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Platone,filosofo greco

La vita e i movimenti politici


Platone è il migliore esponente dell’aristocrazia ateniese; studia per molto tempo politica, ma riteneva che per completare i suoi studi doveva seguire la dottrina di Socrate, soprattutto quando lo scenario politico di quel periodo iniziò a cambiare.
Il suo vero nome era Aristocle, ma veniva chiamato Platone (ampio). Oggi i critici hanno confermato due tesi riguardanti la scelta di tale nome:
I ipotesi: il nome Platone deriva dalla sua fisicità abbastanza ampia;
II ipotesi: il nome Platone viene attribuito all’ampiezza della sua conoscenza.
Sia Platone che Aristotele sono considerati dei filosofi a “360 gradi” perché si occupavano di tutti gli studi nessuno escluso, a differenza di tutti i filosofi che fino a quel periodo focalizzavano gli studi solo in un campo o in un aspetto. In realtà, è evidente che Platone non approfondisce fino in fondo alcuni studi, come le scienze naturali per esempio.
Anche se Platone si dedicherà alla filosofia, continuerà a seguire la sua dottrina politica, ma non ad Atene, bensì nell’Italia settentrionale (Messina, Catania, Siracusa per esempio).
Mentre era a Siracusa, Dionisio (il quale aveva un carattere fortemente autoritario), invita Platone ad organizzare il suo Stato, ma a differenza di Dionisio, Platone era liberale, e dopo pochissimo tempo fu imprigionato e venduto come schiavo (successivamente venne acquistato da alcuni Pitagorici e tornò ad Atene). Dopo molto tempo Dione (figlio di Dionisio), ritenendosi si ritiene più liberale rispetto al padre e, richiama nuovamente Platone per aiutarlo ad organizzare la situazione politica, tuttavia la situazione peggiora e Dione lo condanna a morte, ma per fortuna lo grazia e ritorna nuovamente ad Atene dove lavora alla sua Accademia. Sarà poi costretto a tornare nuovamente a Siracusa.

Fonti ispiratrici del suo pensiero


Le principali fonti ispiratrici del pensiero di Platone sono:
Socrate, ovvero il suo maestro;
Parmenide (nella sua dottrina si sente molto la sua influenza);
Pitagora ed il modello Pitagorico.

Gli scritti di Platone


A quanto ne sappiamo, Socrate non scrisse nulla perché riteneva che la retorica potesse creare più pathos alla sua dottrina.
Platone, a differenza del suo maestro, scrisse moltissime opere a partire dall’età più giovane fino a quella più vecchia, tanto da dover suddividere le sue opere in tre categorie:
Periodo della giovinezza;
Periodo della maturità;
Periodo della senilità o vecchiaia.
All’interno dello scritto Platonico, per ossequiare il maestro, troviamo una nuova tipologia testuale: il dialogo (uso del discorso diretto e della III persona singolare). Il protagonista è sempre Socrate, insieme ad un suo allievo (Fedone, Apologia, Critone e così via..), tuttavia in alcuni casi vi si trovano più personaggi (per esempio nel Simposio). Tra le varie tipologie testuali usa anche il mito, usato come espediente per spiegare tutti i concetti filosofici più complessi.
Le opere di Platone sono in totale 36 e si occupa di tutti gli aspetti possibili.

L’insegnamento platonico


Anche in Platone, così come con Pitagora, abbiamo due tipi di insegnamento: la parte esoterica (accesso esclusivo ad alcuni suoi allievi) ed essoterica (la parte di insegnamento assegnato a tutti).
La parte del suo insegnamento più importante è quella che riguarda il sommo bene la quale non lo scrive, ma la tramanda oralmente ai suoi discepoli più vicini e alla sua accademia (chiamato così perché deriva dal nome di colui che abitava vicino alla sua accademia chiamato Accademio).
Come abbiamo detto, tutto ciò che riguarda il sommo bene noi non lo abbiamo tra le fonti scritte, ma dopo molti anni alcuni suoi discepoli decidono di metterlo per iscritto; Platone lo viene a sapere e disprezza molto questo comportamento, tuttavia, dopo averli letti ne riconosce a pieno il cuore della sua dottrina.
Oggi gli studiosi ritengono che questi sono gli scritti più importanti riguardanti Platone.

La dottrina di Platone


Platone ha il pregio di aver scoperto la metafisica che ai suoi tempi, e ai tempi di Aristotele non esisteva (anche se sarà coniata da Andronico Da Rodi).
Platone afferma che esiste un mondo fuori dal tempo (cioè atemporale), che non ha un poso concreto e che non ha luogo, chiamato iperuranio.
Platone afferma che l’uomo ha gli strumenti necessari per conoscere anche se i sofisti ritengono che l’uomo non può conoscere perché il conoscere è quello che già si conosce. Platone questo non lo nega, ma afferma che la conoscenza non è altro che reminiscenza (cioè riconoscere).
Per Platone l’uomo è la risultante di due cose:
Materiale: il corpo , corruttibile
Immateriale: l’anima, incorruttibile
L’anima (la quale si incarna all’interno di un altro corpo e vive all’interno di quel corpo), appartiene al mondo dell’iperuranio.
Se l’anima ha vissuto nell’iperuranio, conosce tutto e quando si reincarna, perde tutte le conoscenze (attenzione, le perde ma non le cancella!). Per Platone il corpo è la prigione dell’anima.
Una volta appurato che l’uomo è in grado di conoscere perché altro non deve fare che reminiscenze, cioè riportare alla conoscenza ciò che già ha visto nell’iperuranio (l’anima immortale quindi prima di reincarnarsi ha già visto cosa c’è nell’iperuranio; quando si reincarna dimentica tutto).
Platone, posto questo afferma che ci sono due gradi di conoscenza: la doxa e l’episteme:
La Doxa (già trattato con Parmenide cioè l’opinione), il I grado di conoscenza, la conoscenza sensibile aperta a tutti, che si divide in:
Ekasia (immaginazione)
Pistis (credenza cioè tutte le conoscenze popolari tradizioni di una cultura);
L’episteme, (derivante da epistimologia), cioè la conoscenza fondata sulla scienza, conoscenza dimostrabile il grado di conoscenza più alto, conoscenza scientifica. Si tratta di una conoscenza più elevata che vuole la mediazione dell’intelletto fino ad arrivare all’astrazione pura. L’episteme a sua volta si divide in:
Dianoia: l’insieme di conoscenze matematiche geometriche che esigono uno sforzo intellettivo, ma che ancora hanno un appiglio con la realtà sensibile (conoscenza mediana che ancora ha un appiglio con la realtà sensibile però i processi sono mentali con sforzo intellettivi). E’ la conoscenza propria dei matematici.
Noesis: pura astrazione, quello che Platone definisce seconda navigazione, cioè la navigazione dei marinai più esperti che non hanno più punti di appoggio a riva, in mare aperto deve conoscere i movimenti delle correnti, dei venti e quant’altro. Fior di metafora, la pura intenzione è la conoscenza che non ha più nessuno appiglio con il sensibile cioè la pura conoscenza sopra sensibile. Con Platone quindi si può affermare che è superato la contrapposizione tra il sensibile e il soprasensibile perché non sono contrapposti, perché la realtà sensibile è spiegata con l’ultrasensibile (il relativo con l’assoluto). La conoscenza è divisa in vari gradi e non si può conoscere l’ultimo grado se non si conoscono gli altri gradi. Supera la contrapposizione tra Eraclito e Parmenide: si incomincia dalla conoscenza dei dati sensibili, si passa alla conoscenza matematica e soltanto le menti più intelletti passano alla noesis cioè alla pura ideazione astratta, che lui chiama Dialettica.

Cos’è la dialettica?


La dialettica è processo mentale per cui conosco le realtà supreme, astratte mediante una conoscenza intuitiva (non mediata) e immediatamente dopo aver ragionato sulla realtà è come se si avesse un’illuminazione!
La dialettica può avere un movimento:
Ascensivo: partendo dalle idee più semplici (sempre nell’ambito dell’astrazione), arrivo a contemplare l’idea del sommo bene -> si tratta di un processo gerarchico;
Discensivo: dopo aver contemplato il sommo bene vado ad applicare man a mano alla realtà concreta l’immagine che ho contemplato nel momento dell’ascesi (si passa dal più complesso al più semplice).

Platone e l’arte


L’arte per Platone ha una valenza assolutamente negativa. Perché?
Lui ritiene che il mondo sensibile, la kora, non è altro che una copia del mondo sensibile pertanto lui ritiene che quando un’artista riproduce un paesaggio in un quadro non è altro che la copia del paesaggio.
Quando l’arte è semplice copia (si parla tuttavia più di tecnica che di arte), è chiaro che la copia non è bella quanto la realtà (noi oggi abbiamo un’altra visione dell’arte, e una grande definizione c’è l’ha data Aristotele).
Pertanto per Platone l’arte è la copia della natura che a sua volta è copia dell’iperuranio. Pertanto l’arte è copia della copia e dunque una menzogna. L’artista secondo lui quando crea non è ispirato, non sta vivendo un processo dialettico ascensionale catartico (elevarsi dal mondo per seguire l’elevarsi di questa realtà per arrivare a livelli superiori) come il filosofo, ma l’artista è per Platone un invasato, una persona fuori di testa che sta farneticando, così come la poesia -> pertanto è altamente diseducativa, correttiva dei giovani come la pittura, come qualunque altra forma d’arte. L’unica forma d’arte che lui considera degna di essere celebrata e praticata è la musica. Perché la musica? Ricordiamo che Platone segue non solo gli studi di Socrate, ma anche di Parmenide, Pitagora il quale vedeva nella musica un’ordine matematico che produce armonia.

L’eros Platonico


Per Platone esiste anche un’altra via per arrivare alla conoscenza, detta via alogica (alternativa alla logica), definita eros (cioè la via dell’amore).
L’eros per Platone è una forma di conoscenza.
Ricordiamo che Platone ha usato nei testi scritti la tecnica dei miti e dei dialoghi.
Analizziamo quindi i principali miti.

Il mito dell’eros


Eros era un personaggio della religione classica greca, figlia di Penia (povertà, cioè chi non ha) e Poros (ingegno colui che si ingegna per avere) e nasce durante la festa dei natali di Venere: Eros quindi è seguace di Venere ed è quindi amante di tutto ciò che non ha e ingegna per avere. Cosa non ha Eros? Eros non ha il sommo bene, quindi la bontà, il bene, e la bellezza (ricordiamo che per Socrate, per Platone, ma in generale per tutti i filosofi greci la bellezza e la bontà si equivalgono, perché bello è ciò che è buono e non tutto ciò che ha delle caratteristiche esteticamente belle, pertanto il sommamente bello è il sommo bene). Eros non è bello e non è buono, ma è sempre alla ricerca di ciò che è bello e di ciò che è buono. Eros era un amante così come l’amante cerca sempre ciò che non ha, cioè l’amato. Eros quindi è alla ricerca del sommo bene e del sommo buono, un po' come la disposizione d’animo di cui parlava Socrate per cui sgomberato il campo dai pregiudizi si dispone a cercare ciò che non ha. Di conseguenza si deduce che Eros non è altro che il filosofo, cioè colui che non è bello, che non è buono, né sapiente -> Socrate che sa di non sapere, e che gli permette sempre di cercare la bellezza e la bontà, cioè la sapienza.
Visione dualistica di Platone
E’ evidente che Platone ha una concezione dualistica della realtà:
realtà sensibile, cioè la realtà terrena;
realtà ultrasensibile, cioè l’iperuranio.
Anche per l’uomo Platone ha una visione dualistica delle cose:
Il corpo;
L’anima, cioè la vera componente dell’uomo che non è di questo mondo, ma dell’iperuranio ed ha caratteristiche di eternità e immortalità: l’anima è fuori dalla realtà, e non conosce né tempo né spazio cioè è eterno. L’anima sta nell’iperuranio, ma successivamente per una colpa non ancora definita cade e si incarna in un corpo che non è detto che sia umano, ma può essere anche un animale. Perchè si incarna? Perché deve espiare una colpa. Platone afferma che il corpo è una prigione, e se l’anima è incarnata in un corpo è come se fosse in prigione e non può liberarsi per tornare nell’iperuranio, ma intonato deve purificarsi prima di tornare nell’iperuranio (la dottorina di Platone ricorda ampiamente la metenpsicosi di Pitagora, ma a differenza lui la amplifica e la migliora).
La purificazione dell’anima
Platone prendendo sempre spunto da Pitagora, valorizza il numero in quanto espressione di qualcosa di magico e di sublime, e afferma che se mediamente la vita diun uomo può arrivare fino a cento anni, essendo mille un numero perfetto, l’anima deve reincarnare dieci volte per raggiungere la purficazione (cioè rimane imprigionato nel corpo). A sua volta l’anima starà nell’iperuranio dieci volte il ciclo di una serie di reincarnazione cioè diecimila anni, dopo di che ricomincia il ciclo. Ma come facciamo a sapere cosa succede nell’iperuranio se noi non abbiamo traccia?

Il mito di Er


Lui immagina che ci sia stato un soldato Er che si è distinto durante la guerra perché ha dato prova del suo coraggio nel sacrificare la sua vita per i suoi compagni. Proprio perché ha dimostrato tale coraggio, egli merita un premio (concesso agli dei), gli viene concesso il privilegio di mantenere e di non dimenticare quello che ha visto nei diecimila anni nell’iperuranio. Er, forte di questa vicenda, racconterà ai suoi simili cosa succede nell’iperuranio e ci racconta che le anime vivono per diecimila anni nell’iperuranio a seguito degli dei e fanno la cosa più gradevole che può accadere per un’anima: contemplare il sommo bene e della somma bellezza perché trovando noi il nostro principio nel sommo bene ci troviamo fortemente attratti (anche se noi ci sentiamo lontani dal sommo bene solo perchè la nostra anima è rinchiusa nel nostro corpo, ma quando l’anima si libera sente una fortissima attrazione verso il sommo bene). Quando finisce questo periodo e sono pronte per reincarnarsi, le anime si ritrovano tutte in una pianura dove trovano tre semi divinità, cioè le parche o divinità, che secondo la mitologia greca sono tre:
Lachesi: da inizio alla vita umana, comincia a filare il filo;
Cloto: sviluppa la vita umana, tesse il filo;
Atropo: taglia il filo, ponendo fine alla vita umana.
Queste anime nella valle incontrano queste tre parche. La più importante fra tutte è Lachesi perché nel momento in cui devono iniziare la nuova vita, Lachesi è seduta e nelle ginocchia tiene i paradigmi di tante possibili vite. Le anime si dispongono in fila e si pongono davanti a Lachesi; ognuno pesca con le proprie mani e sceglie il paradigma di una vita: quella sarà la sua vita sulla terra. Attenzione però la scelta è propria di ogni persona. Questo concetto è molto importante nella mitologia greca (consideriamo ad esempio Ulisse che durante il suo viaggio era in balia del proprio destino e di certo non era artefice della sua vita, quindi subiva). Platone quindi affermava che ognuno era libero di scegliere la propria vita, pertanto ognuno era artefice del proprio destino ed è responsabile di una vita buona o malvagia.
Il criterio in cui sono ordinate le anime è quella che colui che è stato più buono nella vita precedente ha il diritto di scegliere per prima. Bisogna considerare che il numero di paradigmi che ci sono, sono molto di più rispetto alle anime che devono scegliere pertanto anche l’ultimo potrà avere un buon paradigma. Questa muta la concezione della vita e del destino umano che avevano i greci e che abbiamo noi.
Prima di reincarnarci, mentre Cloto inizia a tessere i fili della vita, le anime vanno a bere nel fiume della Dimenticanza perché devono cancellare tutto ciò che hanno vissuto nell’iperuranio, ma non cancellare definitivamente, ma soltanto cancellare il ricordo di ciò che ha vissuto (nella coscienza rimane traccia). Da qui si spiega ciò che Platone definisce la conoscenza reminiscenza perché ognuno ha cancellato, ma non dimenticato e ogni qual volta nella vita si presenta qualcosa che ci ricorda qualche fenomeno attuiamo il processo di reminiscenza.
Tuttavia Platone più volte ci ha parlato dell’uomo e della natura umana; questo ne è un esempio.
Il mito dell’Auriga o del mito alato
Un altro mito in cui Platone ci parla dell’uomo e della natura umana è quello del carro alato o dell’Auriga.
Platone parla dell’anima dell’uomo nell’iperuranio, in cui la massima aspirazione è la contemplazione del sommo bene a servizio del sommo bene. In questo mito Platone quindi spiega com’è articolato l’animo umano e lo spiega facendo ricorso al carro (anima) alato che è guidato da Auriga e trainato da due cavalli:
Cavallo bianco: anima irascibile (una parte della nostra anima che si scalda facilmente fino a diventare aggressiva). Se il cavallo bianco non viene seguito da quello nero tende ad andare sopra le righe.
Cavallo nero: anima concupiscibile (desiderare in maniera bramosa, farsi tirare in basso dai propri desiderio).
Tutto ciò significa che ognuno di noi all’interno ha delle passioni che posso seguire il cavalla bianco o quello nero. La parte irrazionale dell’animo umano, che ha anche lui delle buone qualità, deve essere guidata dalla ragione, rappresentata dall’Auriga. Quando la ragione perde il controllo, l’uomo perde le staffe: o si lascia cadere in basso o va sopra le righe diventando isterico. L’Auriga cerca di guidarli, insieme, cercando di tenere sotto controllo sentimenti e pulsazioni. Quando l’Auriga (l’anima) perde il controllo, i cavalli si imbizzarriscono, e non riescono più a camminare contemporaneamente, si scontrano tra loro e precipitano e si incarnano: così avviene l’incarnazione, cioè la perdita del controllo e la ragione si lascia controllare dagli istinti. In questo modo Platone ha dato spiegazione dell’animo umano, che quindi è composta da tre parti: la parte razionale, irascibile e consupiscibile. Al di sopra delle tre parti si trova la ragione, rappresentata dall’Auriga. L’uomo è una persona equilibrata quando si lascia guidare dalla ragione, senza farsi sopraffare dalle pulsazioni.

Concezione politica di Platone


Platone essendo figlio dell’influenza politica Ateniese, di fatto era destinato alla vita politica.
Come immagina lo Stato e che concezione del potere ha Platone? Nell’opera la Repubblica, Platone immagina uno Stato ideale (punto di riferimento che forse non è concretizzante, ma deve essere punto di riferimento per gli Stati che desiderano essere, secondo la concezione di Platone, perfetto) in cui immagina che ci siano tre classi sociali (anche se ai tempi di Platone il termine classe non era usato, lo usiamo solo per esprimere meglio le idee di Platone):
Classe numerosa: classe di coloro che devono occuparsi di procacciare i beni di sostentamento (agricoltori, operai… che cono il loro bene materiale devo produrre tutto ciò che è necessario);
Classe dei custodi: tutti coloro che devono difendere le terre. Attenzione, secondo questo concetto essi non sono dei soldati, ma dei custodi perché hanno il compito di proteggere la patria, ma devono solo proteggere il loro territorio;
Classe dei reggitori: si dedicano alla giustizia del proprio paese.
Vediamo quindi quali sono le virtù di ciascuna classe secondo Platone.
Lavoratori: temperanza;
Custodi: la generosità che gli permette di spendersi per la propri patria e per i propri cittadini;
Reggitori: la sapienza, cioè i filosofi.

Come si decide di appartenere in una classe?


Non si accede tra le varie classi per i natali, ma si è destinati ad una classe a seconda delle inclinazioni che ciascuno evidenzia fin dall’infanzia: chi evidenzia un’amore per lo studio sarà destinato alla casta dei reggitori, chi evidenzia un’amore per i lavori manuali farà parte della casta dei lavoratori e così per i custodi. Vediamo quindi l’educazione delle tre caste:
Reggitori: studio fino a cinquant'anni;
Custodi: attività ginnica e cura dell'anima con la musica;
Contadini: non occorre una particolare formazione.
La proprietà privata era a quel tempo inesistente perché stimola la parte concupiscibile e istiga l’uomo a fare le cose peggiori pur di accaparrarsi più beni materiali possibili. I lavoratori creano i beni di necessità, ma non ne sono proprietari e la devono dividere alle restanti classi; per quanto detto fino ad ora i reggitori hanno la minor parte perché la sua vita deve essere spesa per gli altri, una parte cospicua va alle restanti classi.
Altre due caratteristiche dello stato di Platone sono che tutto è di tutti (compreso i figli) e non esiste distinzione tra uomini e donne. Lo scopo dello stato ideale di Platone è la felicità.
In un’altra opera Platone parla della situazione reale di alcuni stati e del tipo di potere che essenzialmente sono tre:
Monarchia: gestito da una sola persona;
Aristocrazia:gestito da un gruppo di persone;
Democrazia: gestita da quasi tutta la popolazione.
Queste tre forme di governo possono essere ugualmente valide, ma il problema è che quando il bene comune viene sostituito dal bene per qualcuno (una o più persone poco importa) e quindi la monarchia diventa tirannide, l’aristocrazia oligarchia e la democrazia demagogia (Platone dice di preferire la monarchia). La tirannide è la forma di governo più pericolosa perché nega la libertà ai propri cittadini.

Il mito della caverna


Un mito che sintetizza tutto il concetto filosofico di Platone è il mito della caverna.
In questo mito troviamo degli uomini chiuse in una caverna sono messi davanti ad un muro legati mani e piedi che non si possono muovere e non possono guardare se non ciò che hanno davanti e cioè le ombre di immagini a loro proiettate. Dietro ancora c’è un fuoco e dietro ancora la via per uscire e per andare oltre.
Il cammino verso la conoscenza per Platone è il seguente: l’uomo imprigionato, legato, finché si accontentano di stare così vedono solo le ombre, cioè le copie delle idee. Per vedere la vera realtà devono seguire un cammino abbastanza arduo (anche se molti uomini sono convinti che solo la conoscenza sensibile basta per essere convinti di conoscere).
Poniamo il caso in cui uno di questo uomo riesce a slegarsi e si volta e vede che le cose proiettate, di conseguenza capisce che le ombre altro non sono che proiezione di questa realtà ed è convinto che quella è l’unica realtà, ma ancora non capisce che sono degli oggetti inanimati. Va oltre il muro e vede che quelle cose sono degli oggetti inanimati mossi da persone e dietro vede che è un fuoco e capisce che è grazie al fuoco che vengono proiettate le ombre. Vede una luce in fondo e incuriosito inizia a incamminarsi: inizia l’ascensione, una catarsi che porterà alla contemplazione del sommo bene. Man mano che si avvicina alla luce aumentano le difficoltà perché una persona abituata a vivere al buio, ha difficoltà ad abituare gli occhi alla luce, e solo chi riesce a vincere finalmente arriva fuori e ammiro oltre che il paesaggio, il sole.
Questo mito ha quattro significati:
Ontologico: Per Platone esistono due realtà:
Sensibile, rappresentato da tutto ciò che viene proiettato all’interno della caverna.
Una volta che ha superato il muro e inizia il processo ascensionale, arriverà nel mondo soprasensibile, il mondo dove viene contemplato il sommo bene.
Gnoseologico: l’uomo finchè è nella caverna si accontenta della conoscenza sensibile e se rimane tutta la vita chiusa nella caverna sarà convinto che la conoscenza è solo quella sensibile, scambiando le idee nella vera realtà, ma si sbaglia. Superando il muretto inizia la conoscenza soprasensibile, ma già quando si passa il muretto si ha una prima conoscenza soprasensibile, legata però alla conoscenza sensibile (è la conoscenza dei matematici -> dianoia)
Teologico: Il corpo è destinato a rimanere nella caverna, mentre l’anima può salire nell’iperuranio. Quindi il corpo è legato ai beni materiali, mentre l’anima è destinata alla contemplazione del sommo bene che in qualche modo può essere assimilato (come fatto dai filosofi del V sec. d.C.) il sommo bene come il Dio dei Cristiani. Agostino, Tommaso d’Aquino, hanno ritenuto che quando Socrate e Platone hanno parlato del sommo bene o dell’uno, hanno intuito ciò che sarà rilevato un Dio che è al di sopra di tutta la realtà umana.
Politico: Poniamo il caso che uno degli uomini si liberi e inizi il suo percorso ascensionale e si rende conto che la vera realtà è tutto ciò che si trova fuori. Amando i suoi simili, quest’uomo decide di tornare indietro per liberare i suoi simili e fare cammino ascensionale insieme a lui. Ma gli uomini che fino a quel periodo pensavano che l’unica realtà è quella che si trova all’interno della caverna lo prendono per pazzo e addirittura rischia di essere ucciso (per Platone questo è Socrate che aveva cercato di tracciare la via della conoscenza, ma i suoi concittadini decidono di ucciderlo, così come Platone ha rischiato la vita per ben tre volte a Siracusa).
N.B. Per i greci i veri uomini politici devono mettersi a disposizione della popolazione anche a rischio della propria vita.

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