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L’uomo. La sua natura e il suo posto nel mondo (1940)


La svolta antropologica di Gehlen si afferma in questo testo del 1940, con l’intenzione di fondo di descrivere l’uomo come un “biologisches Sonderproblem”. Gehlen non intende essere preso per un riduzionista, affermando che l’uomo non è altro che un animale, ma piuttosto mostrare come per rispondere alle sfide naturali di sopravvivenza, l’essere umano ricorra a metodi completamente diversi.
Quindi sì un forte radicamento nel mondo naturale, ma al tempo stesso l’affermazione di una differenza qualitativa. Non basta infatti affermare con l’animale un mera “differenza di grado”: non si possiede la stessa intelligenza però potenziata, piuttosto un altro tipo, che lavora diversamente.
La teoria principale è del Mängelwesen, l’uomo come “essere mancante”, in quale modo carente. Ciò viene sviluppato in due sensi:
Povertà di dotazione anatomica/morfologica: l’uomo viene al mondo nudo, disarmato, indifeso, affidato per un lungo periodo alle cure parentali. Senza tecnica, non esistono nell’uomo particolari abilità. Gehlen sottolinea che non si tratta di due fasi “storiche”, ma solamente due facce della stessa medaglia. Natura e civiltà vanno di pari passo, l’essere indifeso è sempre compensato nella sua carenza dalla tecnica/cultura. Non esiste successione temporale tra stato di natura e storia, si può piuttosto affermare che “l’uomo è un essere culturale per natura”, la sua stessa natura richiede il completamento culturale. Intendendo con cultura una qualunque processualità spontanea di educazione alle facoltà di base, istituzionalizzate.
Carenza e mancanza di istinti autentici: rifacendosi all’etologia di Lorenz, si va qui a intendere come “istinto autentico” un comportamento complesso che si snoda dal recepimento di uno stimolo fino al completamento di una determinata azione, codificato nella specie come effettivamente innato. Quindi ci si sposta dal piano delle pulsioni interiori a quello delle azioni osservabili, con uno sfondo che fa riferimento al corredo genetico. A sfatare il mito filosofico che tutto il comportamento animale sia istintivo, a favore di una concezione di “repertorio misto” di comportamenti innati e acquisiti. Per Gehlen, nell’uomo sarebbe assente tale componente, la proporzione variabile è quasi del tutto a favore del comportamento acquisito per esperienza, mentre gli istinti innati sono del tutto residuali, anche nel loro svolgimento effettivo. La mancanza di istinti autentici in senso stretto si accompagna però ad un’elevatissima intensità delle pulsioni: l’uomo è carico di “residui pulsionali”, però del tutto manchevoli di una corrispettiva componente comportamentale.
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