Arthur Schopenhauer

Il contesto socio-economico della prima metà dell’Ottocento presenta due aspetti profondamente diversi: da un lato la diffusione della rivoluzione industriale in tutto il continente determina una visione ottimistica dello sviluppo storico-sociale, dall’altro i cambiamenti provocati dalla crescente industrializzazione producono situazioni problematiche a livello sociale che alimentano il pessimismo e l’interesse verso l’analisi della condizione esistenziale.

Mondo come rappresentazione

Nato a Danzica nel 1788, Schopenhauer muove il suo pensiero dalle premesse della filosofia kantiana. Egli concepisce il mondo come rappresentazione, in quanto costruito dalle strutture a priori della nostra conoscenza: lo spazio, il tempo e la casualità. Questo mondo, il mondo fenomenico, è conoscibile e razionale, ma non costituisce la realtà autentica, che rimane nascosta dietro l’apparenza del fenomeno. Esso, tuttavia, in quanto rappresentazione, non sussiste di per sé come oggetto, ma presuppone sempre un soggetto che lo rappresenti. Pertanto, il mondo esiste solo in quanto è percepito, e il soggetto esiste solamente in quanto percepisce. Per Schopenhauer ci è possibile accedere a questa realtà, perché ciascuno di noi ne fa parte come corpo. Attraverso il corpo gli è dunque possibile accedere alla dimensione noumenica della volontà (la cosa-in-sé), lacerando il “velo di Maya” della rappresentazione fenomenica.

Volontà: dalla metafisica all’esistenza

La concezione della cosa-in-sé come Volontà determina una condizione tragica, perché la vita è segnata dal desiderio continuo. In quanto si sottrae al principio di ragion sufficiente (quello considerato da Schopenhauer “il fondamento delle scienze”), la Volontà è a-razionale, senza finalità e sprovvisto di senso. Essa si oggettiva in idee che rappresentano le specie, mentre gli individui sono soltanto apparenza fenomenica, prodotta dalle strutture a priori del tempo e dello spazio. Da queste premesse Schopenhauer deriva una visione fortemente pessimistica dell’essere, della società e dell’esistenza. Il suo è un pessimismo cosmico, perché il principio metafisico stesso, che agisce in tutti i viventi, è privo di razionalità e finalità. È inoltre un pessimismo storico e sociale, perché nella storia non agisce nessuna razionalità o provvidenza e nella società dominano il conflitto e la sofferenza. Infine vi è anche un pessimismo esistenziale.
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