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Limite e soddisfazione


Perché la limitazione dei desideri, una volta compreso tale limita, procura allo spirito tanta gioia, e perché prima gli causava maggior inquietudini? Lo scopo della morale nell’ottica di Epicuro è appunto quello di regolare i desideri. Il problema è come trovare il mezzo adeguato, perché c’è un dramma del desiderio, cioè il fatto che esso sembra tendere verso una soglia, un obiettivo desiderato, dove ritiene di aver trovato anche il piacere; ma una volta esso raggiunto, il desiderio rinasce continuamente dalle sue ceneri, non si ha mai una realtà pienamente soddisfatta. Se diventiamo preda della logica del desiderio ineluttabile della dimensione umana, in realtà il piacere assoluto è un miraggio irraggiungibile. Solo che, avverte Epicuro, non è il piacere in sé irraggiungibile, ma il desiderio non controllato dalla saggezza che ritiene che il piacere sia irraggiungibile. Perché il piacere non è di fatto l’obiettivo del desiderio, è solo l’effetto provvisorio del bisogno desiderato allorché viene soddisfatto, in una tappa provvisoria per il desiderio.
Noi non possiamo, per raggiungere il piacere puro ed evitare il dolore correlato, agire direttamente sui desideri. Ma possiamo semmai soltanto demistificare i desideri, ricalcando i nostri piaceri sui nostri bisogni naturali, non chimerici.
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