Ominide 414 punti

Il Simposio

Altro dialogo famoso, significa Banchetto, di Platone. Tradotto anche Convivio (Dante), dove di trovano a cena, c’è anche Socrate, Fedro, e trattano dell’amore. Tutti sono invitati a dire la propria opinione sull’amore. Socrate dice di non volersi mettere in concorrenza con gli altri, lui dice che vuole riportare la conversazione che ebbe con una donna di Mantinea che si chiama Diotima: esperta d’amore, era una donna sapiente, rappresenta la sapienza nelle vesti femminili. Parla in modo filosofico dell’amore, e riferisce tutto il discorso, le domande e i dubbi che lui espose alla donna, e le risposte che quest’ultima diede, con una breve interruzione erotica. Spiegazione dell’amore, che l’amore è un mediatore tra uomini e dei, ed è figli o di una donna mortale e di un immortale. Amore è un demone, un semidio, perché gli dei non comunicano agli uomini, ma comunicano attraverso questi intermediari, in veglia e in sogno, e attraverso la mediazione passa tutta l’arte e la mantica (magia, indovini). I demoni portano comunicazione tra dei e umani e viceversa.

Simposio 201-202
XXII
Non è un dio, non è né bello né buono, dice Diotima, è una via di mezzo tra degli estremi.
XXIII
‘Ma cosa sarebbe quest’Amore? Un mortale? Nient’affatto, lei risponde, è qualcosa di mezzo, tra mortale ed immortale. Ch’è dunque O Diotima: un demone grande O Socrate, ed infatti ogni essere demonico sta in mezzo tra il dio e il mortale. Qual è la sua funzione, chiede Socrate: di interpretare e trasmettere gli dei qualunque e cosa degli uomini, e agli uomini qualunque cosa degli dei. ’
Ora spiega come è nato amore:
‘Questi demoni sono molti e vari, uno è amore. Fece questa domanda Socrate: e sua padre e sua madre chi sono? Diotima spiega che quando nacque Afrodite gli dei tennero un banchetto e tra gli altri anche Poro (espediente), figlio di Metidea (sagacia, sagace è colui che è furbo e intelligente, pronto a capire, sveglio), quando ebbero finito il banchetto arrivò Penia (povertà, penuria deriva da Penia, miseria e mancanza) per mendicare qualcosa, e si teneva vicino alla porta, poro intanto, ubriaco di nettare, perché il vino ancora non esisteva, schiantato dal bere si addormentò. Penia, meditando se riuscisse ad avere un figlio da Poro, gli si sdraiò accanto e concepì amore, il quale divenne seguace di Afrodite, perché concepito il giorno della sua nascita. Quindi amore ama il bello in quanto Afrodite è bella.
Ad Amore è capitato questo destino, per parte di madre:
- È sempre povero
- È molto lontano dall’essere delicato e bello, come pensano in molti, ma anzi è duro, squallido, scalzo, peregrino, uso a dormir nudo e frusto per terra, sulle soglie delle case e sulle strade, le notti all’addiaccio, perché conforme alla natura della madre ha sempre la miseria in casa.
Da parte del padre (poro) è
- Insidiatore dei belli e dei nobili
- Coraggioso
- Audace
- Risoluto
- Cacciatore tremendo, sempre a escogitare (ex cogito, tirare fuori del pensiero) machiavelli d’ogni tipo;
- Curiosissimo di intendere (è filosofo, vuole sapere tutto anche se sa di non sapere molte cose).
- Ricco di trappole
- Intento tutta la vita a filosofare, (perché tende al bello ma non ha il bello, non sa ma vuol sapere);
- Terribile ciurmatore;
- Stregone e sofista.

Sortì una natura né immortale né mortale, ma a volte se gli va dritta fiorisce, e vive nello stesso giorno (come quel giorno in cui nasce Afrodite, vive la bellezza e la perfezione) a volte muore e poi resuscita grazie alla natura del padre. Ciò che acquista sempre gli scorre via dalle mani (figlio della povertà), cosicché amore non è mai né povero né ricco (acquista ma perde). Anche fra sapienza e ignoranza si trova a mezza strada (sapienza solo divina, ignoranza solo umana), e per questa ragione nessuno degli dei è filosofo o desidera diventare sapiente (perché hanno già la sapienza, il filosofo aspira alla sapienza), ne chi è già sapiente si applica alla filosofia. D’altra parte nemmeno gli ignoranti si danno a filosofare, ne aspirano a diventar saggi, poiché proprio per questo l’ignoranza è terribile, che chi non è né nobile bè saggio, crede di avere tutto a sufficienza, e chi non avverte di essere indifetti non aspira a ciò di cui non crede di aver bisogno (Ignoranti).

Chi sono o Diotima quelli che si applicano alla filosofia se escludiamo i sapienti e gli ignoranti? Ma lo vedrebbe anche un bambino, rispose la donna, che sono quelli a mezza strada tra i due, e Amore è uno di questi, poiché appunto la sapienza lo è delle cose più belle, e amore è amore del bello, ne consegue necessariamente che Amore è filosofo, e in quanto tale sta in mezzo fra il sapiente e l’ignorante. Anche di questo la causa è nella sua nascita: di padre sapiente e ingegnoso, e di madre incolta e sprovveduta, e questa è la natura di quel demone. Quanto alla tua rappresentazione di amore non c’è da meravigliarsi, perché tu credevi che amore fosse l’amato e non l’amante (chiarisce cosa si intende per amore, amato e amante), e perciò pensa che amore ti appariva bellissimo (agli occhi dell’amante l’amato appare bellissimo, vedi l’amore bello), e in realtà ciò che ispira Amore è bello, delicato, perfetto, beato. Ma l’amante ha un’altra natura, come ti ho spiegato. ’
(Poro beve troppo nettare e si ubriaca, va nel giardino di Giove e là crolla a terra ubriaco. Alla fine del banchetto si intrufola una donna mortale, Penia, per vedere se è rimasto qualcosa. Si tiene vicino alla porta e vede questo Poro; pensa che se riesce ad avere un figlio di lui porterà un semidio a casa: approfitta di lui e così nasce amore.)
XXIV
‘ed io ripresi: va bene o’ straniera, hai ragione, ma se amore è così, che utilità reca agli uomini? Ecco il punto Socrate: amore è nato così, è amore del bello come dici tu. Se ci chiedessero in che amore è amore del bello (chi ama il bello, ama, e cosa ama?), o’ Socrate e Diotima? Risposi: che il bello diventi suo, però rispose che la risposta vuole ancora questa domanda: che succederà a quello che potrà possedere il bello? A questa domanda risposi che non sapevo cosa rispondere, ma come sostituendo al bello il buono, e domandasse chi ama il bene ama, ma cosa ama? E cosa gli succederà quando avrà il bene? Diventerà felice. Sì, le persone felici sono felici perché posseggono il bene. È vero, pensi che questo desiderio, questo amore, siano comuni a tutti gli uomini, che aspirino tutti a possedere il bene? Così risposi, che siano comuni a tutti. Allora come mai non diciamo che tutti amano, se è pur vero che tutti amino? E sempre le medesime cose? Ma piuttosto diciamo che alcuni amano, e altri no? Già, risposi, rimango stupito anche io. Non stupirti, noi stacchiamo una sola specie di amore, e la chiamiamo Amore, imponendogli il nome dell’intero, mentre per gli altri usiamo altri nomi. Eccoti, sai che creazione implica qualcosa di complesso, perché ogni atto per cui ogni cosa passa dal non essere all’essere, così che tutte le operazioni usate nelle singole arti siano creazioni e i loro artisti-artigiani sono creatori. Tuttavia tu sai che hanno diversi nomi, e che solo una piccola e delimitata parte della creazione, quella che riguarda la musica e i versi, si chiama con il nome dell’insieme. Solo questa si chiama creazione (poesia), e solo coloro che posseggono questa particolare parte della creazione sono detti creatori (poeti). Lo stesso è dell’amore, in breve: ogni desiderio di bene e di felicità è per ciascuno il grandissimo e insidioso Amore. Ma coloro che per ogni altra via tendono a lui, attraverso il guadagno, la ginnastica o la filosofia, non diciamo che amino, né li chiamiamo amatori. Coloro invece che si muovono con ogni zelo verso una specie di esso hanno il nome dell’intero, amore, amare, e amatori. Nulla di più probabile che tu abbia ragione dissi. Ebbene, si continua un discorso secondo cui amore significa cercare la propria metà. Ma il mio discorso dice che Amore non aspira né alla metà, né all’intero, se non nel caso che questo sia comunque un bene, perché gli uomini sarebbero pronti a tagliarsi i piedi e le meni se credessero che tali parti di sé stessi siano malvagi. Null’altro c’è che gli uomini amino se non il bene. Possiamo dunque dire che gli uomini amano il bene? Si risposi, e che non si debba aggiungere che amino possedere il bene? E possederlo sempre? Riassumendo quindi: L’Amore è desiderio di possedere il bene per sempre. Verissimo dissi io. ‘
XXV: desidero di immortalità dell’uomo  gravidanza e riproduzione.
‘ Poiché dunque l’Amore è sempre questo, in quali azioni lo zelo e la tensione di coloro che lo perseguono possono essere chiamate amore? Quale sarà mai questa azione? È la procreazione. Procreazione nel bello, secondo il corpo e secondo l’anima (la tensione dell’amore, di possedere il bene si traduce nell’azione della procreazione, secondo il corpo = figli, secondo l’anima invenzioni, arte ecc.). un indovino ci vuole per capirti, dice Socrate. No, ma te lo dirò con più chiarezza: tutti gli uomini sono pregni nel corpo e nell’anima, e giunti ad una certa età fa sentire il desiderio di procreare (livello fisico e mentale/intellettivo); non si può partorire nel brutto, ma nel bello si.- l’unione dell’uomo e della donna è procreazione, questo è il fatto divino e nel vivente destinato a morire questo è immortale: la gravidanza e la riproduzione. Ma è impossibile che queste avvengano in ciò che è disarmonico (armonia=tendenza al logos) e il brutto è disarmonico a tutto ciò che è divino, il bello invece gli si accorda, coì che Bellezza faccia da sorte e da levatrice durante la precauzione. Quando la creatura gravida si accosta al bello diventa gaia, e tutta lieta si spande, partorisce e procrea. Ma quando si accosta al brutto, cupa e dolente si contrae, si attorciglia in se stessa, si ritorce senza procreare, e mantiene dentro il suo feto senza partorire. Di qui si genera l’impetuosa passione per il bello di chi è gravido, che libera dalle atroci dogli chi lo possiede; a ben vedere l’amore non è amore del bello come pensi tu, ma di procreare e partorire nel bello. Perché nella procreazione chiede Socrate; perché, risponde Diotima, la riproduzione è il qualcosa di sempre nascente e immortale, per quanto è possibile ad un essere mortale. Di conseguenza è naturale che si ami l’immortalità insieme al bene; se è vero che l’amore è amore di possedere il bene per sempre. Da ciò consegue necessariamente che l’amore sia anche amore dell’immortalità.”
XXVI: atteggiamento non solo umano ma anche negli alti animali.
“Tutte queste cose dunque mi insegnava ogni qual volta ragionasse con me delle cose d’amore, e una volta mi chiese: quale pensi che sia la causa di questo amore o desiderio? Non ti accorgi del tremendo stato di tutti gli animali quando vogliono procreare? Si può pensare che l’uomo curi la prole per riflessione, ma non è per questo Diotima, giacché si ritorna allo stesso discorso: la natura umana tenta con ogni mezzo di perpetuarsi e di essere immortali: e l’unica via è la riproduzione. Perché lascia sempre un giovane al posto di un vecchio. La creatura sempre si rinnova e in altra parte deperisce, e non solo nel corpo ma anche nell’anima. Mai alcuno di queste cose rimane la stessa nella stessa persona, ma alcune nascono ed altre si perdono, ma straordinario è che anche le cognizioni non solo alcune nascono e alcune periscono, ma anche che ciascuna di esse presa a sé patisce la stessa cosa, perché ciò che chiamiamo “studiare” consiste nel fatto che la cognizione se ne va, l’oblio è la sua fuoriuscita, e lo studio, suscitando un nuovo ricordo al posto di quello che se ne è andato, mantiene in vita la cognizione, così che sembri sempre la stessa. Poiché in questo modo si salva ogni esistenza mortale, pur diversa da quella divina, e quella vecchia che se ne va è sostituita da quella giovane. Con questo espediente il mortale partecipa dell’immortalità (gravidanza), sia nel corpo che nell’anima. L’immortale tiene altra via.”
XXVII
“Stanno così le cose? Siine pur certo Socrate, se tu guardi la brama, il (desiderio ardente) di gloria che è negli uomini, ti stupirai della loro follia, a meno che tu non ricordi quello che ti ho detto, cioè quanto terribile sia la brama di essere famosi. E imperitura eterna gloria acquistarsi. Tu ritieni che essi non avessero pensato che così sarebbe rimasta imperitura la fama della loro virtù che noi ora serviamo (Achille, Patroclo)? Credo no, ma credo in vista della virtù immortale e per la gloria fanno di tutto. Coloro che sono fecondi nel corpo si volgono alle donne, e per questa via perseguono l’amore, perché pensano di procurarsi per tutto il tempo futuro l’immortalità. Ma quelli che sono fecondi nell’anima… giacché vi sono coloro che sono gravidi nello spirito di quelle cose che è proprio dell’anima concepire e partorire, quali cose? Il pensiero e ogni altra virtù, delle quali sono generatori tutti i poeti artisti, ma la forma più alta e bella del pensiero concerne la costituzione degli stati e delle case, che si chiama saggezza e giustizia. Quando qualcuno fin dalla gioventù sia gravido di queste cose nell’anima, ecco che cerca il bello nel quale poter procreare; e proprio gravido com’è si attacca ai bei corpi piuttosto che a quelli sgraziati. Però poi incontra un anima bella, nobile di natura alta, si attacca, affezionato dall’una e dall’altra, e subito con questa persona gli vengono facili mille ragionamenti, sulla virtù, cominciando così ad educarla. E così venendo a contatto con la bella persona e accompagnandosi a lei da alla lice le cose da tempo concepiti. E sempre la tiene nella memoria, e con lei coltiva ciò che ha creato. Sono accomunati dall’avere dei figli più belli e immortali, preferiti da quelli umani, come Omero ed Esiodo, e tutti gli altri grandi poeti. Anche i figli di Licurgo (grande legislatore di Sparta, suoi figli sono le legge), onorato anche Solone. “
XXVIII: scala che porta alle ali dell’anima.
“Chi vuol rettamente procedere, conviene che vin da giovane comincia ad accostarsi ai bei corpi, se il suo iniziatore (insegnante) lo inizia bene, conviene che si affezioni ad una persona sola, e con questa produca nobili ragionamenti, ma in seguito deve comprendere che la bellezza di un qualsiasi corpo è sorella a quella di ogni altro. E che se deve perseguire la bellezza sensibile delle forme, sarebbe insensato credere che tale bellezza non sia una e presente in tanti corpi (la bellezza è l’idea in sé.). convinto di ciò, deve diventare amoroso di tutti i bei corpi, e allentare la passione per uno solo, spregiandolo e tenendolo di poco conto. Dopo deve considerare che la bellezza delle anime è più preziosa di quella del corpo, cosicché se qualcuno ha l’anima buona ma il corpo fiorisca di poca bellezza, egli ne sia pago lo stesso, lo ami, ne sia premuroso, e produca e ricerchi ragionamenti tali da renderli migliori, e cominci a contemplare la bellezza nelle attività umane, nelle leggi, finché non si convinca che la bellezza del corpo è ben piccola cosa. “

Hai bisogno di aiuto in Filosofia Antica?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email