La scoperta dell’origine sessuale delle nevrosi

La conclusione più sconcertante e innovativa cui Freud pervenne in questo periodo fu quella dell’origine sessuale di tutte le nevrosi. Tale ipotesi fu dettata dalla constatazione che, in tutti i casi da lui trattati con il metodo catartico, i fatti dimenticati e rievocati grazie all’ipnosi risultavano avere un carattere di questo tipo. In un primo tempo Freud fu propenso a credere che l’evento traumatico originario fosse sempre un’aggressione sessuale subita o esercitata nell’infanzia, convinzione che lasciò presto il posto alla scoperta della natura immaginaria di molti episodi narrati dai pazienti, che rivelavano, invece, l’esistenza di una complessa e versatile sessualità infantile, a cui le fantasie raccontate come quelle relative a presunte aggressioni sessuale, dovevano essere collegate. In queste teorie si può individuare il nucleo originario della successiva dottrina psicoanalitica, che Freud cominciò a elaborare in modo compiuto nelle opere che seguirono l’ “autoanalisi” a cui si sottopose. Gli elementi che rimasero invariati rispetto alle formulazioni mature della psicoanalisi sono:


    1. L’idea di un meccanismo di difesa alla base delle patologie, difesa da qualcosa di spiacevole legato alla vita passata del soggetto e che soltanto una terapia adeguata può superare
    2. La convinzione che gli elementi rimossi abbiano un carattere sessuale
    3. La collocazione nell’ infanzia dei fattori all’origine della formazione della patologia
    L’abbandono della pratica dell’ipnosi
Oltre al superamento della tesi dell’evento traumatico come unica causa dell’insorgere delle patologie psichiche, un altro elemento che segnò il passaggio dal metodo catartico alla psicoanalisi fu l’abbandono della pratica dell’ipnosi. Freud si rese conto che i sintomi isterici e nevrotici si ripresentavano una volta che il malato avesse interrotto la terapia catartica. Tale precarietà dei risultati raggiunti doveva dipendere da un’intrinseca impossibilità a eliminare i sintomi, finché non si fosse agito alla radice del meccanismo morboso che li determinava. La temporanea guarigione non era da attribuire all’ipnosi di per sé, quanto al potere di suggestione acquisito dal terapeuta nella relazione col paziente, relazione che assumeva i caratteri di un attaccamento affettivo a sfondo erotico. Si trattava di considerazioni difficili da accettare ma le indagini che Freud stava conducendo lo convincevano sempre più del fatto che occorresse elaborare un concetto di erotismo più ampio, riconoscendo, in molti dei comportamenti affettivi dell’uomo, la trasformazione, l’adattamento o l’espressione mascherata di una tendenza erotica originaria capace di assumere le forme più diverse e già attiva a partire dall’infanzia. Tale impulso agiva in modo determinante nella relazione terapeutica, rendendo efficace la pratica dell’ipnosi. I motivi che spinsero Freud ad abbandonare l’ipnosi furono: innanzitutto questa lasciava irrisolto il conflitto interiore che ne era a fondamento; inoltre, l’attaccamento affettivo che se ne verificava rischiava di creare una dipendenza del paziente nei confronti del terapeuta.

Il metodo delle libere associazioni


Bisognava trovare un sostituto dell’ipnosi nella ricerca degli elementi alla base delle malattie. La difficoltà stava nel fatto che le forze che avevano determinato la rimozione del ricordo erano anche la causa di una profonda resistenza esercitata dal paziente nei confronti della cura. Si trattava di un inconsapevole desiderio di conservare in un luogo “sicuro” quelle rappresentazioni potenzialmente pericolose. Obbiettivo del terapeuta doveva essere allora quello di “forzare” tale resistenza riuscendo a far emergere i materiali rimossi. Questo è il presupposto del metodo delle libere associazioni elaborato da Freud e poi consolidato nella pratica psicoanalitica: il paziente è esortato a raccontare tutto ciò che gli viene in mente; egli deve lasciar scorrere le immagini, abbandonarsi al corso dei pensieri, riferendoli con la massima sincerità .
Ecco le tre richieste fondamentali che il terapeuta è tenuto a rivolgere al paziente:

    1. La massima rilassatezza, favorita dalla posizione supina del paziente
    2. La spassionatezza e l’ obbiettività per cui tutto deve essere riportato con la consapevolezza che non sarà sottoposto a giudizio
    3. La sincerità per cui deve essere riferito tutto ciò che passa nella mente

Il terapeuta ha il compito di innescare il processo ideativo, offrendo alcuni spunti (parole e immagini) da cui il paziente deve partire riferendo le idee che gli affioravano alla mente. Tale procedimento ha lo scopo di aggirare le forze di resistenza, consentendo al soggetto di lasciar emergere i materiali più profondi. Ma perché il ricorso alle associazioni, una volta aggirata la resistenza, dovrebbe per forza rivelare proprio gli elementi rimossi della ricerca? Ciò è possibile perché il flusso delle associazioni è come “attratto” verso il complesso degli elementi rimossi i quali, essendo connotati da una forte valenza emotiva, svolgono quasi la funzione di un campo gravitazionale per le rappresentazioni mentali.

I primi passi della psicanalisi

L’autoanalisi di Freud


Molti degli elementi elaborati e delle osservazioni compiute grazie al nuovo metodo condussero Freud all’intuizione del cardine della dottrina psicoanalitica: il concetto dell’inconscio. Già le conclusioni tratte dallo studio dell’isteria e dei casi di nevrosi avevano spinto Freud all’ammissione che esistessero processi psichici non consapevoli : basti pensare alla teoria per cui i fatti traumatici vengono rimossi, ma rimangono “ operativi” nella psiche; o alla rimozione, in base alla quale vi sono eventi, pulsioni o tendenze che il soggetto desidera inconsapevolmente dimenticare, o la scoperta che vi è una resistenza inconsapevole esercitata dal paziente verso la cura che è scelta e voluta a livello cosciente. Questi fattori avevano portato Freud alla convinzione che la vita psichica del soggetto, normale o patologico, fosse molto più ampia di quello che su era tradizionalmente pensato, e che la coscienza avesse un ruolo marginale. Dopo la pubblicazione degli Studi sull'isteria, Freud si sottopone a una lunga autoanalisi che dura quattro anni, getta il suo sguardo sulla propria interiorità, scoprendo elementi insospettati e ritrovando la propria infanzia. L’autoanalisi e l’osservazione dei pazienti confluiscono ne L’interpretazione dei sogni, il capolavoro di Freud e uno dei libri fondamentali del Novecento , che costituisce l’atto di nascita della psicoanalisi.

Il sogno e i suoi meccanismi di formazione


Nella sua autoanalisi Freud utilizza il metodo delle libere associazioni e individua una via privilegiata per accedere al territorio dell’inconscio: l’analisi dei sogni. Ma che cos’è il sogno e perché va tenuto in grande considerazione nell’ambito della teoria psicoanalitica? Secondo Freud il sogno è l’espressione di un desiderio; durante i sogni questi desideri vengono camuffati. Il sogno è frutto di un’intensa attività psichica che potremmo paragonare al processo di produzione di un’opera d’arte. Quando sogniamo ci comportiamo come l’artista: creiamo una serie di immagini. E, proprio come le opere d’arte, i sogni hanno bisogno di essere interpretati, perché hanno un significato nascosto che occorre ricostruire. Freud scopre che, nel sogno, esistono due livelli di significato: il primo è costituito dalla scena onirica così com’è esposta e vissuta, ed è definito contenuto manifesto ; il secondo si identifica con l’insieme di tendenze, idee e desideri che, in forma “mascherata”, si esprimono attraverso la scena onirica, ed è definito contenuto latente. Mentre il contenuto manifesto trae le sue immagini da avvenimenti della nostra vita recente, il contenuto latente può riferirsi a un tempo molto lontano. Nel sogno esistono da un lato elementi che tendono a tradirsi, rivelarsi e appagarsi; dall’altro, un’attività( chiamata da Freud censura) che limita la loro possibilità di espressione : il sogno è il risultato di un compromesso tra queste due forze. La difficoltà insita nell’interpretazione dei sogni risiede proprio nel fatto che per accedere al contenuto latente, bisogna superare le barriere e le difese che il meccanismo psichico mette in atto; motivo per cui è necessaria la figura dell’analista. Freud ritiene che si tratti di desideri “rimossi”, cioè ricordi, tendenze o pulsioni respinti dalla coscienza, perché percepiti dal soggetto come inaccettabili in quanto immorali, attinenti alla sfera della sessualità. I sogni esprimono tali desideri, li fanno emergere, camuffandoli in modo che possano superare la censura della coscienza. Nei sogni i desideri non vengono espressi direttamente, ma in forma allusiva e simbolica per vincere così il controllo della coscienza.
Questo “trattamento deformante” viene definito da Freud “lavoro onirico”. Nell’elaborazione del sogno viene utilizzata la tecnica della drammatizzazione , che implica la conversione del pensiero in scene concrete, da cui sono esclusi nessi logici che caratterizzano il ragionamento. Inoltre sono tipici del sogno i procedimenti di “ condensazione” per cui un elemento viene ad acquistare un significato ulteriore; di “ sovra determinazione”, grazie a cui un elem3ento della scena manifesta si trova a corrispondere a più elementi del contenuto latente; di “ dispersione”, per cui un elemento del contenuto latente può essere ripetuto, nella scena manifesta, più volte in forme diverse; o di “spostamento”, grazie al quale l’attenzione viene trasferita dall’elemento principale, a altri secondari, per “ depistare” la coscienza. Si può comprendere come il lavoro di interpretazione dei sogni sia tutt’altro che semplice. Esso deve tenere conto dei vari processi di cui l’elaborazione onirica si serve per superare l’ostacolo della censura; processi che devono essere valutati sia nel loro complesso, sia in relazione alle risposte fornite dal paziente rdi fronte alle sollecitazioni dell’analista che deve cercare di scoprire le connessioni tra il sogno e gli elementi rimossi. L’attività di interpretazione è quasi opera di “ decostruzione” della scena onirica, in cui si cerca di percorrere a ritroso il tragitto compiuto nell’inconsapevole “lavoro” della sua “costruzione”: è un’attività che richiede tempo, impegno e che, soprattutto, non può prescindere dalle condizioni create dalla situazione analitica. Con questa espressione si intende la relazione che si instaura tra il paziente e il terapeuta in cui si creano condizioni idonee alla manifestazione delle tendenze represse e alla comprensione e gestione delle resistenze nei loro confronti.

L’analisi delle “disfunzioni” della vita comune


Proseguendo nell’autoanalisi Freud approfondisce sempre più i meccanismi della memoria e scopre che le stesse forze operanti nei sintomi patologici e nei sogni possono essere riscontrate anche in altri fenomeni che caratterizzano la vita psichica: i lapsus (errori involontari nel parlare) e i cosiddetti atti mancati ( amnesie, dimenticanze,falsi ricordi, disattenzioni varie …). Si tratta di fenomeni che la maggior parte delle persone reputa insignificanti, ma che sono invece segnali importanti di un conflitto interiore.
Freud, nell’opera Psicopatologia della vita quotidiana, uscita nell’estate del 1901, individua in essi due fattori determinanti: il primo è rappresentato dalla presenza di un’intenzione consapevole cioè quella che risulterà alterata e pertanto “mancata; il secondo è dato dalla tendenza inconscia, che agisce sull’intenzione cosciente, turbandola. Quindi anche il comportamento “vigile” può contenere degli elementi “rivelatori” che è bene non trascurare. Freud ritiene che l’origine dei lapsus e di tanti altri errori è da ricercare nelle cause inconsce. In essi si può cogliere un processo simile a quello operante nella formazione della scena onirica: in quel caso alcuni elementi rimossi tendono a venire alla luce e incontrano l’opposizione della censura, che ne trasfigura, in vari modi, le sembianze, rendendoli tollerabili per la coscienza; negli atti mancati si tratta di errori nelle azioni o nel linguaggio che si compiono per l’intervento di una tendenza inconsapevole che turba il normale comportamento. In conclusione anche i lapsus e le altre disattenzioni quotidiane sono per le spie di un’energia psichica nascosta alla nostra coscienza, Capirne le cause significa aprire la via che conduce all’inconscio, alla zona d’ombra dei desideri, delle pulsioni, dei complessi rimossi, ma non cancellati, che possono provocare sofferenza e , in alcuni casi, nevrosi e disturbi della personalità.

La teoria della sessualità

La nuova concezione della pulsione sessuale


Alla base della teoria delle nevrosi vi sono pulsioni che hanno un carattere erotico. E’ questo uno dei punti controversi della concezione di Freud e quello che incontrò maggior i resistenze da parte dei suoi contemporanei, diffidenti nei confronti di un’ipotesi così rivoluzionaria. La principale novità consiste nella convinzione che la sessualità non vada ristretta ai soli rapporti tra adulti ma che rivesta un significato molto più ampio, coinvolgendo anche la sfera dell’infanzia. Ciò implica un allargamento del concetto di sessualità, che arriva a comprendere impulsi e tendenze che rientrano nella tendenza dell’organismo all’autoconservazione e alla soddisfazione immediata del bisogno. Freud non condivide la tesi della psicologia tradizionale, che identificava l’oggetto della sessualità con l’individuo di sesso opposto e il suo fine definito in riferimento a tale oggetto e tale finalità, cosiddetti “normali”, lasciando irrisolto il problema delle cosiddette “perversioni”, cioè le deviazioni rispetto alla norma, che si indicavano come “anomalie”. Proprio per spiegare tali comportamenti Freud afferma che l’istinto sessuale è un’insieme di pulsioni che presenta caratteri specifici e che tende al piacere e alla soddisfazione indipendentemente dall’oggetto e dalla finalità verso cui è “normalmente” rivolto. Quindi la pulsione sessuale è una forza autonoma e originaria che subisce uno sviluppo nel corso della vita individuale, in cui viene indirizzata verso diversi oggetti e finalità fino a fissarli, nel periodo della pubertà, su quelli definiti “normali”. Qualsiasi variazione rispetto alla “norma” non è dovuta a un’anomalia o a una deformità dell’istinto in sé, ma al fatto che questo, nel corso della sua evoluzione, per motivi di carattere esterno o per ragioni psichiche particolari può essere spinto a rivolgersi a un oggetto differente e sostitutivo rispetto a quello riconosciuto come “normale”. Nella considerazione delle “perversioni “ sessuali, Freud offre una definizione spogliata di qualsiasi connotazione morale: semplicemente si può definire “pervertita” un’attività sessuale che ha rinunciato al fine riproduttivo e persegue il conseguimento del piacere come fine ultimo.

La sessualità infantile


La considerazione dell’istinto sessuale come forza indipendente da un oggetto e da una finalità specifici ed essenziali consente a Freud di collegare tre ambiti: quello della sessualità “normale”, quello della “perversione” e quello della “nevrosi”. Le persone risultano normali, pervertite o nevrotiche a seconda dello sviluppo dell’istinto sessuale, che può incorrere in condizioni che ne modificano il corso. In relazione alla pulsione sessuale Freud parla di libido ( un’energia che può subire variazioni nei diversi momenti dello sviluppo, può indirizzarsi a oggetti o a finalità molteplici e differenti e assume forme differenti a seconda delle situazioni). La visione dell’stinto sessuale come “energia in sviluppo” e l’allargamento del concetto di sessualità, intesa come ricerca di piacere e appagamento, consentono a Freud di gettare una nuova luce sul periodo dell’infanzia: la sessualità dei bambini. Freud ritiene infatti che anche nell’infanzia siano attive pulsioni erotiche. L’ipotesi di una sessualità infantile andava contro la tradizionale visione dei bambini quali esseri “asessuati”, protagonisti di un’età spensierata e innocente, ma era perfettamente congruente con la concezione dell’istinto sessuale proposta da Freud, il quale, incurante delle critiche e delle resistenze che gli venivano opposte, definisce il bambino come un essere “perverso polimorfo”. E’ “perverso” poiché la sua pulsione sessuale non tende alla procreazione e neppure alla soddisfazione della genialità, come negli adulti. Il “polimorfismo”, invece, si riferisce al fatto che il bambino, nei primi anni di vita, prova piacere attraverso varie parti del corpo. Che caratterizzano le diverse tappe del suo sviluppo psicosessuale. Queste sono essenzialmente tre:

    1. Fase orale (fino al primo anno di età) : il piacere è rappresentato dalla suzione e la zona erogena si identifica con la bocca
    2. Fase anale ( da uno a tre anni circa) : la zona erogena è costituita dall’ano, con le connesse funzioni corporali
    3. Fase genitale ( da tre anni) : la zona erogena sono gli organi sessuali; si distingue in una fase fallica e una fase genitale in senso stretto. Nella fase fallica il bambino diviene consapevole del pene ( e la bambina della sua esistenza) e tale organo diventa oggetto di attrazione e si ha paura di perderlo ( complesso di castrazione). Secondo Freud, anche la bambina subisce una forma di complesso di castrazione, perché è attratta dal pene e ne vede la mancanza come una colpa.
    Dopo la fase fallica segue un periodo di latenza ( dai cinque-sei anni fino alla pubertà) in cui si assiste all’interruzione della sessualità. Con la pubertà la sessualità ritorna a esplodere e si consolida il primato erogeno della sfera genitale.

Il complesso di Edipo


Il complesso di Edipo è una delle normali tappe che secondo Sigmund Freud ogni bambino attraversa durante lo sviluppo affettivo. Verso i due – tre anni il bambino comincia a mostrare un rifiuto incosciente nei confronti del genitore dello stesso sesso a favore di quello del sesso opposto. Questo fenomeno interessa sia maschi che femmine . Il bambino di sesso maschile fortifica la proiezione amorosa nei confronti della madre e sviluppa sentimenti ostili verso il padre, considerandolo come un rivale. Il bambino diventa più possessivo e richiede numerose manifestazioni d’affetto da parte della madre. Il piccolo Edipo può arrivare anche a intromettersi nei momenti di intimità dei genitori limitando le effusioni tra i due. Il tutto sarebbe accompagnato da fantasie in cui il bambino elimina il padre per sposare la madre. Anche la bambina si sente attratta verso il padre da un analogo sentimento di amore, che tende ad escludere la madre. Freud, nell’indicare il “ complesso” si ispira alla celebre tragedia Edipo Re, (Sofocle) dove si narrano le sventure dell’eroe greco che viene abbandonato alla nascita dalla madre e cresce inconsapevole delle proprie origini. Per una serie di casualità uccide il padre Laio, re di Tebe, e poi finisce per sposare la madre Giocasta . L’opera è una rappresentazione del rapporto incestuoso che si realizza solo figurativamente nella mente del bambino. Secondo Freud, l’orrore che l’uomo di tutti i tempi prova di fronte a tale tragedia deriva dal fatto che in ognuno di noi c’è un analogo desiderio nella fase infantile. Il complesso di Edipo riveste una funzione essenziale, in quanto ogni uomo deve superarlo per poter maturare, cioè per raggiungere uno stato adulto e una sessualità serena e consapevole: ciò implica lo spostamento verso una meta esterna dell’attrazione nei confronti del genitore di sesso opposto. Secondo Freud coloro che non riescono a superare pienamente tale complesso, si porteranno dietro per tutta la vita una lunga serie di disturbi psicologici, tra cui l’identificazione con la madre e l’attrazione per persone dello stesso sesso.

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