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Ragione e computo dei piaceri

Un esatto computo di piaceri e dolori nell'ambito della differenziazione interna della sezioni dell'anima può darcelo solo la ragione, che esamina ciò che è o non è conforme alla natura. Noi vogliamo il piacere, ma non preferiamo né vogliamo il dolore, quindi è conforme a ragione che il primo prevalga. Ma come dire quale è il piacere che prevale sul dolore? La ragione, e il piacere maggiore è garantito solo da una vita virtuosa, cioè la cura dell’anima contemplativa. È la purificazione dell’anima che da autentico piacere, mentre il contrario è il dolore. Ciò si conosce in scienza e conoscenza, e chi si eleva alla suprema conoscenza dell’intelligibile, elevando l’anima al sovrasensibile, può pervenire alla felicità ultima. Costui è il filosofo. I veri sofferenti sono i non filosofi. E lo sono doppiamente: soffrono di indigenza contemplativa, che è il dolore peggiore; ma sono anche dei grandi sbandati, perché non hanno la capacità di attuare il computo tra piacere e non. Platone ha quindi una proposta terapeutica, e in tutto ciò anticipa Epicuro. È la filosofia l’unica possibilità di terapia nei confronti del dolore, portandoci al di là, dato che esso affligge i sensi e l’anima, ma nel processo di elevazione si può pervenire alla contemplazione che è l’assenza piena del dolore.

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