Genius 27283 punti

Le due vie: l’essere e il non essere

L’atmosfera sapienziale e volutamente arcaicizzante del poema è rafforzata dal fatto che a parlare al poeta, ossia a Parmenide, è una dea, che gli comunica una rivelazione profonda, alla quale gli uomini comuni non hanno accesso. In apertura del poema, la dea afferma la distinzione tra la «verità ben rotonda» (ossia perfettamente coerente), conosciuta dal filosofo, e le opinioni degli uomini (che non sono vere, ma alle quali bisogna necessariamente prestare attenzione, per comprenderle ed eventualmente per renderle almeno plausibili, ossia sensate). Le parole della dea assumono poi un andamento davvero misterioso, in cui risiede il cuore della filosofia parmenidea.

L’impossibilità del non essere

L’intero discorso di Parmenide è costruito a partire dalla disgiunzione primaria e fondamentale tra la via dell’essere e quella del non essere. La via dell’essere è quella che dice l’essere e che va percorsa fino in fondo, mentre quella del non essere va rifiutata come impossibile, appunto perché non è possibile né conoscere né nominare il non essere. Perché è impossibile nominare e conoscere il non essere? In primo luogo perché dire e pensare il non essere comporta, da una parte, la perdita di ogni riferimento: come si può infatti dire e pensare il nulla? D’altra parte, dire e pensare il non essere ci conduce inesorabilmente a una contraddizione: quando infatti diciamo «questa cosa non è», attribuiamo a essa contemporaneamente l’essere (in quanto “è” una cosa) e il non essere (in quanto “non è”).

Le difficoltà nell’interpretazione

Che cosa significa tutto ciò? È davvero difficile, forse addirittura impossibile, stabilirlo con esattezza. Parmenide si esprime in un linguaggio fortemente conciso in cui ogni parola può essere intesa in modi differenti, e lo fu effettivamente già a partire da Platone e Aristotele. La ragione della difficoltà che i frammenti di Parmenide comportano risiede anche nel fatto che in lui l’aspetto logico (l’argomentazione stringente), quello ontologico (che riguarda la teoria dell’essere) e quello epistemologico (che concerne la dottrina della conoscenza) risultano strettamente connessi, mentre noi siamo portati a distinguerli. Le affermazioni contenute nel frammento sopra riportato devono la loro difficoltà anche all’assenza dell’indicazione del soggetto al quale si riferiscono; per fortuna si è conservato un altro frammento, l’ottavo, in cui Parmenide indica esplicitamente il soggetto del suo discorso, cioè l’ente o essere. Qui la dea, dopo avere ancora una volta messo in guardia il suo ascoltatore dal pensare e dal dire il non essere, afferma che rimane solo una via, ovvero chi è.
Hai bisogno di aiuto in Filosofia Antica?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Potrebbe Interessarti
Registrati via email