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Hans Georh Gadamer


Hans Georh Gadamer nasce nel 1900 è stato allievo di Heidegger.
Gadamer critica la pretesa della filosofia moderna di ridurre il problema della conoscenza della realtà unicamente in termini di “metodo”. La comprensione dell’essere si dà nella tradizione storica e si dà come linguaggio, che è produzione di senso. L’opera d’arte fonda un’epoca e lo stesso linguaggio di un’epoca. Un’opera d’arte non si esaurisce nel mondo da cui proviene, né nel soggetto che l’ha prodotta. L’insieme delle interpretazioni, la storia degli effetti di un’opera d’arte, costituiscono l’opera stessa, ne integrano il contenuto originario.
L’interpretazione poggia sulla coscienza della determinazione storica sia del testo che si vuole interpretare, sia dell’interprete che si accinge a quel compito. Le interpretazioni sono sostenute da pre-giudizi, schemi interpretativi che sono un risultato della tradizione. Questa è il luogo della conservazione, ed è altrettanto necessaria del mutamento. I pre-giudizi costituiscono il mezzo con cui cerchiamo preliminarmente — e in modo approssimativo — di cogliere la verità di un testo, in un circolo ermeneutico costituito da progressive correzioni e da una successione
di adattamenti fra interpretante e interpretandum. Alla domanda che l’interprete rivolge a un testo corrisponde una domanda che il testo pone all’interprete e da cui è possibile afferrare l’orizzonte di significato che comprende sia il testo che l’interprete. Vi è una differenza ineliminabile fra soggetto e realtà, una incommensurabilità fra le interpretazioni e la verità. La finitezza di colui che domanda rende impossibile una risposta definitiva. Ma Gadamer parla di una
fusione di orizzonti fra presente e passato e fra prospettive interpretative.
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