati ma vengono recuperati (“corsi e ricorsi della Storia” di Vico).
N.B. Russel scherzava un po’ sulla Dialettica Hegeliana e la sua “battuta” era che “chiedendoci se tizio è vivo o morto dovremmo concludere che è moribondo”; questo però non ci dà nessuna informazione su quell’elemento.
Il momento positivo-razionale, è dunque il momento in cui viene ad essere riaffermata la verità del contenuto delle proposizioni, è il momento in cui la dialettica si compie e possiamo esprimere la piena corrispondenza tra pensiero ed essere.
Questo avviene attraverso le proposizioni dialettiche come “tutto ciò che è reale è razionale e tutto ciò che è razionale è reale” perché nelle proposizioni dialettiche non c’è differenza di esenzione tra soggetto e predicato, cioè scambiandoli di posto il senso complessivo non cambia:
A ᴧ ¬ A = A = B “A e NON A è uguale ad A, che è uguale a B”

Lo spirito si riconosce “mediatamente”, la Dialettica è il processo di mediazione e quindi anche di sintesi. Mediamo l’universale con il particolare, l’infinito col finito. Il punto di arrivo è l’infinito o l’assoluto che si riconosce come infinito dopo il necessario pellegrinaggio nel finito. Quindi l’assoluto si particolarizza e successivamente prende coscienza che è egli stesso l’artefice di quelle particolarizzazioni; in altre parole, lo spirito deve prendere coscienza di essere l’unica realtà. Quindi la verità del finito è l’infinito che sta dietro.

Dialettica hegeliana

Il discorso di Hegel somiglia terribilmente al discorso cristiano; Dio infatti si manifesta nella storia realizzando un percorso storico. La finalità della manifestazione di Dio nella Storia è la salvezza dell’umanità, quindi il ritorno dell’umanità a Dio.
Quindi si capisce perché Hegel abbia detto che la sua Dialettica è modellata sulla Trinità, perché la dialettica hegeliana è una dialettica cosiddetta triadica: TESI - ANTITESI - SINTESI.
“AUFHEBUNG”: questa parola all’incirca viene tradotta in italiano con “superamento” però in base alle indicazioni che si possono ricavare dalle opere di Hegel, questa parola ha quattro significati:
1. “superare”
2. “togliere”
3. “negare”
4. “conservare”
“Superiamo” l’opposizione, dunque se superiamo l’opposizione “togliamo” gli opposti, “neghiamo” la finitezza degli opposti, cioè cerchiamo di ricondurre la sintesi all’intero di cui fa parte, però non annulliamo gli opposti ma li “conserviamo”. Un esempio potrebbe essere la molecola d’acqua (H2O), supponendo che idrogeno e ossigeno siano due principi opposti, la molecola d’acqua non possiede le stesse proprietà di idrogeno e ossigeno, l’ossigeno infatti alimenta la combustione. La sintesi è quindi qualcosa che va oltre gli elementi coinvolti, non è una sintesi meccanica ma una sintesi organica. L’assoluto è infatti un’entità perennemente in divenire, cioè un entità che parte dalle considerazioni precedenti per produrre nuove cose che contengono quelle precedenti superandole e trasformandole. Hegel , infatti parte da altri autori, li supera, li contiene e non li annulla.
Però, per fare questo lo spirito deve riconoscersi, cioè staccarsi dalla dimensione della mente naturale, cioè divenire cosciente di sé.
“PANLOGISMO”: “panteismo logico”, vuol dire che tutto è logos, tutto è razionalità; quindi per capire l’ossatura dell’assoluto dobbiamo comprendere la razionalità, cioè comprendere cos’è la natura. Lo spirito, infatti, nella sua prima fase rimane immerso nella natura (cultura orientale). Hegel nega l’importanza della natura, ma la natura c’è e diventa uno dei momenti necessari di autoriconoscimento dello spirito.
“Panlogismo” è anche inteso come un principio che si sviluppa in due direzioni:
- ALIENAZIONE NELLA NATURA: la natura è il “farsi altro” dello spirito; è l’“eterno passato dello spirito”, cioè lo spirito quando torna alla natura, trova sempre i medesimi significati” (es. la quercia per Omero, è la quercia anche per noi dopo 3000 anni);
- OGGETTIVAZIONE NELLA STORIA: la Storia è il fatto dell’idea, il luogo in cui l’assoluto si esprime (autoriconoscimento dello spirito), in cui si dipana e si realizza il progetto dell’assoluto (il grumo di potenzialità si traducono in attualità, assume cioè una funzione riconoscibile e definita).

“L’altro è lo stesso sé”: cioè il sé è duplice, tuttavia è uno (es. Alessandro Manzoni è sia conte che poeta), quindi ci deve essere un elemento comune che lega i due concetti (es. un oggetto è una produzione dello spirito umano e quindi posso dire che è spirito oggettivato, cioè spirito che ha assunto una forma visibile). Ne deriva una duplicazione apparente : A = A, cioè spirito = oggetto realizzato; trasferendo questo schema alla natura otteniamo pensiero = essere, quindi in principio c’è il pensiero umano che, poi si oggettiverà nei vari oggetti. Quando il pensiero corrisponde all’essere otteniamo la verità (ripresa dinamica di Parmenide).
Lo spirito si riflette in maniera statica nelle produzioni naturali e in maniera dinamica nelle produzioni storiche, quindi lo spirito ha di sé la medesima immagine quando si specchia nel mondo naturale e ha di sé un’ immagine diversa quando si specchia nel mondo storico.
L’assoluto è sintesi di natura e spirito, questa sintesi si svolge nella Storia, cioè nel tempo. Se quindi la natura è l’eterno passato dello spirito, la Storia è il “farsi finito dell’infinito e il farsi infinito del finito”; in pratica la Storia è il luogo di incontro e di sintesi tra finito (manifestazioni del principio) e infinito (principio).

Un sistema è un complesso di elementi che si sostengono reciprocamente, quindi il sistema Hegeliano, da qualunque parte lo si guardi, dovrebbe presentarsi come una rete articolata, armonica e razionale di riproduzioni. Esso è permeato all’interno dalla razionalità del principio che si “allarga”, cioè capace di differenziarsi. La sfida della filosofia riguarda la capacità di riconoscere e di ricondurre le differenziazioni al principio unitario. Per cui la realtà è il farsi dell’assoluto. Lo spirito (l’assoluto) produce l’altro da sé e non riconoscendosi pienamente nel mondo naturale si rivolge al mondo umano ed è qui che l’assoluto ritorna in sé ma su una base diversa di consapevolezza, per avere coscienza di sé, infatti, lo spirito deve agire (= “farsi altro”) e nel momento in cui si riconosce ritorna in sé.
Dialetticamente parlando viene posto il contrario e poi viene superato (Aufhebung). Da qui deriva che “Il contrario è altrettanto vero, dunque è altrettanto falso”.
La razionalità consiste nel cogliere la logica dell’assoluto e si può identificare con la Dialettica, la quale si suddivide in tre momenti:
- Intellettivo-astrattivo (IN SÉ): l’intelletto si muove nel finito, quindi pone determinazioni rigide e astratte, ci consente di comprendere solo settorialmente e parzialmente le cose.
- Negativo-razionale (PER SÉ): nega la particolarità (e la determinatezza) della cosa. Mettendo in relazione la cosa singola con le altre cose singole del sistema, la ragione ci porta a dire che “ogni cosa è quel che è e non è tutto il resto”, cioè ogni cosa è identica a sé stessa ma diversa da tutto il resto.
es. A è A e NON A; “ogni cosa è X ma anche non X” di Platone
- Positivo-razionale (IN SÉ E PER SÉ): momento in cui noi prendiamo coscienza del percorso fatto, cioè riconosciamo e riconsideriamo la forma specifica su un piano più alto.
N.B. Quindi la Dialettica, il percorso del pensiero e il percorso della Storia seguono un caratteristico andamento a spirale, per cui tutto torna ma viene riconsiderato su un piano più alto.
es. +5 -5 = 0
Per Hegel “0” è la sintesi degli opposti
e continua a contenerli. Scindendo lo
zero si potrebbero recuperare +5 e -5.
es. BIANCO + NERO = GRIGIO
Per Hegel il “grigio” è “il bianco
che nereggia” e “il nero che bianheggia” (Eraclito).

Un altro esempio potrebbe essere l’Umanesimo che è stato un momento di riscoperta della cultura classica, in contrapposizione all’orizzonte teologico del medioevo. I contenuti dell’Umanesimo cono stati ripresi durante l’Illuminismo. La Storia procede, quindi, in questo modo: la negazione e il superamento si traducono in una riproposizione in chiave diversa di contenuti che già precedente si sono manifestati. Quindi possiamo dire che le produzioni culturali non vanno mai completamente abbandonati ma vengono recuperati (“corsi e ricorsi della Storia” di Vico).
N.B. Russel scherzava un po’ sulla Dialettica Hegeliana e la sua “battuta” era che “chiedendoci se tizio è vivo o morto dovremmo concludere che è moribondo”; questo però non ci dà nessuna informazione su quell’elemento.
Il momento positivo-razionale, è dunque il momento in cui viene ad essere riaffermata la verità del contenuto delle proposizioni, è il momento in cui la dialettica si compie e possiamo esprimere la piena corrispondenza tra pensiero ed essere.
Questo avviene attraverso le proposizioni dialettiche come “tutto ciò che è reale è razionale e tutto ciò che è razionale è reale” perché nelle proposizioni dialettiche non c’è differenza di esenzione tra soggetto e predicato, cioè scambiandoli di posto il senso complessivo non cambia:
A ᴧ ¬ A = A = B “A e NON A è uguale ad A, che è uguale a B”

Lo spirito si riconosce “mediatamente”, la Dialettica è il processo di mediazione e quindi anche di sintesi. Mediamo l’universale con il particolare, l’infinito col finito. Il punto di arrivo è l’infinito o l’assoluto che si riconosce come infinito dopo il necessario pellegrinaggio nel finito. Quindi l’assoluto si particolarizza e successivamente prende coscienza che è egli stesso l’artefice di quelle particolarizzazioni; in altre parole, lo spirito deve prendere coscienza di essere l’unica realtà. Quindi la verità del finito è l’infinito che sta dietro.

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