Antois di Antois
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Sigmund Freud

1. Vita e opere
Sigmund Freud nasce in Moravia nel 1856; opera e vive a Vienna per quasi tutta la vita. Laureato in fisiologia, si specializza in neurologia e si reca a Parigi, dove incontra il neuropsichiatra Jean Martine Charcot. Charcot si trovava ad analizzare il problema dell’isteria, sino ad allora ricondotta ad alterazioni del cervello e a disfunzioni cerebrali, ma secondo il dottore non affatto connessa a fattori fisici. Charcot provò così a curare la sua paziente Anna mediante la tecnica dell’ipnosi. Nel 1910 Freud fonda la Società psicoanalitica internazionale, costituita da psicoanalisti professionisti ed esperti, dal momento che in questo periodo molti uomini entusiasmati e appassionati di psicoanalisi e delle altre novità introdotte, si improvvisano medici e psichiatri. Ma alcuni professionisti, quali Gustav Jung e Alfred Adler, avendo messo in discussione l’impianto concettuale freudiano, si distaccano ben presto da questa scuola per fondarne altre autonome. Tra il 1895 e il 1932 Freud pubblica numerose opere, tra cui Studi sull’isteria, L’interpretazione dei sogni, Tre saggi sulla sessualità, Psicopatologia della vita quotidiana, Totem e tabù, Considerazioni attuali sulla guerra e sulla morte, Al di là del principio del piacere, L’Io e l’Es, Introduzione alla psicoanalisi ed altri libri e saggi. Nel 1938, con l’annessione dell’Austria al Reich nazista, Freud, ebreo, dovette lasciare Vienna per Londra, dove morì l’anno seguente.

Insieme a Marx e Nietzsche, Freud è considerato uno dei “maestri del sospetto”: Marx aveva sospettato della coscienza facendone una coscienza capovolta della realtà, in quanto dipendente e condizionata dai rapporti sociali di produzione; Nietzsche l’aveva sospettata di coprire e mistificare gli istinti profondi da cui era determinata; Freud ora la sospetta di riflettere in modo distorto tendenze e pulsioni inconsce che operano nel profondo della psiche. Freud ridimensiona pertanto la coscienza e la ragione. L’Io si presenta come un campo di battaglia tra forze che spesso sfuggono al controllo della parte cosciente. Prosegue dunque la sconfitta dell’uomo e la sua perdita di megalomania: con Copernico l’uomo cessava di essere il centro dell’universo, con Darwin si presentava come un semplice prodotto dell’evoluzione, adesso con la psicoanalisi “l’Io non è più padrone in casa propria”: di fronte all’Io cosciente, l’inconscio appare come una realtà estranea, una potenza psichica che gli sfugge e gli si oppone.

2. Psicoanalisi, la scienza dell’inconscio

Sigmund Freud è ritenuto il padre della psicoanalisi, ovvero di quella branca della medicina che, facendo riferimento alla psichiatria, analizza e scandaglia la mente dell’uomo dal punto di vista scientifico per studiarne le parti più intime, per comprenderne le problematiche e condurre il paziente verso uno stato di benessere fisico ma soprattutto mentale. All’inizio del Novecento, la psicoanalisi non costituiva ancora una scienza vera e propria, ma rientrava nel settore biologico e filosofico. La fondazione della psicoanalisi come scienza naturale costituisce una decisiva svolta rivoluzionaria nella cultura del Novecento, che si caratterizza di nuovi vocaboli quali nevrosi, inconscio, sessualità e interpretazione dei sogni. La psicoanalisi propone una nuova immagine dell’uomo, spesso sconvolgente e difficile da accettare, e costituisce una svolta radicale anche nel campo delle scienze umane, affermando che gran parte della vita psichica si svolge nell’inconscio. La psicoanalisi si pone, infatti, come scienza dell’inconscio, ovvero di quella sfera mentale che condiziona la coscienza umana senza però farsi conoscere da essa, in quanto non emerge al livello conscio. L’inconscio si distingue in preconscio (fatti psichici latenti ma suscettibili di diventare coscienti) e in inconscio vero e proprio (fatti psichici incoscienti incapaci di tornare da soli alla coscienza e soggetti ad una rimozione da parte dell’Io stesso). Molti criticarono la psicoanalisi, accusandola di irrazionalismo, ma Freud la difese sostenendo che sebbene essa si occupi di processi inconoscibili, tuttavia è possibile stabilire le leggi alle quali essi ubbidiscono. Inoltre per la psicoanalisi è fondamentale determinare un metodo capace di decifrare l’inconscio per far riaffiorare da esso il rimosso. Il lavoro d’analisi richiede molti anni d’esperienza, poiché bisogna instaurare un solido rapporto con il paziente. Tra il medico e il paziente vi è un rapporto d’amore/odio, in quanto inizialmente il paziente intravede nello specialista un avversario che vuole scoprire e mettere a nudo i suoi segreti ed entrare nella sua mente; ma ben presto il rapporto tra i due muta poiché il paziente inizia a vedere nel medico un aiutante, un suo collaboratore: si instaura così un rapporto di transfert, cioè di “traslazione”, in quanto il paziente ripone nel medico le sue speranze e trasferisce in lui le sue aspettative, ovvero quelle di poter essere aiutati e curati. La psicoanalisi presenta le seguenti caratteristiche:
• Affiora una nuova concezione dell’Io, in quanto la sfera della coscienza costituisce solo una dimensione della vita psichica, mentre la maggior parte di essa si svolge nella sfera dell’inconscio;
• I processi psichici si svolgono attraverso relazioni e conflitti tra le due sfere opposte della personalità;
• Le pulsioni che influenzano la personalità umana sono pulsazioni sessuali;
• Si stabilisce una nuova delimitazione, meno rigida e precisa, tra normalità e anormalità dei fenomeni della psiche;
• Attraverso l’impostazione psicoanalitica, sono la società umana, la storia, la religione e l’etica che acquisiscono nuovi e inquietanti significati.

3. L’interpretazione dei sogni
Secondo la psicoanalisi, le principali vie che conducono al mondo dell’inconscio sono: l’ipnosi, l’interpretazione dei sogni, le libere associazioni e i lapsus. L’ipnosi consiste in un’entrata in uno stato di trans e nel ripercorrere a ritroso le varie tappe della propria esistenza giungendo sino all’infanzia, il periodo in cui, secondo Freud, l’uomo incamera maggiormente le vicende traumatiche della propria vita. Vi sono però soggetti che non riescono ad essere ipnotizzati o si rifiutano di esserlo, per cui si ricorre ad altri metodi, quali le libere associazioni, che consistono in una rapida sequenza di domande e risposte (si parte dalle associazioni più semplici per poi giungere a quelle più complesse, che mettono in difficoltà il paziente e lo bloccano in quanto gli richiamano alla mente fatti traumatici) e l’interpretazione dei sogni, intesi come rivelatori della vita psichica dell’uomo e solitamente trascurati dalla scienza. Il sogno è ritenuto da Freud “il prodotto dell’attività psichica di chi dorme” e “realizzazione velata di desideri inibiti”; si presenta con i caratteri dell’incoerenza, dell’incomprensibilità e della mancanza di senso. Compito dell’analista è seguire la labile traccia indicata dal sogno e cercare, attraverso essa, di decifrare l’enigma, il segreto che l’inconscio nasconde. L’analisi mette in rilievo due aspetti del sogno: il contenuto manifesto, rappresentato dalle immagini che noi ricordiamo una volta svegli, e il contenuto latente, ovvero il significato simbolico di tali immagini, costituito da impulsi, sentimenti e pensieri che la coscienza ha rimosso e che riemergono nel sogno. Freud individua tre differenti tipologie di sogno:

• Sogni propri dei bambini
Sono quei sogni abituali che non possiedono dei significati profondi e nascosti e che riflettono, ad esempio, timori e paure per qualcosa che non è stata compiuta durante la giornata o che dovrà avvenire (ad esempio il sogno di un bambino che non è riuscito a terminare i compiti per il giorno seguente o che teme l’interrogazione dell’indomani);
• Sogni coerenti di per sé ma incoerenti nella realtà
Sogni in cui vengono attuate scene di vita quotidiana logiche e verosimili, ma che, se trasferite nella realtà in cui viviamo, si rivelano utopiche;
• Sogni del tutto incoerenti e frammentati
Sogni dei quali ricordiamo ben poco, soltanto delle immagini insensate, disconnesse e frammentate che, secondo Freud, sono capaci di rivelare i nostri segreti.
L’anima umana non è omogenea, ma presenta una stratificazione, ragion per cui viene paragonata ad una grande pentola in ebollizione che rappresenta i movimenti dell’animo. Il coperchio di tale pentola raffigura l’Io, che occupa 1/3 della vita psichica e rappresenta l’apparenza dell’uomo, ciò che egli mostra di essere agli altri, il modo con cui egli si rapporta con il mondo; il contenuto della pentola raffigura, invece, il mondo dell’Es, che occupa 2/3 della vita psichica in quanto si suddivide a sua volta in due settori: quello più vicino all’Io, nel quale conserviamo le immagini, le sensazioni e le esperienze compiute, e quello più lontano, il mondo dell’oscuro, del rimosso, nel quale gettiamo tutto ciò che dimentichiamo. Le cose cadute nell’oblio frequentemente tendono a risalire verso l’alto, ma vengono bloccate e compresse dalle resistenze psichiche, con le quali vengono respinte nuovamente verso il basso. Tali resistenze sono come un tappo, che però si allenta, lasciando riaffiorare i ricordi come il vapore che fuoriesce da una pentola, durante i sogni del tutto incoerenti e frammentati e durante i lapsus, che non sono degli errori ingenui, ma il sintomo di ciò che noi stiamo vivendo nella nostra vita psichica più profonda.

4. Es, Super-io e Io
La vita psichica dell’uomo è suddivisa in tre parti: l’Es, l’Io e il Super-io.
• Il termine tedesco Es (id in latino) rappresenta l’inconscio, quella regione psichica estranea all’Io, il “campo delle idee che rimangono fuori dalla coscienza”, in quanto la ragione si rifiuta di accoglierle. Si tratta di una forza impersonale che sfugge alle leggi del tempo e dello spazio, della coscienza e della logica, che non conosce né bene né male; è caos, luogo delle pulsioni e della loro continua pressione per il soddisfacimento del piacere.
• Il Super-io (Uberich in tedesco, Super-ego in latino) è una forma di controllo necessaria per l’individuo, anche se pagata a caro prezzo, in quanto giudica e punisce l’Io se opera in vista del piacere. Viene definito pertanto l’Io ideale. Il Super-io costringe l’uomo a reprimere quelle idee e quelle pulsioni che lo condurrebbero al disagio mediante i divieti e i comandi che l’individuo riceve inizialmente dai genitori e in seguito da altre autorità, quali insegnati e sacerdoti.
• L’Io (Ich in tedesco, Ego in latino) è quella parte della vita psichica che stabilisce un rapporto con il mondo esterno: esercita, quindi, il controllo della motilità, della percezione e del pensiero. L’io è il punto di mediazione e allo stesso tempo di conflitto tra l’Es e il Super-io, il terreno in cui dovrebbe formarsi un equilibrio tra le due forze contrastanti, un equilibro che, proprio per il loro carattere, si rivela però precario e instabile. “L’Io -sostiene Freud- è un servo di tre padroni, perché deve, nello stesso tempo, mettere d’accordo il mondo esterno, il Super-io e l’Es”. Il filosofo introduce così, mediante questa tripartizione della vita psichica umana, la personalità dell’uomo moderno del Novecento, una personalità tormentata e instabile, apparentemente sicura di sé ma in realtà debolissima.
5. Una nuova immagine del bambino
Freud studia ed analizza anche il mondo dell’infanzia, proponendo una nuova visione di esso incentrata sulla sessualità che suscita scandalo nella Chiesa e in altri ambienti bigotti. Freud propone pertanto una nuova immagine del bambino: egli non è più il grazioso e innocente cherubino dell’Ottocento, ma un essere umano dotato di sentimenti e caratterizzato da attività e interessi sessuali, che si manifestano diversamente in base all’età. Al fondo della vita psichica vi sono delle pulsazioni che Freud chiama libido, ovvero “un certo importo di energia che preme verso una determinata direzione”. La libido non solo è capace di mutare il proprio soddisfacimento, ma anche di cambiare la propria meta. Infatti non vi è una pulsazione orientata sin dall’inizio verso la funzione sessuale propriamente detta: la sessualità non implica la genitalità, ma il suo significato viene ampliato ed esteso anche all’infanzia. Anche nel bambino vi è una ricerca del piacere sessuale, che egli rivolge a varie parti del proprio corpo. Freud distingue due fasi di svolgimento della sessualità legate ad un piacere fisico: la fase orale e la fase anale. Durante la fase orale il bambino trova piacere nell’allattamento e nel portare alla bocca quanti oggetti possibili, mentre nella seconda egli comincia a controllare le sue funzioni intestinali e prova piacere nell’atto del defecare. Segue poi la fase rappresentata dal complesso edipico: ad un certo punto il bambino si innamora del genitore di sesso opposto e nutre gelosia nei confronti del genitore dello stesso sesso. Egli affronta una tempesta sentimentale, poiché il genitore di sesso opposto, a causa del suo eccessivo attaccamento, allontana il figlio, che comincia a nutrire un senso di odio e di colpa al tempo stesso nei suoi confronti. Questa fase viene poi superata, ma resterà nell’uomo tale senso di colpa, che si manifesterà in età adulta. L’uomo sente il bisogno, a volte anche inconsciamente, di riscattarsi, di rimediare a questa mancanza, e a volte questa conflittualità interiore porta alla nevrosi. Le nevrosi sono effetto del conflitto tra l’Io e la sessualità, cioè tra le pulsazioni dell’Io e le pulsazioni sessuali. L’attività psichica dell’uomo è regolata da due principi, il principio del piacere e il principio della realtà: il primo mira all’appagamento dei desideri e al conseguimento del piacere; il secondo implica la presa di coscienza della complessità della realtà con cui l’individuo deve fare i conti e la rinuncia ad un appagamento immediato dei desideri. Le pulsioni sessuali però non accettano di essere regolate dal principio di realtà, così si determina un conflitto irrisolvibile tra la sessualità e l’Io. Le pulsazioni sessuali inaccettabili per l’Io vengono allontanate dalla coscienza e rimosse, ma non smettono d’agire, intraprendono vie diverse e si manifestano come nevrosi. Seguono poi altre fasi: quella in cui i bambini frequentano la scuola e provano piacere nelle attività socializzanti, quella dell’adolescenza, in cui il desiderio di piacere si concretizza nell’accoppiamento, e infine la fase in cui si verifica un processo di identificazione tra l’uomo e il genitore dello stesso sesso, in quanto si scopre che egli ha le sue stesse caratteristiche, lo stesso ruolo da svolgere. Il ruolo che ogni individuo assume (ruolo di bambino o bambina, uomo o donna) viene dettato dalle convenzioni sociali: gli interessi di ognuno, inclusi gli orientamenti sessuali, vengono influenzati sin dall’inizio dai genitori e dal mondo esterno in genere. Ad esempio, tutti i bambini, indipendentemente dal loro sesso, inizialmente ricorrono agli stessi giochi, ma ben presto si verifica per loro una distinzione di giocattoli imposta dagli adulti.

6. Eros e Thanatos
Per Freud l’uomo non è soltanto sessualità, ma vi sono altre due forze che regolano l’individuo: Eros e Thanatos, ovvero Amore e Morte. Esse esprimo rispettivamente la tendenza dell’uomo alla vita e la tendenza alla morte, poiché, secondo il filosofo, l’uomo è violento, brutale, aggressivo non solo all’esterno ma anche all’interno, tendente all’autodistruzione. Le due forze, Eros e Thanatos, devono essere equilibrate, poiché se eccede la prima l’individuo rischia di cadere nel narcisismo, mentre se eccede la seconda l’individuo prova dentro di sé un senso di malinconia (che Freud chiama “melanconia”) che lo spinge al suicidio.

7. La civiltà e la sofferenza umana
La civiltà è ritenuta da Freud una fonte di sofferenza per l’uomo, poiché egli non si sente a proprio agio nella civiltà contemporanea che gli impone dei sacrifici. Nell’uomo operano, infatti, una pulsione di aggressività e una pulsione di natura sessuale, che devono essere represse dalla civiltà per rendere possibile la convivenza. Pertanto gli uomini sono costretti a rinunciare alla felicità e alle libertà di soddisfare le proprie pulsioni (rimozione) e la loro libido viene impiegata al servizio della società in attività artistiche, scientifiche e tecniche (sublimazione). Secondo il filosofo, l’etica non è altro che lo sforzo che la civiltà compie per controllare le pulsioni aggressive degli uomini, fino a proporre l’ideale di “amare il prossimo come se stessi”, ideale che si rivela però irraggiungibile. Per regolare le relazioni sociali tra gli uomini è necessario che si affermi una maggioranza più forte di ogni singolo, tale da limitare la libertà e da restare unita contro di lui: il passo decisivo verso la civiltà è la sostituzione del potere della comunità a quello del singolo. Il disagio nella civiltà contemporanea è dovuto al fatto che, per controllare i comportamenti degli individui, viene imposto un conformismo di massa e la spersonalizzazione dei comportamenti individuali, che generano sofferenza nei singoli ma anche condotte collettive deviate nelle quali si esprimono, se pur camuffate ed inconsce, le tendenze represse. Per ovviare a questa sofferenza, l’uomo ha creato, secondo Freud, la religione: con lo sviluppo della scienza non è più necessario che gli dei difendano gli uomini dalle forze della natura, ma essi devono comunque offrire una compensazione per le sofferenze e le privazioni sopportate nella convivenza civile, cioè la prospettiva di una altra vita dopo la morte. La religione si rivela pertanto sogno e illusione.

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