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Talete di Mileto


Talete di Mileto (VII-VI secolo a.C.) conobbe molti popoli, apprese la matematica dagli Egiziani e con i Babilonesi studiò il passaggio di una cometa che si mostrava regolarmente; le date di apparizioni precedenti erano annotate in alcune tavole ed egli calcolò il giorno esatto della sua successiva apparizione ma in un primo momento nessuno gli credette, ma quando la cometa si mostrò tutti pensarono che Talete avesse poteri magici (anche se egli traeva le sue conclusioni solo dall’osservazione della natura). Egli fece anche molti altri “prodigi”: ad esempio in un paese straniero egli osservò una regolare produzione di olive e previse un grande raccolto, così prese in affitto tutti i mulini della zona, diventando così ricchissimo.
Talete era un uomo molto distratto: si dice che una volta egli, passeggiando di notte per vedere le stelle, fosse caduto in un fosso.
Sulla base delle sue osservazioni egli riconobbe l’esistenza di un principio originario che sta alla base della vita: l’acqua (che faceva parte della Physis); ogni cosa deriva dall’elemento umido acqua, questo si scoprì sulla base della semplice osservazione della natura. La terra sta sopra l’acqua e anche per questo l’acqua è la Physis.
L’archè è una parola coniata da Anassimandro e significa principio ordinatore e generatore, principio assoluto che ha generato la realtà. Quando la natura si mostra si può notare l’archè sotto forma di acqua (per Talete) o Apeiron (= indefinito, infinito) (per Anassimandro).

Vocabolario

• Monismo: concezione in cui tutto il divenire naturale procede da un unico principio.
• Iloseismo: (da hyle = materia e zoon = vivente) è la teoria secondo la quale la materia è viva, ha una sua forza dentro di se che la rende tale e che la fa vivere (secondo Talete è l’acqua).
• Panteismo: (da pan = tutto e theos = dio) è la concezione che ritiene che il principio eterno della natura sia un principio divino (tutto è pieno di Dio), la natura è divina, Dio non è fuori dalla realtà (non trascendente), sta dentro la natura.
I Greci avevano paura dell’infinito, dell’indeterminato della morte e del buio. Il cervello non comprende l’infinito, può solo essere sconvolgente.
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