Eliminato 643 punti

L’opera di Simone de Beauvoir e l'emancipazione femminile


Fino alla fine del secolo scorso, le spinte culturali verso l'emancipazione, maturate nel ‘700 rimasero isolate e i ristretti ambienti culturali non furono in grado di modificare la concezione tradizionale della donna, come pura procreatrice e angelo del focolare. Fu grazie alla diffusione della scuola e della stampa femminile che cominciò ad avere grande sviluppo, nella seconda metà del secolo, il dibattito politico e culturale sulla condizione della donna. Si formò allora in un vero e proprio movimento che elaborò una carta dei diritti delle donne incentrata sull' abolizione delle disparità nel diritto di famiglia, sull'accesso ai gradi alti dell'istruzione e a tutte le occupazioni. Si lottò anche per l’acquisizione del diritto di voto.
Il Novecento si apre dunque all'insegna delle campagne per l'emancipazione che diversi movimenti femminili nazionali promossero in tutti i paesi occidentali. Al di là dei risultati concreti, che faticano realizzarsi, la mobilitazione delle donne mirò a fare dell'altro sesso un protagonista della vita civile e di caratterizzarlo come un soggetto autonomo riconoscibile. Nonostante demograficamente le donne cominciassero ad essere più numerose degli uomini, furono osteggiate dalla borghesia conservatrice, ma anche di gruppi dirigenti socialisti che criticavano il carattere interclassista dell'emancipazione femminile, come pure del nascente movimento cattolico preoccupato per i rischi di disgregazione della famiglia.
Con il secondo dopoguerra, quando ormai molti dei diritti potevano dirsi conquistati, che si era verificata una rottura di continuità nel movimento, con il passaggio dall’emancipazione al femminismo. Fra le premesse più influenti del discorso femminista contemporaneo, ci fu il voluminoso testo della scrittrice francese Simone de Beauvoir, “Il secondo sesso” pubblicato in edizione originale nel 1949. Debitore dell'esistenzialismo sartriano e del marxismo si diffuso tra gli intellettuali progressisti dell'epoca e centro il dibattito sulla questione se la donna fosse tale per natura o per cultura. Simone de Beauvoir si appellava ad una libertà che per la donna era ad ottenere subito, senza che aspettare che la società cambiasse; da questo momento in poi l'obiettivo non sarebbe più stato la parità di diritti, bensì la valorizzazione della differenza della donna, intesa come una soluzione storica della propria identità di genere. Parallelamente si venne elaborando da parte delle donne una complessa architettura teorica che costituì un contributo di rilievo nello sviluppo della svolta femminista che ha segnato profondamente le ricerche degli ultimi decenni: la donna non si muove tue per chiedere l'uguaglianza con il sesso maschile, ma rivendica una peculiarità storica; il problema del modo in cui conciliare una pratica di riflessione che di fatto separatista con un'azione pubblica politica che rivendica diritti e uguaglianza, rende ancora una questione aperta anche se non tormenta più la riflessione femminile.
Hai bisogno di aiuto in Filosofia Contemporanea?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email