Socrate fu un grande pilastro della filosofia occidentale, tale da essere ricordato per aver introdotto un nuovo modo di fare filosofia: dialogare sia con sé stessi che con gli altri. Il dialog socratico è un vero e proprio metodo di ricerca che si articola in tre momenti: l’ironia, durante la quale, grazie alla provocazione del filosofo, l’interlocutore prende consapevolezza della sua ignoranza basata su preconcetti; la maieutica, durante la quale egli arriverà alla conquista personale di “partorire” la verità; e il dialogo vero e proprio, usato poiché non si può conoscere sé stessi senza confrontarsi con gli altri.
Grazie alle frequenti domande che Socrate fa agli altri e a sé stesso, sarebbe il pioniere del concetto come definizione della verità di un dato oggetto: un significato stabile e universale. Per definire le varie cose, Socrate prende in esame esempi di comportamenti riconoscendo quali la comunità crede abbiano in comune, così da giungere, partendo da casi particolari, a una definizione generale.

Per il filosofo ateniese, la virtù coincide con il sapere che cosa è bene fare in ogni situazione: non è uomo virtuoso chi agisce senza morale. La virtù è un sapere, si può apprendere ma non insegnare e conduce direttamente alla felicità. Al contrario, l’ignoranza all’infelicità. Per questo, egli biasima coloro i quali agiscono nel male poiché credono di fare il bene essendo ignoranti.
Nella sua religiosità, Socrate contava l’esistenza di dei che comunicavano con gli uomini attraverso “demoni” che ammonivano quando si compiva qualche atto ingiusto. L’introduzione del daimónion fu una delle accuse che lo condannarono a morte nel 399 a.C.
Hai bisogno di aiuto in Filosofia Antica?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Potrebbe Interessarti
Registrati via email