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Adorno - Oggettivazione e diritto positivo


Ponendosi molto criticamente rispetto alla posizione di Hegel, Adorno afferma che esiste uno spirito del mondo, ma non è spirito. È un qualcosa di autonomo rispetto alle azioni dei singoli viventi, che sono l’autentica fonte del movimento reale della società e degli sviluppi spirituali. Si tratta di una mistificazione, una coscienza deformata che esprime un tutto di predominio.
Nell’intero arco della storia non si individua alcun soggetto generale costruibile, ma piuttosto, nei millenni, è la società che ha fatto astrazione dei soggetti che la compongono riducendoli a meri esecutori del proprio sviluppo. Ciò è possibile per mezzo del diritto positivo, fenomeno di una razionalità irrazionale, sfera definitoria tramite un principio formale di equivalenza in cui le differenze scompaiono. Le norme giuridiche elevano la razionalità strumentale a realtà sui generis, esigendo che in tale sistematica non penetri nulla che si sottragga al suo circolo chiuso in se stesso. I concetti artificiali che compongono la sfera del diritto vengono decisi con la sussunzione di ogni singolo ad una categoria, a favorire l’ordine, in una tendenza che riduce gli interessi dei singoli al denominatore di una totalità. L’universale realizzato è contrario all’essenza degli individui in sé, violenta la coscienza reificandola in una realtà di coazione in cui gli uomini, tramite motivi irresistibili di autoconservazione, sono costretti ad assumere atteggiamenti che aiutano l’universalità stessa ad affermarsi .
L’oggettiva così prodotta, preordinata all’individuo e alla sua coscienza, viene esperita nell’unità della società, che si mostra interessata alle necessità di autoconservazioni dei singoli. Di fronte alla minaccia alla vita, lega e integra gli individui tramite la propria normativa, anche se essa è evidentemente contro gli interessi particolari. I singoli colgono il primato dell’unità su di loro, che gli si rispecchia come essenza dell’universale, entro il quale è possibile determinarsi come unità oltre la particolarizzazione. Ma è un processo che giunge dall’esterno, dunque eteronomo. È chiaro che, nel momento in cui gli uomini comprendono il primato dell’universale, è inevitabile la sua trasformazione, astrazione in spirito, elemento superiore: la coazione diviene allora senso. Lo spirito del mondo è l’ipostatizzazione tramite la quale la società venera la sua coazione come onnipotenza, il ringraziamento per la sopravvivenza garantita dall’unità sociale. Al punto tale che oggi l’esistenza degli uomini viene determinata in toto dai grandi monopoli e potenze.
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