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Filosofia come strumento per la felicità


Il fatto che gli obiettivi proposti da Epicuro vengano per lo più designati dal filosofo nella forma negativa (di alfa privativa), segnala che per il nostro autore si tratta sempre e solo di ripristinare una originaria situazione di felicità perduta che va ritrovata. Come se fossimo in preda ad una malattia che va debellata con i rimedi filosofici, affinché si renda possibile il ritorno alla condizione di salute precedente. Con la salda convinzione che l’uomo sia per sua natura un essere felice, stato che può essere compromesso da timori che si generano nell’animo, e a cui solo la filosofia può rimediare, fungendo da terapia per chi è in difficoltà.
Sorge forse una domanda. Una volta che la filosofia abbia portato a termine la sua funzione terapeutica, ha essa finito il suo compito e deve essere messa da parte? È uno strumento per la felicità di cui poi dobbiamo liberarci? Epicuro non fornisce risposta a queste domande, ma ci possiamo provare noi percorrendo una strada nuova. Il fulcro di questo problema è sintetizzabile nella questione se la condizione felice sia autonomamente stabile. Evidentemente no. Il tempo che avanza porterà con sé sempre nuovi problemi ai quali solo la filosofia potrà rispondere. Si potrà essere felici solo in quanto e intanto si sarà filosofi.
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