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Senofane di Colofone: le radici dell’eleatismo


Senofane di Colofone e la critica alla tradizione

Nonostante il fondatore della scuola eleatica sia Parmenide, secondo Platone già con Senofane di Colofone sono individuabili motivi tipici di quella che lui definì la “stirpe eleatica”. Nato nel 570 a.C. a Colofone, nella Ionia, abbandona la sua città dopo la conquista persiana: viaggia a lungo, stabilendosi alla fine a Elea. Le sue opere, di cui ci sono giunti circa quaranta frammenti, comprendono poesie di vario genere (elegiache, conviviali e satiriche) e due poemi epici, "La fondazione di Colofone" e "La fondazione della colonia di Elea". Il motivo principale per il quale Senofane può essere considerato un antesignano dell’eleatismo risiede nella fiducia da lui riposta nelle capacità della ragione e nella radicale critica alla tradizione.

Contro l’antropomorfismo della religione tradizionale

In particolare Senofane si scaglia con forza e ironia contro l’antropomorfismo della religione greca tradizionale (quella di Omero ed Esiodo). Ai suoi occhi l’abitudine di rappresentare gli dei come se fossero uomini – e dunque, seppur immortali, in possesso degli stessi difetti di questi ultimi – costituisce il retaggio di una mentalità arcaica che la ragione si deve incaricare di smascherare.

Lo scetticismo

Nei pochi frammenti che ci sono pervenuti delle opere di Senofane sembra contenuta anche una prudente professione di scetticismo, o almeno un coraggioso riconoscimento dei limiti conoscitivi dell’uomo. Nel frammento 23 egli sembra dunque ammettere che la conoscenza certa e assoluta, in assenza di una rivelazione divina, risulta in qualche modo preclusa all’uomo: si tratta proprio di quella rivelazione divina che Parmenide dichiara di avere avuto.
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