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La “scuola” pitagorica


Nelle altre città della Magna Grecia i circoli pitagorici restano operanti per qualche tempo, ma vengono poi chiusi e gruppi di adepti tornano nella madrepatria greca, a Fliunte e a Tebe, dove opererà Filolao (contemporaneo dì Socrate), fuggito da Crotone. Nella Magna Grecia, a Taranto, un sodalizio risulterà fiorente ancora nel IV secolo a.C. e il suo maggiore esponente, Archita, avrà stretti rapporti di amicizia con Platone, influendo probabilmente su alcuni aspetti del suo pensiero; a Socri, inoltre, ha operato Timeo, che Platone trasformò in protagonista di un suo dialogo. Ai Pitagorici viene attribuito il merito di avere dato un notevole impulso allo sviluppo della scienza e, in particolare, alla matematica. E difficile, allo stato attuale, dire con precisione quale sia stato il contributo specifico che essi hanno dato a questa scienza. Ad esempio, lo stesso teorema di Pitagora è stato attribuito dagli storici della matematica alla scienza babilonese. Eppure proprio qui si può cogliere una differenza fra la scienza greca e quella orientale. Mentre i Babilonesi, infatti, conoscevano quel teorema in quanto lo usavano come forma di calcolo approssimativo, nel nuovo clima intellettuale della pòlis (e nella riflessione dei Pitagorici) quel teorema viene rielaborato criticamente, assume cioè una forma generale ed astratta, anche se solo con Euclide riceverà la sua sistemazione compiuta.
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