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Con i Sofisti si verifica una vera e propria rivoluzione culturale nella polis. Loro compito è la formazione dei nuovi quadri dirigenti della polis. Sono “maestri della parola". Preminente è l'arte della retorica, cioè quell’insieme di conoscenze tecniche del discorso adottabili — di volta in volta — a seconda delle situazioni , degli interlocutori e degli obiettivi prescelti che è richiesta dalle esigenze di partecipazione alla vita civile della polis. I Sofisti riconosco il pluralismo culturale e linguistico che caratterizza la società umana e la profonda diversità dei codici morali fra i vari popoli. Contribuiscono inoltre a trasformare il concetto di areté e ne riconoscono la insegnabilità, contro la cultura aristocratica che la considerava ereditaria e proprio patrimonio.
Protagora è la sentenza secondo cui l’uomo è la misura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono e di quelle che non sono in quanto non sono. Le cose sono soggette alla misura, cioè ai modi e ai criteri con cui il soggetto le percepisce. Una verità oggettiva, valida per tutti non c'è, ma non ogni opinione equivale all'altra: è vero solo quel che ogni città considera tale,cioè utile a se. L'areté politica è per tutti i cittadini liberi.

Per Gorgia la parola ha il potere grandissimo di rovesciare anche le tesi più radicate e influire sui sentimenti e sul comportamento. Anche per Gorgia, come per Protagora, alla base della conoscenza c’è l’esperienza sensibile. Con queste convinzioni egli afferma che il piano dell’essere è inattingibile: 1 . nulla è; 2. se anche l’essere fosse, non sarebbe conoscibile; 3) se pure fosse conoscibile, non sarebbe comunicabile.

Al centro dell’insegnamento dei Sofisti della “seconda generazione” vi è la tesi della contrapposizione netta tra legge e natura, tra noimos e physis. La prima è frutto di convenzione e di interessi di parte, la seconda ha valore assoluto ed esprime le tendenze universali dell’uomo.
Per Ippia e Antifonte, per natura, tutti gli uomini sono uguali, mentre per Callicle, Crizia e Trasimaco, per natura, gli uomini sono diseguali e il più torte dovrebbe dominare sul più debole.

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