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Angelologia - Il problema fondamentale


Il vero nodo cruciale dell’angelologia è il fatto che l’Angelo è una figura che appartiene insieme all’esperienza religiosa in generale così come alle tre grandi religioni monoteistiche. Non è riconducibile in termini esclusivi alla rivelazione e alla fede cristiana, ma si ritrova in molteplici forme e di certo anche lontane tra loro, in diverse correnti spirituali.
La credenza in un essere celeste che funga da intermediario fra cielo e terra, fra mondo divino e realtà umana. La figura centrale dell’angelologia cristiana, quella dell’Angelo dell’uomo, custode, è indubbiamente presente in diverse tradizioni religiose extra-bibliche. Nelle varie tradizioni è sempre rintracciabile, per Guardini, un presentimento profondo secondo il quale noi non ci troviamo soli nell’esistenza col nostro “io”, fragile e precario, ma siamo invece accompagnati da un essere superiore benigno verso l’uomo, che veglia su di lui e si cura che tutto gli vada bene. Questa puntuale anticipazione nell’ambito dell’esperienza religiosa universale vale ancor più per l’Angelo caduto, per i demoni: l’uomo primitivo è addirittura preda di un’angoscia religiosa in rapporto al demoniaco, che esiste ancora nel nostro inconscio e torna sempre a ridestarsi nei bambini.
Il primo problema che si pone è quale possa essere il rapporto tra l’Angelo del religioso pre-cristiano e post-cristiano e l’Angelo di cui parla la Bibbia. È un rapporto conflittuale, di esclusione reciproca, di contaminazione incombente da parte dell’Angelo delle religioni nei confronti dell’Angelo della fede; oppure vi è per l’Angelo del sentimento religioso universale un possibile rapporto positivo con l'Angelo della Rivelazione; se non possibile confluenza che trova sbocco e autenticità nell’angelologia biblica. È in fondo uno straordinario gioco dialettico quello che ci riserva l’angelologia.
Se c’è un Angelo che appartiene all’umana sfera del religioso e un Angelo che invece emerge dall’umana fede nella Rivelazione, quale dialettica verrà a determinarsi tra queste due figure? La domanda va riproposta e riformulata in termini generali, cioè se tra la religione come esperienza universale e la fede c’è contraddizione irresolubile oppure può instaurarsi una dialettica della polarità.
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