pexolo di pexolo
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Sofisti - Aretè

Con i sofisti avviene un cambiamento importante, essi rivendicano la funzione del sapere come capacità fondamentale dell’uomo: suprema espressione della sua natura e, dunque, la sua autentica aretè, “virtù”. Per questo rappresentarono, più che una scuola, un fenomeno culturale, un orientamento intellettuale e morale che manifesta, o che è espressione di, una sensibilità nei confronti della realtà sociale e un nuovo atteggiamento spirituale. Il centro di questo cambiamento è l’uomo. L’Atene di questo periodo è espressione di ampie libertà democratiche, quindi è luogo di dibattito; i sofisti vi si presentano come insegnanti di un sapere, che è virtù, e perciò come maestri di virtù. Il virtuoso, colui che si distingue, è colui che sa. Il sapere consiste in un’abilità intellettuale che può essere insegnata, questo è anche espressione della nuova città democratica, chi vuol prevalere ha bisogno innanzitutto della parola, pertanto sapere è sapere utilizzare la parola, che è essenzialmente l’elemento qualificante questo modello di aretè. La relatività sta proprio in questo: non bastano più le doti innate, ma si deve conoscere la tecnica del discorso, le infinite potenzialità della parola e la sua incidenza nel discorso, la sua incidenza nel cuore degli uomini; dunque, l’insegnamento dei sofisti ha particolare importanza per l’uomo politico, il quale, per prevalere, non può più avvalersi delle virtù eroiche dei personaggi di Omero, in quanto è cambiato il modello di aretè, ma ha bisogno della parola persuasiva, quindi di qualcuno che insegni ad utilizzare la parola, a convincere e ad argomentare. L’uomo politico deve conoscere la natura umana ed i mezzi per guidarla, quindi, per poter utilizzare bene la parola occorre anche conoscere bene l’uomo, sapere quali sono gli elementi che lo qualificano.

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