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PROTAGORA DI ABDERA

Protagora nacque ad Abdera, in Tracia, nella Grecia nord-orientale. Visse nel V secolo a.C. Alcune fonti sostengono che Protagora in gioventù facesse il facchino e che si dedicò alla filosofia dopo aver conosciuto Democrito. Compì numerosi viaggi e fu anche ad Atene dove insegnò arricchendosi. La tradizione antica afferma che in occasione dell’ultimo soggiorno ad Atene, Protagora fu accusato di empietà, ossia di aver affermato cose irrispettose sugli dei a causa del suo scritto “Intorno agli dei”. Protagora sarebbe morto in un naufragio, fuggendo da Atene verso la Sicilia e i suoi libri sarebbero stati bruciati dagli ateniesi sulla pubblica piazza. Secondo Protagora “l’uomo è misura di tutte le cose”: non perché l’uomo decida a suo arbitrio del vero e del falso, ma perché la necessità di distinguere tra vero e falso si produce all’interno del rapporto che l’uomo intrattiene con il mondo, inteso come mondo fisico e sensibile e dunque percepito dagli organi di senso. Ne consegue che l’uomo può conoscere tutto ma solamente quegli oggetti che sono presenti nell’orizzonte della sua percezione e della sua azione. Si spezza dunque il legame con le divinità: poiché l’uomo non può avere esperienza degli dei non potendoli percepire in quanto ciò non rientra nell’ordine delle sue possibilità conoscitive egli non può dire nulla né sull’esistenza degli dei né sulle loro caratteristiche. A proposito della religione e degli dei un famoso frammento di Protagora dice “quanto agli dei, non posso sapere né che esistano né che non esistano né quali sono per aspetto”. Pertanto la questione dell’esistenza degli dei non poteva, secondo Protagora, essere risolta.

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