Dissertazione “Altre menti”


Il capitolo in questione si apre con una domanda “Quanto sai davvero di quello che avviene nella mente di chiunque altro?”, la domanda è poi seguita dalla presa di coscienza del fatto che ognuno di noi, inteso come singolo individuo, potrà solo esperire il mondo secondo la sua mente non possedendo i mezzi per comprendere l’esperienza altrui.
Ogni cosa che compone la realtà passa dalla nostra mente e da essa viene interpretata. Mangiando uno stesso cibo, allo stesso gusto come un gelato al cioccolato non potremmo mai sapere come quel cioccolato appare al palato della persona che sta mangiando accanto a noi, anche se il gusto è il medesimo e la gelateria dove è stato acquistato al stessa. Ovviamente una uguaglianza di base esiste: per quanto i nostri sensi, in questo caso il gusto, possano percepire in modi differenti ciò che ci circonda nessuno dirà mai che il gelato al cioccolato è amaro o aspro e se lo fosse il nostro amico stringerebbe le labbra e farebbe un’espressione di disgusto. Ma se ad un sapore aspro, nel caso del nostro compagno, non corrispondesse la stessa reazione che avremmo noi se gustassimo un gelato al limone? E se quel gelato per il nostro compagno non trasmettesse sapore ma una qualche altra sensazione della quale noi potremmo anche ignorarne l’esistenza? Dato che l’unico esempio di correlazione tra mente e corpo (rapporto causa-effetto) è il nostro, siamo noi stessi, come possiamo sapere se le persone intorno a noi hanno esperienze? A noi apparirebbero allo stesso modo in ogni caso. Come sapere se siamo circondati da esseri coscienti e non da macchinari molto all’avanguardia? Non vedendo dentro la mente di chi ci circonda e soprattutto non vedendo con la mente di chi ci circonda non possiamo sapere se vi sia i loro davvero una mente.
Pensare che nessuno intorno a noi sia cosciente è concepibile ma difficile, se non impossibile, da condividere poiché è istintivo pensare che le persone intorno a noi siano, come noi, dotate di mente.
Un’altra domanda da porre sullo stesso piano della precedente è “È vero che gli altri esseri umani sono dotati di coscienza, e che lo sono anche i mammiferi e gli uccelli?” Molti credono che le piante non siano coscienti, tutti che gli oggetti non viventi che ci circondano siano incoscienti, ma come possiamo dire questo? Secondo quale principio un cane prova dolore se lo bastoni ed una pianta non prova dolore se le viene strappato un ramo?
Passando a qualcosa di molto vicino alla nostra era come i computer, se ogni cane fosse in realtà comandato da un computer e fosse quindi lui stesso un computer con un manto, 4 zampe ed un muso, come potremmo sapere se tale cane è cosciente?
Possiamo dire che tutti gli organismi con struttura simile o in qualche modo collegabile alla nostra abbiano coscienza e gli altri no? Per rispondere a questa domanda dovremmo riuscire a distaccarci dalla nostra mente vedendo la realtà dall’esterno in modo oggettivo, è chiaramente impossibile.
Non possiamo sapere niente di solido sulla vita cosciente della realtà: potrebbe essercene molta di più di quanto pensiamo (le piante potrebbero provare dolore) ma anche molta meno (siamo circondati da macchine).

Bibliografia: “Altre menti”, capitolo II di “ Una brevissima introduzione alla filosofia” di Thomas Nagel
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