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Rivelazione e trascendenza


Fede è obbedienza a una rivelazione. Vi si incrociano una dimensione non umana di rivelazione e l’atteggiamento umano in rapporto ad essa. Il Dio della rivelazione non appartiene al mondo, reale o religioso. La fede non è una cognizione comune, un legame morale, o particolare esperienza religiosa, quanto piuttosto la specifica obbediente risposta umana alla rivelazione.
Non è il vertice del momento religioso, piuttosto il positivo parlare di Dio svoltosi nella storia/tempo, mentre la fede è l’atto umano adeguato che replica alla parola. Non è attitudine religiosa universale, non importano più gli elementi caratterizzanti l’esperienza del Sacro. Non c’è fede senza rivelazione, che quindi diventa prerogativa dei tre monoteismi. Non si ha esperienza particolare del mondo, che erompe, come può esserla quella del Sacro; ma un qualcosa che irrompe nel mondo. L’essere religiosi è una questione di attitudine, mentre la fede è una scelta, la risposta positiva o meno data dell’uomo alla rivelazione.
La fede è qualitativamente altro da ogni atto religioso. Permette di raggiungere un rapporto con il mondo ad esso esterno e interno, cioè la posizione di colui che rivela. Avere un luogo nel mondo ma non essere del mondo, congiungersi con una realtà sovrana di pienezza qualitativa dell’essere che per il mondo è normativa. Con la fede si perviene all’assoluta trascendenza, ma anche ad una nuova immanenza di un modo diverso di stare nel mondo. Dato che di esso fa parte anche l’intero universo religioso, la fede potrà pronunciare un giudizio anche in tal senso.
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