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Inconscio [/h2]

La psiche umana non si identifica con la coscienza: è questa la tesi fondamentale su cui poggia la psicoanalisi freudiana.
A parte i concetti o agli altri elementi di tipo psichico che si trovano nella mente e di cui siamo coscienti, vi sono anche altri contenuti presenti allo stato latente e che possono tornare ad essere presenti alla coscienza.
Freud distingue i contenuti latenti in preconsci e inconsci.
I primi, esclusi dalla coscienza a motivo della loro debolezza, sono in grado di entrarvi quando acquistano forza; gli altri, quelli propriamente inconsci, pur essendo forti e attivi, sono destinati a non entrare nella coscienza.
Perché queste idee rimangono inconsce? Perché la coscienza esprime repulsione nei loro confronti e attua una forte resistenza, rifiutandosi di accoglierle, in ragione del loro contenuto.
L’inconscio è il campo delle “idee che rimangono al di fuori della coscienza”.
Pur senza conoscerle, sappiamo che esistono, perché della loro esistenza abbiamo indizi indiretti, ad esempio, attraverso l’analisi dei sogni.

Si è detto che caratteristica dell’inconscio è che il suo contenuto, pur restando inconscio, è attivo e si fa presente nella mente delle persone.
La psicoanalisi dimostra che le idee inconsce attive sono il fattore essenziale da cui hanno origine le nevrosi.

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